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I fuggitivi di Verviers stavano per entrare in Italia

Sarebbero potuti essere in Italia già nella notte tra giovedì e venerdì, i due sospettati di terrorismo in fuga dal blitz della polizia belga nella città di Verviers. Gli uomini sarebbero riusciti a sfuggire all’arresto e a oltre passare il confine tra Belgio e Francia, secondo le prime ricostruzioni. Ma la vita è questione di tempi: fonti d’Oltralpe riferiscono che, proprio mentre i presunti terroristi si apprestavano a superare il valico di frontiera del Frejus, i doganieri francesi avrebbero ricevuto il mandato di cattura europeo emesso dalla polizia belga. E li hanno arrestati. I due sono cittadini belgi. Bruxelles ha già fatto richiesta di estradizione. Anche se eseguiti materialmente in Francia i due arresti non avrebbero nulla a che vedere con la strage del Charlie Hebdo, visto che, sostiene la polizia belga, l’inchiesta precedeva i fatti di Parigi. La porta per la Siria. Una storia che mostra come l’Italia sia una delle porte attraverso cui passano i foreign fighters: i militanti stranieri che combattono – o hanno combattuto – tra gli eserciti che utilizzano metodi terroristici, come il Fronte al Nusra riconducibile alla galassia di al Qaeda – e lo Stato islamico (Is). I servizi segreti tunisini descrivono il Belpaese come il punto di contatto con la Turchia, il vero ponte verso i fronti di guerra dei ribelli estremisti. L’altro ingresso principale è quello dei Balcani, in particolare l’Albania e il Kosovo. Ad utilizzare il “gate” italiano, secondo il ministro Alfano, sono stati almeno 53 foreign fighters.

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