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Immigrazione clandestina nella Marsica: tutto, ma proprio tutto, sulla banda

Ieri mattina, alle prime ora dell’alba, gli Agenti della Polizia di Stato hanno eseguito arresti e perquisizioni ai danni di un gruppo criminale, operante nella Marsica, per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Si tratta di un’organizzazione, ben consolidata, di veri e propri trafficanti di extracomunitari che, dal 2009, hanno favorito l’ingresso di più di 250 clandestini in Italia e, nello specifico, nel territorio marsicano, facendo risultare l’esistenza di rapporti lavorativi in realtà illusori.

L’attività investigativa, sviluppatasi nel periodo marzo-dicembre 2012 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila, è stata condotta dal personale dellaCompagnia dei Carabinieri di Avezzano e dalla Squadra Mobile della Questura di L’Aquila. Le indagini sono partite nel 2010 a causa di una denuncia sporta da una donna presso l’Ambasciata Pakistana. La suddetta segnalazione si riferiva ad un traffico di immigrazione irregolare dietro pagamento di denaro, nel quale erano coinvolti cittadini pakistani ed imprenditori marsicani.

L’operazione, denominata “Fake Job” per sottolineare la falsa instaurazione di rapporti lavorativi, ha portato, grazie ad attività di pedinamento, perquisizione, riscontri documentali ed intercettazioni telefoniche,  all’esecuzione di 11 arresti, disposti dal gip Marco Billi e dal pm dell’Aquila David Mancini, ai danni di 4 imprenditori agricoli marsicani e di 6 stranieri tra pakistani, marocchini e bengalesi.

Il meccanismo dell’attività criminale di svolgeva in due fasi principali: nella prima fase i titolari delle aziende agricole, grazie alla collaborazione di compiacenti extracomunitari che procacciavano loro connazionali con la falsa promessa di lavoro e alloggio, si mettevano in moto per ottenere i Visti d’Ingresso grazie alle false attestazioni di assunzione. Ciò ha permesso agli stranieri, tramite gli ottenuti Nulla Osta, di oltrepassare la frontiera in modo formalmente legale.

Nella seconda fase gli stranieri, ormai giunti in Italia, venivano convinti, uno per uno, a pagare 7000 € agli pseudo datori di lavoro, senza per questo ottenere alcun impiego o alloggio, ma soltanto la possibilità di restare nel territorio italiano, lasciati al loro destino. Il fenomeno illecito, partito da San Benedetto e capeggiato dai coniugi Daniela e Denis Cerasani, si è poi ramificato in diverse zone della Marsica, tra cui Pescina, Capistrello, San Benedetto e Avezzano.

Entrando nello specifico, ecco di seguito i nomi degli arrestati: Cerasani Daniela (40) e Cerasani Denis (40) residenti a San Benedetto; Sclocchi Salvatore (53) residente a Pescina; D’Eleuterio Emiliano (34) residente ad Avezzano; Mia Md Kuoaz (61) e Miah azad (35), nati in Bangladesh e residenti a Capistrello; Delwar Hossain (44) nato in Bangladesh e residente a Borgorose; Serbout Mohammed (33) nato in Marocco e residente a Torino; Abdul Rashid (45) e Abdul Hameed (36) nati in Pakistan e residenti a Pescina; Muhammad Malik (37) nato in Pakistan e residente a Montecassiano.

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0 Comments

  1. anna maria marianella

    1 dicembre 2013 at 22:47

    chi approfitta o specula sulla straniero commette un doppio crimine perché perpetrato nei confronti di chi si trova in situazione di debolezza e di disagio sociale e psicologico

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