Abruzzo

Ieri a Cocullo un convegno sulle piccole comunità Italiane

Il Comune di Cocullo ha da tempo iniziato un percorso per il  riconoscimento da parte dell’Unesco, come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, della festa di San Domenico Abate/Rito dei Serpari e della tradizione che ne consente la realizzazione da tre secoli.

Tra le istituzioni sostenitrici c’è una Associazione Temporanea di Scopo, che raccoglie 13 Comuni tutti legati dalla comune devozione a San Domenico Abate:  piccoli comuni, tutti caratterizzati dallo spopolamento, che mette in dubbio sia la permanenza delle Comunità locali e sia delle tradizioni culturali secolari che sono una ricchezza del patrimonio nazionale.

In questo quadro, la candidatura della tradizione di Cocullo a patrimonio dell’Unesco si pone come atto teso a dare visibilità a questa problematica, in modo da richiedere interventi concreti tesi alla salvaguardia del grande patrimonio culturale che caratterizza tutti i borghi dell’Appennino centrale.

Da qui l’idea di tenere un convegno con i piccoli comuni di Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche e Molise  per avviare un confronto tra amministratori, associazioni e realtà locali su queste tematiche.

Al convegno, tenutosi ieri, sono intervenuti antropologi che negli anni si sono misurati con questa problematica, come Lia Giancristofaro, Valentina Lapiccirella Zingari, Pietro Clemente e Vito Teti.

A questa iniziativa ha dato la sua adesione l’Anci, sia nel momento della promozione, sia nella definizione dei contenuti e sia nella gestione, con l’intervento del coordinatore nazionale dell’Anci Piccoli comuni, Massimo Castelli, ed il responsabile del dipartimento Cultura Vincenzo Santoro, insieme al presidente di Anci Abruzzo Luciano Lapenna. L’obiettivo è quello di dare vita ad una “Carta di Intenti”, da sottoporre all’attenzione delle Istituzioni governative nazionali e regionali.

“I piccoli Comuni con popolazione inferiore ai cinquemila abitanti sono in Abruzzo 249 su 305, di cui 194 hanno meno di duemila abitanti. In essi risiedono 345mila persone su un milione e trecentomila che vivono nella nostra Regione.

Dal 1971 al 2015 la popolazione nei piccoli Comuni è diminuita di più del 20%. Tutto questo è reso ancor più grave dagli eventi sismici recenti che mettono in pericolo la sopravvivenza di decine di piccoli comuni, tutti drammaticamente alle prese con lo spopolamento e con la ricostruzione.

Occorrono politiche di sostegno ai Comuni di queste aree che hanno problemi di dissesto idrogeologico, di decremento della popolazione residente, di disagio insediativo; occorrono strumenti di sostegno e valorizzazione dei piccoli Comuni per la loro riqualificazione e il recupero dei loro centri storici. Sono le richieste che l’Anci ha fatto con “L’Agenda controesodo”, rivolte al Parlamento, al Governo nazionale e ai governi regionali. E’ tempo di cambiare passo” le parole del presidente di Anci Abruzzo, Luciano Lapenna.

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