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Cronaca e Giudiziaria

Impianti eolici: il parere di un ingegnere…


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Era il 4 marzo scorso quando, dalle pagine del nostro giornale, vi informavamo del ritrovamento di due grifoni morti in località Fonte Cituro, a Collarmele, all’interno del territorio del Parco Sirente Velino. Una notizia che, scavalcando i confini marsicani e regionali, ha suscitando l’interesse di Emilio Santa Maria dimostratosi, dopo un’analisi più approfondita, non più e non solo un semplice lettore ma un esperto del settore energia con pluriennale esperienza da ingegnere meccanico e relatore in conferenze dal respiro nazionale.

Raggiunto telefonicamente per via della sua residenza romana e dei suoi impegni lavorativi in quel di Terni, l’ingegner Santa Maria si è mostrato ampiamente disponibile per un colloquio che pur partendo dall’argomento eolico ha incluso anche importanti considerazioni sul sistema energia nella sua totalità.

Due le premesse dalle quali, secondo l’ingegnere, non si può prescindere: l’energia elettrica è un bene primario a cui non si può pensare di rinunciare specialmente oggi considerata la tendenza ad un continuo e costante aumento di richiesta, mettendo in conto anche che l’energia consumata da ciascuno non è solo quella direttamente utilizzata, ma anche quella servita a produrre tutto ciò che usiamo nella vita quotidiana; seconda considerazione preliminare è che non esiste nessuna forma di energia totalmente pulita. Seppur con delle differenze, infatti, ogni forma di energia ha un suo impatto ambientale che, nel caso specifico dell’eolico, si traduce in alterazioni ambientali e paesaggistiche essendo le zone montane e le zone costiere (1-2 km dalla costa) quelle maggiormente adatte a garantire condizioni ottimali di vento.

Nonostante si tratti di cosiddetta energia rinnovabile, il vero problema dell’eolico è però legato alla sua “intermittenza”. Mentre, infatti, gli impianti solari producono energia con regolarità nelle ore centrali della giornata -coincidenti con le ore di picco di richiesta-, l’eolico non risponde a logiche prevedibili data l’imprevedibilità delle condizioni necessarie al suo funzionamento.

«Dal punto di vista economico le centrali eoliche non risultano particolarmente convenienti. Prendendo come riferimento un anno, l’impianto funziona solo ¼ circa delle 8.800 ore di cui è composto rimanendo fermo per il restante tempo o a causa di mancanza di vento o per presenza di correnti ventose troppo forti». Vista l’impossibilità di immagazzinare l’energia prodotta in batterie (molto costose, poco efficienti e altamente impattanti essendo prodotti dell’industria chimica), l’altra controindicazione è legata al problema della conservazione dell’energia che potrebbe essere gestito magari regolandosi rispetto agli altri sistemi produttivi: se infatti il momento della produzione non è contestuale al momento della fruizione allora l’energia prodotta va dissipata e quindi sprecata. Ma come la mettiamo con l’avifauna? «Non sono etologo» continua Santa Maria «ma un ingegnere abituato a trovare soluzione ai problemi. Se, appurato che l’impianto rispetti le norme in materia, si riscontra tale problematica di concerto con esperti del settore si potrebbe trovare il modo migliore per tenere lontani gli animali magari emettendo ultrasuoni. Certamente dispiace che questi due grifoni siano stati uccisi in questo modo, ma parlare di strage non mi sembra appropriato».

Ed arriviamo quindi al problema vero, la mancanza Piano Energetico Nazionale conseguenza, secondo Santa Maria, della mancanza di decisione dei nostri politici timorosi di perdere consensi da cui deriva la cosiddetta sindrome del NIMBY (Not In My BackYard – non nel mio cortile), ovvero l’atteggiamento ormai diffusissimo in Italia di chi riconoscere come necessario un qualcosa che però contemporaneamente non vuole nel proprio territorio.

«Ricollegandoci all’assunto iniziale secondo cui non esistono forme di produzione energetica completamente pulite, se si vuol avere energia c’è anche uno scotto da pagare» chiarisce l’ingegnere. «Visti i costi elevatissimi che comporta l’importazione dall’estero occorre, quando possibile, produrre energia a casa nostra incentivando tale meccanismo e non bloccandolo. Se ci fossero maggiore informazione ai cittadini e un Piano Energetico Nazionale secondo cui ogni installazione è inserita in un contesto generale di previsione e gestione della produzione e del consumo di energia elettrica allora molte proteste perderebbero gran parte della loro legittimità».

Occorre certamente cercare le soluzioni meno impattanti, ma, nell’idea dell’ingegner Santa Maria,  ognuno dovrebbe fare la propria parte e pagarne il prezzo. «Chiunque si trovi nella condizione di vivere nelle zone limitrofe a quelle dove si impianta un sistema di produzione di energia elettrica, qualsiasi esso sia» conclude l’ingegnere «dovrebbe godere di una compensazione per gli svantaggi che certamente vive e vivrà».

3 Comments

3 Comments

  1. giuseppe pantaleo

    17 aprile 2014 at 13:45

    Sarebbe stato meglio – a mio modestissimo parere – unirlo al pezzo seguente. E’ bene non impiantare gli impianti fotovoltaici sui terreni fertili ma sui tetti dove serve l’energia: si risparmia una sua quota che si perde lungo il trasporto e si conserva del terreno utilissimo, una volta smantellato l’impianto. E’ lo stesso per gli impianti eolici. (C’entra come i cavoli a merenda, la sindrome “Nimby”).

  2. Angelo Monaco

    17 aprile 2014 at 14:13

    Questo sarebbe un esperto? Premesso che la questione energetica è estremamente complessa e andrebbe affrontata senza preconcetti ideologici, cosa assolutamente impossibile in Italia, mi permetto di far notare:
    1) Gli impianti eolici si installano dopo uno studio anemometrico; chi l’ha detto che funziona per solo per 1/4 del tempo? Le pale di Tocco Casauria girano praticamente 24 ore al giorno, alzi la mano chi è andato a Pescara a qualunque ora e le ha viste ferme; sarà capitato, certamente, ma non a me. Le pale eoliche di Collarmele girano per settimane H24; nelle giornate di bonaccia no, ovviamente, ma comunque ben più di un quarto del tempo nell’arco di un anno.
    2) Gli impianti solari producono energia con regolarità nelle ore centrali della giornata? Altra balla. Soprattutto dalle nostre parti, quando piove e nevica per settimane, quanta energia producono gli impianti fotovoltaici, e soprattutto, con quale potenza (problema cruciale anche se sconosciuto ai più). E nei mesi invernali in generale? E gli impianti del Fucino (????), quando c’è la nebbia, quanta energia producono?
    3) Chi ha voglia di farlo, può andare a vedere online i grafici forniti da TERNA sui consumi sulle 24 ore; da quei grafici si vede che i consumi notturni sono comunque consistenti, mediamente pari o superiori al 50% del consumo delle ore di punta giornaliere! Il vento tira anche di notte, il sole no, mi pare!
    4) “Visti i costi elevatissimi che comporta l’importazione dall’estero occorre, quando possibile, produrre energia a casa nostra incentivando tale meccanismo e non bloccandolo”. Altra balla colossale; il fotovoltaico è la forma di produzione più cara in senso assoluto, ed è soprattutto per incentivarlo per quel qualche punto percentuale di produzione energetica nazionale che famiglie ed imprese pagano le bollette tra le più care al mondo. E’ MOLTO PIU’ CONVENIENTE IMPORTARE L’ENERGIA DALL’ESTERO, COSA CHE CONTINUIAMO (E CONTINUEREMO) A FARE, CHE PRODURLA CON IL FOTOVOLTAICO.
    Mahhhhh

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