Cultura

Grande successo per la XXII edizione del Festival di Avezzano : la parola a Luca Di Nicola

Pasquale Gentile vince la XXII edizione del Festival di Avezzano con il brano “Siamo Noi La Legge “. Il giovane talento si è imposto su Arianna Torti e Lorenzo Martelli, rispettivamente al secondo e terzo posto.

Al termine dello show, Luca Di Nicola non nasconde la soddisfazione per il successo della manifestazione, e con la consueta cortesia e professionalità , si presenta ai nostri microfoni per rispondere ad alcune domande e curiosità.

Quanto è importante il ” Festival di Avezzano ” in una zona quale la Marsica in cui storicamente lo spazio per  musicisti emergenti non è molto ? Soprattutto a livello di infrastrutture..

Il Festival è sempre stato concepito come una due giorni di festa con il grande obiettivo di promuovere il nostro territorio al cospetto dell’Italia, in quanto comunque si tratta di un evento di importanza nazionale. Non a caso i partecipanti vengono da varie regioni italiane. Parallelamente a questo obiettivo vi è la promozione dei giovani talenti, anche locali. Il festival nasce quando il Castello Orsini era stato appena ristrutturato, con l’evidente difficoltà di concentrare lo spettacolo in un posto dalla capienza ridotta. Avezzano da questo punto di vista era carente, basti pensare che sono passati novanta anni per riavere un Teatro, che fortunatamente si presta a questo evento. Avevamo voglia di creare uno show che potesse fare da vetrina al territorio cui sono davvero molto legato, e questa manifestazione rispondeva a tale esigenza.

Il Festival compie il XXII anno di attività, qual’è l’eredità che ci lascia dopo tutti questi anni? 

Cito gli Zero Assoluto che nel 1998 non erano conosciuti come ora, e che da questo palco sono stati lanciati. Tanti artisti si sono fatti strada negli anni, come Luciana Martini. Vorrei citare una ragazza che purtroppo non è più tra noi, Federica Tanzilli, che ha lasciato un ottimo ricordo e che fece ” La Canzone del Secolo ” con Pippo Baudo. Poi c’è Alessandra Iacobucci che fu la corista in un disco di Raffalla Carrà in un’edizione memorabile di ” Carramba che Sorpresa “. Ma ce ne sono molto altri che adesso non mi vengono in mente. Sicuramente i talenti sono usciti e questa è una grande soddisfazione. Il fatto che poi vada su Sky, in piattaforma digitale, e che quindi sia esposto a livello mediatico in modo eccezionale, comporta una grande evidenza per gli artisti.

Sei da sempre la mente ed il braccio del Festival, ma quanto c’è effettivamente di tuo e quanto è invece dettato da esigenze commerciali ? Ad esempio la scelta di un genere musicale piuttosto che un altro al fine di avere una risonanza mass mediatica maggiore?

Il Festival è esattamente a mia immagine e somiglianza. Volevo fosse fatto così, sognavo un Festival di stampo ” Baudiano “, molto popolare nella sua accezione positiva, cioè molto vicino alla gente. Non ho mai pensato ad un un evento che fosse di nicchia ma piuttosto che richiamasse l’attenzione di più gente possibile, compresi gli addetti ai lavori. Il Festival piace ed i dati parlano chiaro. Se ha superato i venti anni di attività e se vi sono continue e nascenti partnership, evidentemente il formato piace.

Vuoi parlarci del premio ” Civiltà dei Marsi ” ?

Per me è motivo di grande orgoglio perché questa terra non aveva un simbolo. Storicamente non abbiamo un attaccamento al territorio come altre popolazioni, soprattutto per via del terremoto che ha profondamente destabilizzato la nostra società e che solo ora, a distanza di tutti questi anni, stiamo riscoprendo. Il premio richiama la civiltà che ci ha preceduto, i Marsi, guerrieri che ottennero l’indipendenza dai Romani, che fondarono la colonia di Alba Fucens e che gli stessi Romani temevano e rispettavano. I Romani dicevano sempre che ci volevano otto di loro per abbattere un Marso! Il premio è un omaggio allo scudo corazza, simbolo di forza ed orgoglio della società che ci ha preceduti. Chiunque lo ha ricevuto è sempre rimasto attratto ed affascinato da questo simbolo.

Tieni a precisare quanto sia forte il tuo legame con il territorio. Sicuramente hai dato tanto, ma pensi di aver ricevuto abbastanza ?

Non mi aspetto mai più di tanto dalla vita ed il mio lavoro fatto di abnegazione e sacrifici me lo insegna. Mai pensare di essere arrivato quando hai raggiunto un traguardo importante. Cerco di comportarmi sempre bene, di avere un’etica ed un approccio professionale in tutto quello che faccio. Penso di aver raggiunto buoni traguardi e voglio pensare che questa mia genuinità il pubblico l’avverta. Anche questa XXII edizione del Festival è stata straordinaria. Abbiamo fatto il sol out al Teatro di Avezzano che conta 900 posti. Ho ricevuto tanto dalla mia città, quindi non posso, non voglio lamentarmi, ma solo ringraziare per tutte le belle soddisfazioni avute in questi anni.

Sei uomo di spettacolo ma anche uno stimato docente. Hai mai pensato di sposare le due attività e fonderle in un unico progetto quale potrebbe essere una scuola sulla falsa riga di ” Amici ”  dove riversare le tue competenze per far emergere nuovi talenti locali ? 

Questa tua idea è davvero molto bella, ma non nascondo di non avere il tempo per farlo. Oltre ad avere il Festival di Avezzano che porta via dieci mesi l’anno, ho la mia attività di conduttore in Rai oltre quella di docente. Magari un domani quando avrò ridotto qualcosa ci potrò pensare, ma per ora resta solo una bellissima idea.

Avezzano in questi anni ha lanciato artisti che stanno riscuotendo importanti consensi in tutta Italia. Cito su tutti Stefano Chiantini e Lino Guanciale, oltre a te ovviamente, nel campo dello spettacolo. Pensi che ad Avezzano ci sia una vena artistica, seppur embrionale, che sta emergendo ? Ritieni che le istituzioni locali abbiano dato un apporto sufficiente per valorizzare i nostri talenti, oppure per poter esplodere è necessario solo ed esclusivamente contare sulle proprie forze ? Si rende necessaria una presenza maggiore delle istituzioni ? 

Per quanto riguarda i giovani talenti un’amministrazione può fare ben poco, sia essa regionale o comunale. Possono creare idee e fomentarle, possono creare strutture e concedere spazi ma il problema è un altro, cioè essere nati in provincia. Avezzano a confronto di Milano è un paesello sperduto. La vita di provincia, purtroppo, è estremamente limitante, per cui da questo punto di vista siamo sfigati ( ride ndr ) ma se vuoi fare questo lavoro dovrai prima o poi fare la famosa valigia di cartone e andare via. Ad Avezzano puoi coltivare ed affinare la passione ma i limiti sono oggettivi ed uscire dalla provincia si rende indispensabile. Per usare una metafora, vorrei citare mia nonna che diceva sempre ” se stai aspettando gli gnocchi che scendono dal cielo, muori di fame “. Il messaggio è quello di rimboccarvi le maniche ed inseguire i vostri sogni.

Federico Falcone

1 Comment

1 Comment

  1. Anonimo

    13 aprile 2016 at 15:01

    Non capisco il concetto di attaccamento al territorio. Non so neanche se si possa parlare di Sould out -cmq la capienza è sbagliata – visto che almeno la metà sono ospiti. In fondo il festival è stata quasi sempre una vetrina x vallette e sfilate di moda. Nessun marchio locale.
    Mi sarei aspettato domande x capire con che criteri viene assegnato il premio Civiltà dei Marsi? Come mai i pezzi proposti sono un riciclaggio di altre manifestazioni e gli artisti sono legati tutti al sud pur vantando un livello Nazionale? Vetrina del territorio?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

To Top