Editoriale

Giovani No Limits

Nel corso delle ultime settimane, protagonisti di alcuni casi di cronaca sono stati degli adolescenti: un giovane di Roma, sotto l’effetto della droga, ha provocato un incidente nella zona del casello di Tagliacozzo, due sedicenni sono in fermo di attesa dopo essere stati trovati in possesso di diverse dosi di marijuana per rifornire i giovani marsicani in vista delle festività pasquali e un ragazzo di diciotto anni di Capistrello ha rubato un’automobile, solo per fare un giro con gli amici per le strade di Avezzano.
La cronaca sempre più frequentemente ci presenta casi, come questi, che allarmano l’opinione pubblica rispetto a una serie di comportamenti a rischio messi in atto dai giovani.
Ma cosa sono i comportamenti a rischio?
Si definiscono tali tutti quei comportamenti che mettono in pericolo, sia a breve che a lungo termine, la sfera fisica, psicologica e sociale dell’individuo.
Le condotte a rischio possono assumere molteplici sfumature: dall’abbandono scolastico alla guida spericolata, dall’uso di alcool e sostanze stupefacenti agli atti vandalici in gruppo, dal bullismo alla dipendenza dal gioco d’azzardo, dalla sessualità compulsiva agli sport estremi .
Quello del rischio è un concetto che va di pari passo con quello della ricerca di sensazioni nuove e intense: i giovani non vanno alla ricerca del rischio in sé, ma corrono il rischio pur di sperimentare sensazioni forti.
Ma perché soprattutto i giovani sono alla continua ricerca di sensazioni estreme?
Spesso si è portati a pensare che gli adolescenti siano, in un certo senso, intolleranti alla noia e alla prevedibilità e che, per questo motivo, siano sempre alla ricerca dell’ultima novità, in un continuo bisogno di esplorazione dell’ambiente.
Studi a riguardo hanno evidenziato che molti adolescenti sono consapevoli dei pericoli che corrono adottando una specifica condotta, ma che solitamente tendono a sottostimare la probabilità delle conseguenze negative, poiché non ritengono che tali eventi possano capitare a loro; sia perché i giovani sono maggiormente calati nel presente e non proiettati nel futuro, sia perché nelle decisioni gioca un’influenza maggiore l’aspettativa dei vantaggi piuttosto che la considerazioni dei costi da pagare.
I comportamenti adolescenziali a rischio, al di là delle molteplici manifestazioni, non sono da intendere privi di senso; piuttosto sarebbe opportuno leggerli come una scommessa e non solo come una sfida.
Solitamente si ritiene che la ricerca delle emozioni forti, come negli sport estremi o durante la guida spericolata, sia da ricollegare all’urgenza di sfidare i propri limiti; un modo per rifiutare la passività e reagire alle costrizioni che la società moderna (burocrazia, controllo, stress) accentua.
Penso che si possa superare il binomio adolescenza-onnipotenza e iniziare a pensare ai giovani come individui che, da sempre – come tutti noi- sono impegnati nel continuo tentativo di dimostrare, non tanto a se stessi, ma agli altri che la vita è come una scommessa e che si può perdere, ma si può anche vincere.
Quella che propongo è una chiave di lettura che vede i ragazzi da una parte sintonizzati con le emozioni negative di chi gli sta intorno, e dall’altra pronti a impegnarsi, con tutti i mezzi a loro disposizione, per rendere gli adulti meno infelici e rassegnati.
Guardando a fenomeni sociali di tale portata sarebbe pertanto opportuno interpretare le condotte spesso pericolose messe in atto dagli adolescenti come un tentativo di fornire un esempio di come, nonostante la crisi economica, storica, ecc che stiamo vivendo, non ci si debba arrendere.
In un ottica di prevenzione sarebbe pertanto opportuno che noi adulti ci assumessimo la responsabilità dei nostri limiti e riconoscessimo agli adolescenti l’aiuto dato, a modo loro, per segnalare il problema e proporre una soluzione.

Dott.ssa Denise Miccoli

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