Editoriale

I maltrattamenti invisibili che lasciano il segno

È di alcuni giorni fa la notizia dell’arresto di un uomo di Pescasseroli che, per diversi anni, ha abusato sessualmente dell’allora minorenne figlia della compagna.
Le notizie di abuso fisico e sessuale sui minori creano sempre disgusto e rammarico nell’opinione pubblica; spesso però il clamore che consegue ad episodi così sconcertanti può finire per coprire e mandare in secondo piano tutte quelle situazioni che, con diversi accenti e diverse sfumature, possono rivelarsi altrettanto traumatiche o comunque difficili per bambini e adolescenti.
L’abuso psicologico è la forma di violenza più forte e indelebile proprio perché, molto spesso, non è riconosciuta come tale e in questo modo si rischia, purtroppo, di non poter mai mettere la parola fine a una serie di maltrattamenti che si accumulano nel tempo.
Generalmente l’abuso psicologico consiste in atti omessi o commessi da parte di qualcuno che, per età o per condizione sociale, è in una situazione di potere rispetto al bambino.
I maltrattamenti “invisibili” possono assumere diverse forme – tutt’altro che evanescenti – con forti ripercussioni a livello fisico, cognitivo e affettivo. Solitamente si è soliti classificare le forme di abuso psicologico in due grandi categorie: patologia delle cure e maltrattamento emotivo.
La patologia della fornitura di cure viene individuata non solo nella carenza di cure, ma anche nella inadeguatezza delle cure fisiche e psicologiche offerte.
Il maltrattamento emotivo consiste nel far sentire il bambino costantemente giudicato; fargli continue critiche o esprimere giudizi negativi sulla sua personalità, sul suo aspetto fisico e sulle sue capacità; impedirgli di esprimere determinate emozioni e comportamenti, come la rabbia e il pianto; farlo vivere in un clima familiare costantemente caratterizzato da angoscia o terrore; nei casi di conflittualità fra coniugi metterlo contro l’altro genitore; limitarlo e proteggerlo eccessivamente.
Volendo ampliare l’orizzonte potremmo includere tra le situazioni che possono ledere la salute psico-fisica del bambino quelle condotte genitoriali che non riconoscono e non mettono in conto l’impegno che i figli investono per aiutare gli stessi a fronteggiare diverse situazioni di crisi, da quella lavorativa a quella sentimentale.
Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano come il bambino, sin dalla nascita, sia sensibile a cogliere gli stati di insicurezza e preoccupazione dei propri genitori e come cerchi di farvi fronte prendendosi carico, a suo modo, dei problemi dei grandi.
Il vero abuso quindi non sta nel farsi aiutare a sopportare i pesi della vita, nel farsi sostenere e incoraggiare dai propri figli, ma nel non riconoscere l’impegno e le energie che i nostri figli investono per renderci meno infelici e rassegnati.

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