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“Il Tenente Dimenticato”, storia di un incredibile intreccio di vite

Lo scorso 21 dicembre, presso l’Auditorium “Enrico Fermi” di Celano,la Casa Editrice “Treditre” Editori di Rita Genovesi, con il patrocinio e la partecipazione del Comune di Celano, ha presentato l’attesissimo libro di Mario Cantoresi “Il Tenente Dimenticato”.

Il libro racconta la storia di un ritrovamento casuale di una tomba di un soldato della Prima Guerra Mondiale in un sacrario militare italiano a Budapest, grazie al quale torneranno alla luce esistenze ormai dimenticate da tutti. Una vicenda vera, commovente, che attraversa la storia europea ed italiana dell’ultimo secolo tra Budapest e Abruzzo.

L’autore, originario di Celano, camminando con la sua compagna nel cimitero di Rakoskeresztur, nella capitale ungherese, legge su una lapide un nome che gli suona familiare: Filippo Cavasinni. In cinque anni di ricerche accurate scopre che è un soldato di Celano, che la sua compagna Edìna è la nipote dell’infermiera che curò il soldato ferito Cavasinni. Che, ad operare Filippo, fu Edith Hajòs, uno dei personaggi storici più importanti della recente storia ungherese. Lo scrittore è riuscito, con caparbietà, pazienza e un rigoroso studio settoriale, a ritrovare tutti i discendenti dei personaggi italiani ed ungheresi, a rintracciare la tomba della moglie del soldato, a ritrovare fratelli di cui non si sapeva l’esistenza. Ha visitato la casa del Cavasinni che è, ancora oggi, così come l’ha lasciata, intatta sulla piazza del paese, con le stanze arredate e rimaste come quando il soldato le abitava, prima che diventasse il “tenente dimenticato”, protagonista carismatico e misterioso dell’opera.

L’autore ha voluto interpretare alcuni eventi epocali della storia europea partendo dalle vicende di singoli uomini che li vivono e li subiscono. Il Tenente Filippo Neri Adriano Cavasinni è un uomo dell’800 e vive solo quattro anni, però la Storia non si ferma davanti ad una tomba e, quindi, da Filippo nascono e si sviluppano mille altre vicende che porteranno al suo ritrovamento. Egli diviene il testimone dei cambiamenti radicali dell’umanità pur non avendoli mai vissuti in prima persona. Nasce dopo il prosciugamento del terzo lago più grande d’Italia, non è presente durante il disastroso terremoto di Avezzano, non partecipa alla battaglia di Caporetto, ma viene ferito mortalmente in seguito a quella disfatta. Nonostante ciò, dalla scoperta della sua lapide passa per intero tutta la drammatica storia italiana ed ungherese.

Vi riporto un estratto dalla prefazione del “Tenente dimenticato” di Nino Amoretti, col quale è possibile cogliere il fulcro e lo spirito creativo dell’opera: “Ricrea in modo coerente lo spaccato di una storia e di una società per mezzo degli avvenimenti dell’epoca. Attraversa circa mezzo secolo, citando fatti realmente accaduti e mescolandoli sapientemente con elementi creati dalla sua fantasia. In questo modo possiamo comprendere il significato della scomparsa del lago del Fucino per chi viveva su quelle acque, quale fosse la vita in un paese dapprima molto isolato, ma successivamente ravvicinato al mondo grazie alla “civiltà” del treno, gli orrori della Grande Guerra e, soprattutto, i due grandissimi amori del protagonista, in particolare il meraviglioso racconto di quello immenso, ma consapevolmente impossibile, per Edina”.

Con uno stile letterario fluido, armonico, e con una spiccata sensibilità descrittiva, Cantoresi ha creato, con la formula del romanzo storico, una vicenda intrigante, caratterizzata dalla commistione di realtà e finzione, nella quale ogni più piccolo dettaglio può essere documentato, ma scritta con tale maestria da sembrare tutta inventata per far sognare ad occhi e cuore aperti il lettore. Buona lettura!

 

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