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Editoriale

Grande Fratello: il trionfo dell’ “io minimo”

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Sul Grande Fratello bisognerebbe stendere un velo pietoso e non parlarne più. E’ uno spettacolo stereotipato, con attori di quart’ordine e dialoghi poverissimi. Per riaccendere l’interesse, però, ecco che compaiono a intervalli regolari, su TV e giornali, i commenti entusiasti di qualche critico “disinteressato” che ci spiega come quello sia, in realtà, il luogo della vita vera, la fucina sperimentale di un linguaggio innovativo, l’espressione più genuina della filosofia post-moderna.

E allora bisogna almeno ribadire che non tutti la pensano allo stesso modo: che continuano ad essere in molti, quanti non riescono ad entusiasmarsi nemmeno un po’ a questo programma e considerano i suoi messaggi ambigui e svianti. Com’è noto, quelli che gli autori di un programma inviano agli spettatori sono di vario genere e livello e non sempre, chi manda in onda un programma, sono in grado di prevedere quale tipo di segnale sarà preminente e quali avranno maggiore impatto sul pubblico, se i più scoperti ed evidenti o quelli taciti e nascosti. Nella versione nostrana del GF si punta esplicitamente sul sesso, oscurato, mimato, raccontato, perché si tratta di una strategia elementare a basso costo per catturare l’attenzione di un’ audience indifferenziata che non richiede nessuna particolare perizia da parte degli attori.

Anche le scene di nudo sotto la doccia svolgono una funzione analoga. Sull’onda del sesso e del nudo passano, però, altri messaggi. Sebbene non siano affatto rappresentativi dei giovani italiani, gli ospiti della casa vengono offerti come modelli di comportamento, come i nuovi maitre à penser di una filosofia dell’IO. E così quelli che seguono questo programma sono indotti, in modo implicito o esplicito, ad assumere come tali gli stili e le dinamiche messe in atto dagli attori. Ognuno può scegliersi quello di identificazione a seconda della somiglianza, delle aspirazioni o delle proprie frustrazioni. Resta il fatto che tutti i modelli proposti non sono proprio esaltanti. Un altro messaggio è in pieno stile machiavellico sia pure in versione famigliare. Per avere successo bisogna tradire gli Amici in maniera talmente sistemica da fare invidia ai giocatori del Lotto.
A deve tradire B e D, B deve tradire C, D e A e via dicendo, se ci si vuole assicurare un posto nella storia evitando l’eliminazione. Sembra un messaggio da poco, ma molti ragazzini possono imparare, sempre in modo tacito, che bisogna tradire. Un altro modello riguarda lo stile di vita: qui c’è una “combriccola” che settimana dopo settimana passa il tempo a sparlarsi addosso, stando sdraiata su poltrone, divani o in piscina. Non è la brigata dei tempi del Decamerone che si raccontava storie e apologhi ironici e coinvolgenti perché era assediata dalla peste ma nel nostro caso essa manca e la vita quotidiana che si svolge all’interno della casa è ben diversa dai ritmi acquatici che caratterizzano il palcoscenico del GF.

Ma si sa, esso è al di fuori del tempo e dello spazio. Insomma, per riscattarsi e fare finalmente qualcosa di apprezzabile, i nostri dovrebbero evadere dallo schermo, proprio come fece il personaggio di Woody Allen in “La rosa purpurea del Cairo”. Prima era il Censis il termometro della società post-moderna, ora c’è il GF,cioe’ l’uomo in vitro. La foto dell’italiano attuale,nella sua versione più realistica, è tutta qui. Un “Io minimo” che ha messo in soffitta Dio, Lavoro e Nazione. Questo no-stop mediatico è l’ennesima replica della nostra quotidianità fatta di cibo, chiacchiere, sigarette e,soprattutto, tanto sesso. Più si seduce e più si guadagnano consensi, chi non ce la fa viene eliminato. È l’imperativo categorico del GF che dimostra quanto siamo tutti superficiali, narcisisti ed edonisti. Un film già visto che somiglia tanto alla realtà altrimenti, pur parlandone sempre male, non si spiega come ce ne stiamo lì incollati a guardare una delle tante puntate della nostra vita.
Dai comportamenti dei “reclusi” possiamo conoscere le tendenze, i valori, le aspirazioni degli italiani. E ciò che abbiamo visto e vediamo continuamente corrisponde a ciò che i sociologi hanno teorizzato sull’uomo post-moderno. Ossia l’uomo attuale che non è più sostenuto dalle certezze della modernità (storia, progresso,scienza) ma tende all’affermazione dell’ ”io minimo” e che al posto di Dio, della Nazione, della Famiglia e del Lavoro ha scelto il consumo e il gioco. Un uomo edonista ed individualista. Non tutti, certo. Ma sicuramente molti. In parole più semplici, è l’autocoscienza della post-modernità di un uomo sfiduciato e scanzonato che non vive ma sopravvive e che trova la sua unica realizzazione nel consumare e nel giocare. Ciò che vediamo nel no-stop mediatico è solo il riflesso di quanto accade nella vita di tutti i giorni. Bisogna anche riconoscere che non c’è alcun salto tra la brigata di Canale 5 e i cittadini italiani, perché altrimenti nessuno guarderebbe una trasmissione che è super seguita da sei e più milioni di spettatori. Come ben si sa il simile va con il simile.

Che cosa abbiamo visto in queste ultime settimane nel panopticon di Cinecittà? Una fotocopia del costume degli italiani, mangiare, bere, fumare, scherzare, spogliarsi, toccarsi. Soprattutto sedurre! Chi non ce la fa a sedurre verrà allontanato, in quanto non è più un essere umano. Del resto il fine della trasmissione è proprio questo: ciascuno vive con gli altri solo per cacciarli via uno ad uno. L’imperativo categorico del GF è la lotta per l’esistenza: il prossimo può essere solo strumento e/o ostacolo. Esso,pero’, ha un grande merito: di mostrare la povertà culturale della nostra generazione. Una volta c’erano gli analfabeti,ora non ci sono più. Ma quali interessi rilevano i ragazzi nelle loro conversazioni? Solo banalità e volgarità. Mai sino ad adesso un discorso serio sulla Politica, sulla Cultura sul Lavoro. Cosa del tutto logica perche’ chi vive nel presente non può andare oltre la sfera della quotidianità:”…il bagno è unico, cari uomini cercate di centrare la tazza…”, “…ho voglia di fare sesso ma non trovo uno che risponda ai requisiti da me prescelti…”,”…che cosa sceglieresti tra la masturbazione e il sesso orale…”, ecc…
Ma di che cosa dovrebbero parlare? Della Religione o della Filosofia? Nessuno lo pretende. Basterebbe un po’ di attenzione verso quelle problematiche umane e sociali senza le quali l’Uomo si degrada fino a perdere il senso della Vita. Se gli “inquilini” non ne parlano non c’è da stupirsi: è anche questo un costume diffuso del nostro popolo che la trasmissione è riuscita a raffigurare come nessun altro prima. Si crede che il GF sia un gioco di simulazione. Ma non è così perche’ esso è una precisa diagnosi di una malattia chiamata narcisismo che Nietzsche, cent’anni or sono,aveva fotografato così: “Abbiamo tolto di mezzo il mondo vero, quale mondo ci è rimasto? Forse quello apparente? Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente” (Crepuscolo degli idoli, IV, 6). Del resto che cosa è mai il medium televisivo se non appunto il superamento del confine tra verità e favola.
Il Grande Fratello rappresenta l’evoluzione tecnologica del “guardare attraverso il buco della serratura”, dello spiare, dello sparlare malevolo delle “donnette” abiette ed ignoranti. Rappresenta la sintesi delle negatività sociali, laddove vige l’esaltazione di quei disvalori morali, anticattolici e antisociali del nostro mondo. Questo stereotipo negativo viene propinato per ore ed ore al popolo ignavo. Negli anni della rinascita post-bellica i modelli elogiati e proposti come stereotipi, che hanno contribuito a formare i giovani dell’epoca, si rifacevano a modelli di onestà, moralità, altruismo e a quei Valori Cristiani che sono gli elementi fondanti della nostra società. Chi non ricorda il libro Cuore colmo di tali esempi? Quale messaggio e quale valore potrà mai trasmettere un simile spettacolo ai nostri giovani? Qual è l’insegnamento che passa attraverso lo schermo del Grande Fratello: ignoranza,seduzione,aggressività,scorrettezza, etc. Non si vuole fare del moralismo gratuito ma anche all’indecenza ci dovrebbe essere un limite! Pur di mantenere viva l’attenzione del telespettatore beota, gli autori inseriscono,ad hoc,personaggi che stereotipano,di volta in volta,il pazzo/a di turno, si apre il sipario: entra la coatta, segue lo sciupafemmine con la mangiatrice di uomini, arriva la fallita, seguita dall’isterica, infine il violento e la nevrotica chiudono la schiera di questo esercito di Brancaleone del palinsesto televisivo. Ecco che giunge la “chicca”: tutti noi ci dovremmo riconoscere in uno o più personaggi di questo serraglio elevato al rango di mini-mondo in cui quotidianamente “galline da combattimento” e “tronisti” si incontrano e si scontrano. Bene, signori, noi non ci riconosciamo in tali modelli, ci dobbiamo preoccupare?
Il nostro modello di Vita e’ quello pieno di quei Valori che ci sono stati tramandati dai nostri Padri: Onestà, Moralità, Altruismo, Amicizia e Cristianità e non ci permette di riconoscerci assolutamente in questo modello PATOLOGICO, così come ci auguriamo non si riconoscano i nostri giovani. È in atto un’infame tentativo di far passare la follia e la prevaricazione, per normalità comportamentale di questa società. Se ciò fosse vero non ci dovremmo stupire ne’ tantomeno ci dovremmo opporre o scandalizzare nell’apprendere,dai media,notizie relative ad aggressioni, violenze, stupri, etc. Dovremmo semplicemente accettarle come logica conseguenza di questo modello di società che il reality incriminato propone.

Chiunque di noi pur di emergere, al pari del modello televisivo, si vedrebbe legittimato a sopraffare il proprio Amico o vicino, ad “eliminarlo” per non essere eliminato? E’ una logica primitiva che ci riporta al codice di Hammurabi cancellando di colpo secoli e secoli di cultura ed evoluzione sociale. Se Darwin vedesse un simile programma potrebbe facilmente desumere che l’uomo raggiunto il suo apice evolutivo sotto il profilo culturale, sociale e morale, stia rapidamente discendendo verso un declino irreversibile. Quel che manca purtroppo ad un simile programma, è la punizione degli ascolti, ovvero un segnale di rifiuto che l’utente televisivo dovrebbe inviare disertando in massa la visione.
La televisione ci conosce, sa bene i nostri bisogni, le nostre ansie, le nostre debolezze quindi le compera e le rivende cercando un contatto con lo spettatore sempre meno latente: ma a che prezzo?
Ci sbattono in faccia i nostri difetti e ci etichettano come “l’anticonformista”, “il palestrato”, “il polemico”… Ci mettono in un ambiente deprivato socialmente e ci osservano. Il paradosso è che lo scopo è divertirci, far parlare di sè, colpire la nostra morale rincorrendo una celebrità senza competenze, senza contenuti. Questo tipo di celebrità ostenta l’estetica forse perché l’ “interiorità” non è importante e ci distoglie da noi stessi permettendoci di fare non più di semplici inferenze ma di occuparci di ciò che fanno gli altri pur di non porre l’attenzione su noi stessi. La vita di oggi,sempre più frenetica e stressante, ci fa desiderare la pausa per non riflettere e per rilassarsi. Il guaio è che anche quando si usa la testa ci si spinge spesso verso cose futili oppure si organizza nevroticamente quello che si deve fare durante la settimana! I rapporti diventano sempre più veloci, meno profondi, la comunicazione va in parallelo a questo processo che ormai è diventato un “modus vivendi”, andando di pari passo con i cambiamenti tecnologici, lavorativi, culturali e societari.

E’ fondamentale adattarsi a queste trasformazioni per stare al passo con i tempi e qui i mass-media giocano un grande ruolo ma è altrettanto importante essere critici e non assistere passivamente a quello che ci viene mostrato. La televisione è un nostro punto fermo per sapere se qualcosa è successo davvero, per passare il tempo, per distoglierci dai brutti pensieri, per farci sorridere, per parlare e osservare gli altri, per confrontarci con loro, come nel caso del Grande Fratello. Queste funzioni sono sempre meno svolte dalla comunicazione faccia a faccia, dalle relazioni con gli altri e dai rapporti intimi che spesso non si ha tempo di avere anche se è importante recuperare il confronto e il contatto diretto, senza mediazione.
Sicuramente il Grande Fratello è, come si suol dire, la punta di un iceberg. La Tv stessa soddisfa, talvolta,il nostro bisogno di staccare la spina ma poi l’inconveniente è che rischiamo di perdere la consapevolezza di ciò che stiamo guardando e di come stiamo impiegando il nostro tempo.
Sta a noi giudicare. L’arma vincente è pensare…..

Prof. Sandro VALLETTA

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Abruzzo

L’AQUILA : PRIMO TRAPIANTO DI RENE CON ROBOT CHIRURGICO

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L’AQUILA: INIZIA L’ATTIVITÂ DEL ROBOT CHIRURGICO NEL TRAPIANTO DI RENE: PRIMO INTERVENTO SU UN PAZIENTE MOLISANO

CON L’ESORDIO DEI ‘BRACCI MECCANICI’ NEL TRAPIANTO L’OSPEDALE AQUILANO ENTRA NEL CIRCUITO EUROPEO DELLA DISCIPLINA

Il rene è solo l’ultima applicazione della nuova tecnologia che, in poco più di un anno, ha consentito di eseguire oltre 200 operazioni in urologia, chirurgia d’urgenza addominale e altri campi.

L’AQUILA – All’Aquila si apre il nuovo corso della chirurgia robotica applicata al trapianto di rene. Nei giorni scorsi, infatti, è stato effettuato il primo intervento su un uomo residente nel Molise a cui è stato impiantato il rene donatogli dalla sorella. Il robot segna una svolta importante nell’attività della trapiantologia non solo dell’Aquila ma della Regione perché alza la qualità dell’asticella della qualità della chirurgia, riduce la sofferenza del paziente e accelera i tempi di attesa. L’avvio al San Salvatore dell’utilizzo del robot ‘da Vinci’ nel trapianto di rene (uno dei pochi centri in Italia a praticarlo con l’ausilio di questa tecnologia) è stato illustrato questa mattina all’ospedale di L’Aquila nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il manager della Asl, Rinaldo Tordera, la rettrice dell’Università, Paola Inverardi, il sindaco Pierluigi Biondi, il prof. Francesco Pisani, direttore del centro regionale trapianti Abruzzo e Molise e il dr. Luigi Di Clemente, direttore del reparto urologia. L’applicazione del robot chirurgico, tra i grandi vantaggi, presenta quello della precisione che nessuna abilità manuale, anche del professionista più esperto, può eguagliare. L’uso dei bracci meccanici nel campo dei trapianti di rene è l’ultima delle applicazioni del robot da Vinci, acquistato dalla Asl ed entrato in funzione oltre un anno fa: è stato utilizzato prima nell’ urologia e, a seguire, in altri ambiti tra cui, recentemente, nella chirurgia d’urgenza addominale (fegato e pancreas). In poco più di un anno sono stati 200 gli interventi compiuti con robot nelle diverse specialità.

Come avviene il trapianto di rene col robot? L’organo viene prelevato dal donatore per via laparoscopica (con piccole incisioni anziché apertura totale) attraverso il fianco, senza entrare nella cavità addominale e poi estratto con un’incisione di pochi centimetri nella regione inguinale. Con questa tecnica mininvasiva si riducono di molto i danni biologici rispetto alla procedura tradizionale. Contemporaneamente alla fase di estrazione del rene dal donatore una seconda équipe interviene con robot sul ricevente per preparare la sede in cui reimpiantare l’organo. Tramite un’incisione di 5 centimetri sopra al pube il rene prelevato viene posizionato all’interno della cavità addominale, lateralmente alla vescica. Il robot chirurgico consente di eseguire queste procedure con movimenti molto precisi e con maggiore rapidità, grazie anche alla visione delle immagini molto ingrandita rispetto alle dimensioni normali. Con il ricorso ai bracci meccanici in sala operatoria, in virtù della mininvasività dell’intervento, il paziente ha tempi di recupero molto veloci perché il danno biologico, legato al trapianto, è molto ridotto.

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Attualità

Maltrattamenti in nido domiciliare: Save the Children “necessari controlli più efficaci anche sui servizi per l’infanzia integrativi”

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Indispensabile rendere obbligatorio in tutte le strutture, pubbliche, private o integrative, un sistema specifico di tutela e prevenzione.
“Il nuovo caso di maltrattamenti ai bambini emerso a Siena in un nido domiciliare è particolarmente allarmante per il rapporto di massima fiducia con la quale spesso i genitori affidano i loro figli a questo tipo di servizio integrativo per l’infanzia, che in Italia non è molto diffuso come nel nord Europa, ma riguarda comunque 1 bambino su 100, soprattutto nelle regioni del Nord. La normativa per questo tipo di servizi è disposta a livello regionale, e nel caso della Toscana è particolarmente stringente, ma purtroppo c’è il rischio che i controlli siano più formali, burocratici o strutturali che sostanziali,” è il commento di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in merito alla nuova indagine per i maltrattamenti subiti dai bambini ospiti di un nido domiciliare di Siena, condotta dalle forze dell’ordine.
“Per ogni bambino, l’asilo nido, di qualunque tipo, dovrebbe essere un luogo sicuro, anche in virtù di una fascia età dove la vulnerabilità è ancora più elevata. Chiediamo alle istituzioni nazionali e locali di rendere obbligatoria, anche nel caso dei servizi integrativi, come dovrebbe avvenire per gli asili pubblici o provati convenzionati, la definizione di un sistema di tutela per prevenire o quantomeno ridurre al minimo i rischi di questo tipo, un sistema che abbia al centro un ‘patto per l’educazione positiva’ che coinvolga tutti gli adulti a contatto con i minori e gli stessi genitori, al fine di evitare ogni forma di comportamento degradante verso i bambini e le bambine.
In particolare, il sistema di tutela deve avere l’obiettivo di definire e concordare chiaramente, anche nel caso dei servizi integrativi, le misure e procedure necessarie per prevenire condotte inappropriate verso i bambini o per segnalare e rispondere in maniera tempestiva ed efficace a eventuali sospetti.
Con l’obiettivo di fornire ai diversi tipi di strutture educative uno strumento utile per prevenire condotte inappropriate, abusi e maltrattamenti contro i minori, nel 2017 Save the Children ha divulgato un Manuale per la formazione sul Sistema di tutela delle bambine e dei bambini, realizzato in collaborazione con alcuni servizi educativi e disponibile sul sito dell’Organizzazione al link https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/allasilo-nido-si-cresce-sicuri

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Abruzzo

POLIZIA DI STATO:L’AQUILA. MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA, ARRESTATO UN CINQUANTENNE

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Nella giornata di ieri personale della Squadra Mobile di L’Aquila – Reati contro la persona ha eseguito l’ordinanza con cui il GIP del Tribunale di L’Aquila, Dr. GARGARELLA, su richiesta del P.M., Dr.ssa D’AVOLIO, ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un 50nne aquilano.
Il provvedimento è stato determinato al termine delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra Mobile, che hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, ricostruendo, attraverso fondamentali testimonianze, episodi di violenza compiuti dallo stesso nei confronti della coniuge.
Le indagini, avviate a seguito della querela presentata dalla moglie, hanno evidenziato che l’uomo dal 2017, e in più occasioni, ha maltrattato la donna anche in presenza dei figli minori, con vessazioni morali e fisiche, tanto che la malcapitata è dovuta ricorrere più volte alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Salvatore. Il comportamento dell’uomo, inoltre, ha reso la vita familiare oltremodo penosa generando nei congiunti un clima di terrore e disagio.
L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso il proprio domicilio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, da cui già da tempo la consorte, insieme con i figli, si era allontanata.

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Abruzzo

ELEZIONI REGIONALI. CHI HA VINTO E CHI HA PERSO DAVVERO

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Le elezioni regionali in Abruzzo hanno portato all’elezione del candidato del centrodestra, Marco Marsilio. Dietro di lui Giovanni Legnini, del centrosinistra, e Sara Marcozzi del M5s. Ma chi ha vinto e chi perso davvero le elezioni in confronto al passato? Analizziamo i risultati di oggi confrontandoli con quelli delle precedenti elezioni regionali (2014) e con le politiche del 4 marzo 2018.

Il centrodestra esulta, il Movimento 5 Stelle prova a ridimensionare il risultato elettorale e il centrosinistra vede al modello abruzzese come un qualcosa da ripetere. Come avviene in tutte le occasioni elettorali, le dichiarazioni dei leader politici non rendono un quadro chiaro di quanto effettivamente avvenuto e del successo, o meno, dei vari partiti. Per capire cosa è successo veramente in Abruzzo, con le elezioni regionali che hanno visto l’elezione a presidente di Marco Marsilio, è allora necessario confrontare i dati di oggi con quelli delle scorse elezioni regionali (del 2014) e con le politiche del 4 marzo 2018. L’Abruzzo è tornato al voto a cinque anni di distanza dal 25 maggio 2014, quando presidente di Regione fu eletto l’esponente del centrosinistra Luciano D’Alfonso.

A vincere è Marco Marsilio, candidato del centrodestra e rappresentante di Fratelli d’Italia. Il centrodestra, in queste elezioni regionali, ha raggiunto il  48,03% . Dietro di lui il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini, con il 31,28%. E ancora più staccata Sara Marcozzi, del Movimento 5 Stelle, al 20,20%. Andando a vedere i risultati delle liste è evidente il primato della Lega che raccoglie il 27,53% dei voti. Secondo partito è il M5s con il 19,73%. Molto staccato il Pd con l’11,14%, con i voti del centrosinistra raccolti soprattutto dalle molte liste civiche che hanno sostenuto Legnini. Più indietro, invece, Leu con il 2,8%. Nel centrodestra non sfonda Forza Italia (9,04%), mentre ottiene un buon risultato Fratelli d’Italia (6,48%). Raggiunge il 2,9% l’Udc.

Il confronto con le regionali del 2014
Nel 2014 D’Alfonso vinse con il 46,2% dei voti. Dietro di lui il candidato del centrodestra, Giovanni Chiodi, al 29,2%, e la candidata del Movimento 5 Stelle, sempre Sara Marcozzi, al 21,4%. Per quanto riguarda le singole liste, spicca la differenza tra allora e oggi per il Pd: nel 2014 ottenne il 25,4% dei consensi, oggi solo l’11%, nonostante parte di quei voti siano comunque stati assorbiti dalle tante liste civiche che hanno sostenuto Legnini. Nel centrodestra a farla da padrone era Forza Italia, con il 16,6%, il 7% in più di oggi. Mentre, rispetto al 2014, avanza Fratelli d’Italia: dal 2,9% al 6,5%. Nel 2014 la Lega non presentava alcuna lista in Abruzzo: passa, quindi, da 0 al 27,4%. Ed è sicuramente il partito che più ha guadagnato in quattro anni. Il Movimento 5 Stelle perde, come lista, quasi due punti percentuali. In conclusione, rispetto al 2014 avanza la Lega, crollano Pd e Forza Italia ed è in calo anche il Movimento 5 Stelle.

Il confronto con le politiche del 2018
Andando ad esaminare il dato relativo alle elezioni più vicine, le politiche del 4 marzo 2018, confrontiamo il dato di oggi con quello della Camera dei deputati (dove hanno votati tutti i cittadini con almeno 18 anni, al contrario del Senato). In questo caso il tracollo del Movimento 5 Stelle è evidente. Il 4 marzo era stato il primo partito con il 39,8%: oggi dimezza i suoi voti non raggiungendo neanche il 20% come lista. Può esultare il centrodestra che passa dal 35,5% al 48%. E a crescere è soprattutto la Lega: dal 13,8% al 27,4% di oggi, quasi il doppio. Forza Italia prese il 14,5% ed è oggi in calo di cinque punti. Mentre guadagna consensi Fratelli d’Italia, passando dal 4,9% al 6,5%. Guadagna anche l’Udc: dal 2,2% al 2,9%. Nel centrosinistra il Pd si conferma in difficoltà. Al netto delle molte liste civiche che hanno sostenuto il candidato di coalizione, i dem perdono più di 3 punti da marzo, passando dal 14,3% all’11,1%. Ma il centrosinistra, nel suo complesso, cresce nettamente: dal 17,6% al 31,3% delle regionali. Infine, è sostanzialmente stabile Leu che passa dal 2,6% al 2,8%. In conclusione, chi può festeggiare è sicuramente la Lega, insieme a Fratelli d’Italia. Il Pd regge (soprattutto in funzione delle liste civiche), il centrosinistra risorge, mentre – rispetto alle politiche di marzo – chi deve preoccuparsi è Forza Italia, ma soprattutto il Movimento 5 Stelle che vede dimezzarsi i suoi voti.

E’ evidente dunque il boom della LEGA guidata dall’unico personaggio politico attualmente capace di raccogliere consensi in continuazione, ovvero Matteo Salvini, come altrettanto evidente il crollo drastico dei partiti tradizionali come FORZA ITALIA e PD. Perde terreno il M5S nei confronti dell’alleato di governo. Sorride Legnini, che porta la coalizione di centro sinistra ad un risultato inatteso dopo le politiche dello scorso anno, dimostrando che mentre nel partito leader della coalizione (il PD) si fanno guerre interne e si portano avanti ideologie lontane dal volere popolare, una persona come lui attira molti più voti di quelli che battagliano per la segreteria PD. Buon risultato di Fratelli D’Italia che ormai punta a spodestare Forza Italia.

Piange comunque la Marsica, che fa appello tutta agli unici due eletti Simone Angelosante (LEGA) e GIORGIO FEDELE (M5S) affinchè riescano a far sentire la voce di un territorio che non è riuscito a fare squadra.

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Comune riciclone 2018. Attestato regionale a Ortucchio

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La Regione Abruzzo ha consegnato al Comune di Ortucchio l’attestato di Comune Riciclone 2018.

Un altro successo per il paese fucense che detiene il primato dei per il riciclo dei rifiuti tra i comuni serviti da Aciam Spa.

Soddisfazione per il Sindaco Favoriti : “Il plauso per il risultato ottenuto va soprattutto alla nuova cultura del rispetto dell’ambiente affermatasi nel contesto del paese e quindi alla popolazione. In tal senso la Regione ha trasmesso al nostro Ente l’attestato di comune riciclone 2018 nell’ambito della manifestazione organizzata in collaborazione con il comitato regionale di Legambiente”.

Ma Favoriti non si accontenta e dichiara che ” prossimamente verranno installate numerose fototrappole per stanare i delinquenti che ancora abbandonano i rifiuti e creano un danno a tutta la comunità”.

 

 

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NON SONO FINITI I DISAGI PER GLI UTENTI TELECOM A SCURCOLA INTERE ZONE SONO ANCORA  SENZA TELEFONO E INTERNET DA OTTOBRE

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NON SONO FINITI I DISAGI  PER GLI UTENTI TELECOM A SCURCOLA

 INTERE ZONE SONO ANCORA  SENZA TELEFONO E INTERNET DA OTTOBRE

  L’Associazione Credici, per la tutela dei diritti Civili, rettifica quanto sostenuto nel Comunicato dell’AECI  pubblicato dagli organi di stampa: a Scurcola Marsicana i disagi sulla rete Telecom per il telefono fisso e per il collegamento ad Internet affliggono un intero quartiere prossimo alla Tiburtina Valeria.

Ci spiace smentire le manifestazioni di entusiasmo con cui la giovane associazione che ha diramato   il comunicato con il quale,  riferendosi al ripristino delle linee telefoniche per alcuni  utenti, si estende la soddisfazione a tutta   la comunità di Scurcola Marsicana per l’immediata fiducia dimostrata verso il suo operato. Al contrario la nostra Associazione è costretta a stigmatizzare l’indifferenza della Telecom nei confronti dei cittadini che hanno pagato il canone senza avere il riscontro del servizio con l’addebito sul Conto Corrente bancario ( che qualcuno ha già  sospeso come contropartita al disservizio) a partire dalla fine del mese di  ottobre e e per gli interi mesi  di novembre dicembre e gennaio. Il colosso  Multinazionale alle segnalazioni relative al guasto, effettuate tempestivamente dagli utenti (costretti ovviamente ad  utilizzare altre reti), ha risposto  con  i consueti messaggi stereotipati del tipo “stiamo provvedendo”,

Ad inizio  gennaio 2019 Telecom ha  attribuito il guasto ad un  problema di carattere tecnico straordinario e ha  annunciato la sistemazione entro il giorno 8. Di fatto i lavori presso la cabina situata sulla Tiburtina Valeria (nelle adiacenze del Vecchio Palazzo Comunale) sono iniziati a metà gennaio e si sono protratti fino a qualche giorno fa. Ma per numerose famiglie il telefono resta muto e l’ADSL è ancora latitante (leggi intera Via Antonio Rocchi e parte della Tiburtina) .

Invitiamo di conseguenza l’AECI,  associazione con cui ci complimentiamo, riconoscendole  il merito di aver attivato il contenzioso giudiziario (e proprio a tal fine), a prendere atto che il problema dopo 100 giorni   “ non è stato risolto”  e che numerosi cittadini, contrariamente a quanto affermato nel comunicato, non  hanno ottenuto già (!!) a Gennaio,il repentino ripristino delle utenze. Non più tardi di ieri, la solita “risponditrice Chiara” del 187  dopo lunghe attese, ci ha fatto contattare il servizio Assistenza Tecnica TIM, che  “ prevede che  la soluzione del  disservizio per il 5 – 02 -2019 salvo problematiche di particolare complessità” (sic)

Di ciò ovviamente dovrà tenersi conto nell’udienza dl 26 Marzo 2019 fissata per la quantificazione dei danni subiti, per il cui risarcimento, se possibile forniremo i nominativi di ulteriori cittadini.

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Luco dei Marsi, la Shoah raccontata dai ragazzi: la memoria faro per il futuro

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Commozione e forte partecipazione per la Giornata della Memoria a Luco dei Marsi. La commemorazione della Shoah si è svolta lunedì, 28 gennaio, tra piazza Umberto I, dov’è stata onorata la memoria dei Caduti di tutte le guerre e dei 33 Martiri di Capistrello, e la sala consiliare del Comune, in cui si sono avvicendate letture, immagini, musica, a cura dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado e degli alunni delle classi quinte della scuola primaria, che hanno anche eseguito ai flauti la melodia portante de “La Vita è bella”, cantata da Marta Candeloro in una toccante interpretazione di “Beautiful that way”. Alla presenza delle autorità civili e militari, del Consiglio dei Ragazzi, del gruppo Alpini di Luco dei Marsi, dei rappresentanti delle maggiori Associazioni cittadine, del dirigente scolastico, Romolo Del Vecchio, degli insegnanti Vera Pulsinelli, Mariella Gallese, Santina Panella, Flavia del Fiacco, Marianna Patrizi, Antonio Candeloro, e di tanti cittadini intervenuti, il filo della memoria si è dipanato attarverso le testimonianze dai campi di Auschwitz, Birkenau, Terezin, con “la voce” dei sopravvissuti: poesie e testi biografici, tra cui stralci della testimonianza di Carmine Grossi, deportato dai tedeschi e miracolosamente scampato alla morte, resi agli alunni da suo figlio, il  professor Giuseppe Grossi. “Sono rimasta colpita dal lavoro dei ragazzi delle scuole, che hanno dimostrato una sensibilità e una capacità di riflessione genuine e profonde su temi anche molto difficili da trattare”. Ha commentato la sindaca Marivera de Rosa, “è fondamentale coltivare questo nei giovani, un sano senso critico e la capacità di avvertire le ingiustizie come tali, a qualunque latitudine avvengano e in ogni tempo, è il migliore antidoto ai veleni di certe propagande e una garanzia della difesa dei valori della libertà e della democrazia. Questi ragazzi sono la nostra più grande ricchezza”. La dottoressa Giulia Ciaffone, rappresentante del Tavolo Verde, ha accompagnato idealmente i presenti nei luoghi simbolo della Shoah, narrando, anche attraverso foto e appunti, il suo viaggio della Memoria in quei luoghi e ha affidato la conclusione dell’incontro alle parole di Martin Niemöller, sopravvisuto al lager, “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari…“ per rimarcare come il pericolo di derive razziste e fomentatrici di odio sia quanto mai attuale.

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