Politica

Giunta regionale, assegnate le deleghe

In giunta i sei assessori arriveranno muniti finalmente delle deleghe che D’Alfonso firmerà questa mattina. Al vicepresidente Giovanni Lolli è affidata la politica industriale, sul versante della Attività produttive, e su quello delle Crisi industriali, una delega quest’ultima che individua un’emergenza e pone la Regione come ente attivo sui tavoli nazionali. Lolli prenderà in mano anche le riforme istituzionali e sarà ponte tra giunta e Consiglio attraverso la delega dei Rapporti con le commissioni consiliari. Al vicepresidente va anche la Valorizzazione dei beni culturali e la delega Appennino Italico. Donato Di Matteo assume un profilo amministrativo di un certo rilievo con le deleghe ai Lavori pubblici e Urbanistica, Parchi e Riserve, Montagna, Progetti speciali territoriali e Impiantistica sportiva.

A Mario Mazzocca, l’unico assessore non Pd (l’ex sindaco di Caramanico terme è stato eletto nella lista Sel), va il pacchetto delle deleghe ambientali: Ambiente ed ecologia, Enti locali, Servizio idrico, Termalismo, Cave, Assistenza tecnica enti locali, Protezione civile, Associazionismo territoriale Silvio Paolucci diventa la pietra angolare della giunta, con deleghe strategiche, Bilancio e Sanità con l’appendice della Politica del benessere sportivo e alimentare, e con un pacchetto di deleghe sulle quali D’Alfonso conta molto per disegnare la sua “Regione facile”. Il titolo generale è non a caso “Rivoluzione della pubblica amministrazione”, una delega che si porta dietro in un tutto coordinato la Digitalizzazione e dematerializzazione della pubblica amministrazione, le Politiche per le risorse umane strumentali tecnologiche e patrimoniali, la Legge di stabilità finanziaria. Paolucci dovrà fare quello che non è riuscito in cinque anni al precedente governo regionale: disarticolare la pesante macchina amministrativa (oltre 1600 dipendenti), trasformarla in una macchina efficiente, alleggerita anche da un patrimonio immobiliare ricco (180 milioni di euro di valore) ma poco produttivo. Per portare a termine questa “Rivoluzione” Paolucci dovrà però contare necessariamente sulla possibilità di un ricambio generazionale (e di competenze) nella pubblica amministrazione.

Fondamentale quindi il lavoro di raccordo con lo Stato centrale. A Dino Pepe va l’ambitissima delega all’Agricoltura caccia e pesca, combinata con l’Economia del mare, il Demanio marittimo, Cicloturismo, Contratti di fiume Marinella Sclocco prende tutto il pacchetto welfare e lavoro: Politiche sociali, Formazione, Politiche attive del lavoro, Pari opportunità, Politiche giovanili, Associazionismo, Terzo settore, Sussidiarietà orizzontale, Piano regolatore tempi e Tempo libero. Il presidente Luciano D’Alfonso si occuperà direttamente delle deleghe a Infrastrutture e Trasporti. Tutte le altre deleghe non espresse (compresa quella centrale sulla programmazione dei fondi comunitari) faranno capo alla Presidenza della Regione e in particolare, si può presumere, alla figura di Camillo D’Alessandro, come “sottosegretario” alla presidenza.

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