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Cultura

Gran Concerto di Inaugurazione per Coro e Orchestra al Teatro dei Marsi


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Teatro dei Marsi
Venerdì 17 ottobre 2014 ore 21.00

Coro dell’Accademia di Pescara, Coro del Conservatorio di Pescara, Coro Vox Nova di Fabriano, 100 coristi
Orchestra Sinfonica del Conservatorio L. D’Annunzio di Pescara, 60 elementi
soprano Flavia Votino – contralto Debora Ciarma
tenore Riccardo della Sciucca – basso Lucio Di Giovanni
Direttore: Pasquale Veleno

PREVENDITA BIGLIETTI ( euro 20, 15, 12. Riduzioni per studenti)
Punto Informativo di C.so della Libertà, tutti i giorni ore 18-19,30
Teatro dei Marsi, venerdì 17 ottobre ore 16-21
Info: 329.9283147 – 392.0482900

PROGRAMMA

Antonín Dvořák Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95, “Dal nuovo mondo” (1893)
I Adagio – Allegro molto II Largo III Scherzo – Molto vivace IV Allegro con fuoco

Anton Bruckner Locus Iste per coro (1869)

Anton Bruckner Te Deum per soli, coro e orchestra (1881)
Te Deum laudamus Te ergo quaesumus Aeterna fac Salvum fac populum tuum In Te, Domine speravi

Il Te Deum, che Bruckner aveva pensato di collocare a conclusione della Nona Sinfonia come suo ideale completamento corale sull’esempio nella Nona beethoveniana, può altresì servire, come qui avviene, da suggello trionfale dell’intima e introspettiva Messa in fa minore: di essa, per fasto e colorito, risuonando ancora più “grande”. Composto nel maggio 1881 e rielaborato in una seconda versione ampliata con la fuga finale tra il settembre 1883 e il marzo 1884, esso risente del clima delle ultime Sinfonie, ad esse prestando, e alla Settima in particolare (che vide la nascita appunto tra le due versioni), anche qualche simbolica citazione. Dopo esser stato presentato con accompagnamento di solo pianoforte a Vienna il 2 maggio 1885, venne eseguito per la prima volta nella sua veste integrale sempre a Vienna il 10 gennaio 1886 sotto la direzione di Hans Richter. Rispetto alla Messa in fa minore, quest’opera corale, grandiosa nonostante la sua brevità, sembra perseguire una riduzione all’essenza delle sue stesse peculiarità compositive ed espressive, condensare gli appelli di una fede incrollabile in pochi elementi, soprattutto ritmici, ossessivamente affermati e ripetuti; rinunciando perciò alle differenziazioni sinfoniche dei preludi e degli interludi orchestrali e restringendo perfino gli artifici della polifonia a un tessuto denso e compatto, liberato solo nell’apice della poderosa fuga finale (fra l’altro un ripensamento dell’ultima versione). Questo carattere per così dire monolitico è confermato anche dallo splendore radioso della tonalità di do maggiore, altrimenti pochissimo usata da Bruckner, dal ritmo di 4/4 costante dall’inizio alla fine, dall’apparato massiccio, usato a blocchi addensati e contrapposti, dell’orchestra (rafforzata da 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani e organo, oltre ai consueti legni e archi), dallo spessore granitico del coro a quattro voci e perfino dall’insieme in sé omogeneo, riservato del quartetto dei solisti. Un tale spiegamento di forze è messo al servizio di un’unica idea, innalzare un inno di lode a Dio che non ammetta distinzioni e riserve. Eppure raramente una professione di fede così esaltata ha raggiunto risultati di pari convinzione e riuscita artistica. Il Te Deum era l’opera prediletta di Bruckner: forse vi vedeva realizzata senza complicazioni quell’aspirazione alla chiarezza e alla semplicità che era il corrispettivo di una fede limpida e ferma, non sempre così nitidamente operante nelle frementi arcate a cielo aperto delle sue Sinfonie. Ma anche a spiriti esigenti il Te Deum parve un’opera singolare, un esito musicale di tutto rispetto, perfettamente compiuto. A Mahler per esempio, che l’aveva diretto ad Amburgo nella stagione 1892-93 e che, avanti di tenerne conto con una citazione letterale nella prima parte della sua Ottava Sinfonia (intitolata all’inno cristiano Veni Creator Spiritus) , nel suo personale esemplare della partitura aveva sostituito il sottotitolo (“per soli, coro misto eccetera”) con queste parole: “per voci angeliche, uomini alla ricerca di Dio, cuori tormentati e anime purificate dal fuoco”. E forse, a onta delle certezze ostentate dall’autore, sono proprio queste parole a costituire il miglior commento non solo al Te Deum, ma anche all’intera figura di Bruckner.

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