Politica

Il consigliere Gargano: “Perché il Comune non tutela il Pronto Soccorso di Tagliacozzo?”

Il consigliere comunale Alfonso Gargano del Comune di Tagliacozzo interviene con una riflessione e alcuni interrogativi sulle recenti iniziative adottate dell’Azienda sanitaria locale nei confronti del presidio ospedaliero cittadino. Cerchiamo di capire il perché.
«Da quanto ho appreso da fonti comunali e legali – afferma Gargano – il Comune di Tagliacozzo, rappresentato dal sindaco Di Marco Testa, ad oggi “non” si è opposto al provvedimento adottato dall’Azienda sanitaria locale, che dovrebbe trasformare il pronto soccorso dell’Ospedale Umberto I in un “punto di primo intervento”, con tutti i risvolti negativi del caso.
Fortunatamente come già accaduto in passato, al Comune di Tagliacozzo, oramai allo sbando totale su qualsiasi tematica, si è sostituito il Comitato pro ospedale, capeggiato dalla dott.ssa Rita Tabacco che, grazie all’avvocato Paolo Novella, ha impugnato l’atto adottato dalla Asl, a tutela delle garanzie che un pronto soccorso dovrebbe dare all’utente.

E’ chiara, a questo punto, la scelta politica dell’Amministrazione comunale di non difendere il proprio ospedale da simili attacchi di depotenziamento strutturale. Il sindaco non è nuovo a queste scelte, in quanto anche nel 2012 decise di non tutelare l’ospedale, ed anche in quel caso fu provvidenziale il ricorso presentato al Tar dal Comitato Pro Ospedale.
Mi domando allora – prosegue Gargano – quali sono le motivazioni che hanno indotto il primo cittadino a non tutelare l’Ospedale presente sul territorio che dovrebbe invece rappresentare? Ci sono accordi oscuri che non é dato conoscere alla popolazione o altrettanti accordi politici?
Sta di fatto che l’Amministrazione comunale, dopo questo ennesimo affronto nei riguardi della popolazione residente a Tagliacozzo e di tutti i fruitori del distretto, dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere pubbliche scuse, in quanto è inconcepibile un tale atteggiamento di menefreghismo e trascuratezza della cosa pubblica».

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