Abruzzo

Gianluca Castaldi, portavoce M5S al Senato su piano razionalizzazione Poste italiane

Quando ho incontrato i sindaci del vastese per il problema relativo al Piano di razionalizzazione degli uffici postali, ho assunto l’impegno di cogliere la prima occasione utile per sottoporre all’AD di Poste le problematiche che nel Vastese l’attuazione del Piano di Poste comporta. Ho fatto le domande a Caio (AD di Poste) in sede di audizione; avrei preferito, come da impegni assunti nell’incontro con i sindaci, che le mie domande le avessero fatte i sindaci del vastese ed i partiti che li rappresentano e rappresentano. Ma evidentemente costa confrontarsi con i problemi.

Il contesto della razionalizzazione di Poste Italiane.

Poste Italiane ha presentato all’Agcom nel settembre 2014 il piano di razionalizzazioni: l’Abruzzo è inserito nella Area territoriale Centro insieme al Lazio e Sardegna per un totale previsto di 35 chiusure,76 razionalizzazioni, quindi un totale di 111 interventi.

Intanto vediamo le condizioni nelle quali Poste opera. Il DM del 7 ottobre 2008 definisce i requisiti per la distribuzione degli uffici postali sul territorio. Il fornitore del servizio universale deve assicurare a livello nazionale un punto di accesso:

1 ) entro 3 chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione ; entro 5 chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione ; entro 6 chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione

2) il fornitore del servizio universale (Poste)deve assicurare l’operatività di un ufficio postale nel 96% dei Comuni Italiani;

3) nei Comuni con un unico presidio postale non si possono effettuare chiusure e occorre assicurare un’apertura non inferiore a 18 ore e tre giorni settimanali.

La Delibera Agcom del 26 giugno 2014 ha introdotto nuovi ha introdotto nuovi requisiti più stringenti: divieto di chiusura di uffici postali nei comuni rurali, montani (salvo che siano presenti più di due uffici ed il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800) ; divieto di chiusura di uffici postali che siano unico presidio in un’isola minore . Gli Uffici postali unici di comune con meno di 500 abitanti, se entro 3 km c’è un ufficio aperto almeno 15 ore e 3 gg a settimana, possono essere razionalizzati fino a garantire un orario minimo di 12 ore per 2 giorni settimanali. Viene istituito l’obbligo di comunicazione ai sindaci dei comuni interessati, almeno 60 giorni prima del provvedimento, ed alla clientela almeno 30 giorni prima del provvedimento. Poste ha circa 6.600 uffici che sono in comuni montani o rurali, o sia montani che rurali, o isolani.

Sappiamo che il sottosegretario per lo sviluppo economico Giacomelli (con delega alla materia delle telecomunicazioni) ha incontrato il 12 febbraio scorso l’amministratore delegato di Poste italiane e il Presidente dell’Autorità di regolazione, per valutare le opportune iniziative nel rispettivo ambito di competenza.

In tale occasione, l’amministratore delegato di Poste italiane ha fatto presente che il suddetto piano non comporterà alcun impatto occupazionale né una riduzione dei servizi ai cittadini. Ha, inoltre, ribadito che i tagli degli uffici previsti nel 2015 sono in linea con i criteri fissati dalla Agcom (come peraltro confermato dalla stessa Autorità)

Il processo in atto e gli impegni ottenuti.

A sentire Caio (AD) Poste I. ha incontrato diversi rappresentanti istituzionali in Abruzzo: Anci (di cui è presidente l’attuale sindaco di Vasto),un Sindaco di un capoluogo di Provincia e 25 sindaci di Comuni Minori.

In audizione ho chiesto che venissero ulteriormente approfonditi i criteri di scelta della razionalizzazione nel vastese (tempi di percorrenza tra comuni, al posto dei km: sappiamo tutti quanto occorre nell’alto vastese percorrere 10 km con le strade attuali, considerare l’età anagrafica della popolazione; prendere atto che non c’è una offerta di trasporto pubblico adeguato..).Il sostanza gli elementi di contestazione emersi dalla sentenza del Consiglio di Stato dell’11 marzo 2015.

Ho chiesto ed ottenuto, in sostanza, che si effettui un ulteriore confronto con le nostre realtà locali per definire criteri specifici ulteriori ai fini della riorganizzazione degli uffici. Lo dico ai sindaci, alle organizzazioni sindacali: c’è ancora spazio per soluzioni diverse. E poi: io non sono al governo e non sostengo questa maggioranza. Ma, come ho dimostrato, sono dalla parte dei cittadini.

Qualora non ci fossero decisione diverse, non potremmo che pensare che la decisione di Poste italiane di ridurre il perimetro del servizio universale confermi la volontà da parte della società di perseguire la mera logica del profitto puntando su assicurazioni, carte di credito, telefonia mobile e servizi finanziari in genere, che nulla hanno a che fare con il servizio universale, a scapito delle esigenze della collettività, chiudendo uffici che ritiene «improduttivi» o «diseconomici», senza considerare che i servizi postali rappresentano un servizio fondamentale per lo svolgimento delle attività quotidiane di numerosissime imprese, famiglie e residenti. In particolare, ci preoccupiamo degli anziani che si troveranno nella condizione di non poter più usufruire di prestazioni essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti nei territori più disagiati.

Gianluca Castaldi, portavoce M5S al Senato

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