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Gagliardi, un raffinato artista che Avezzano ha dimenticato

Sono già trascorsi venti anni dalla scomparsa di uno dei più raffinati e affermati artisti avezzanesi: Nino (Gaetano) Gagliardi, nato il 9 febbraio 1918, morto a L’Aquila nel 1994. Fu uno dei principali esponenti di quel gruppo di pittori marsicani che segnò in modo incisivo la vivace e fiorente stagione artistica degli anni Cinquanta-Sessanta, riuscendo a conquistare prestigio e notorietà presso le gallerie di tutta Italia. Nino Gagliardi, in particolare, fu, come scrive il critico Marcello G. Lucci, una figura determinante dell’arte abruzzese nel dopoguerra, in cui si ritaglia una propria identità pittorica e, da raffinato esteta, giunge ad una personalità aristocratica che gioca con la pittura. Dopo gli anni della adolescenza nella sua Avezzano, Nino Gagliardi frequenta il Liceo classico a Napoli e poi l’Istituto universitario orientale di lingue.

Quindi si trasferisce in Francia, e qui è attratto dalla pittura. Espone le sue prime tele nel 1938 a Montpellier. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale è nell’esercito italiano, subisce anche un periodo di prigionia. Nel 1946 può tornare alla pittura e presenta i suoi dipinti in Inghilterra, dove si diploma in lingua inglese all’Università di Cambridge. Torna ad Avezzano nel 1949 ed è insieme a quei poeti, letterati, pittori e scultori che danno un impulso deciso alla cultura dell’epoca ideando e organizzando un ormai leggendario Premio Avezzano. Nino Gagliardi si trasferisce nel 1954 a Roma, entra in contatto con gli artisti della città partecipando alle principali rassegne capitoline, tenta con successo nuove vie pittoriche affrontando la poetica neo-gestaltica.

Approda alla prestigiosa IV Biennale di San Marino. La mostra “Strutture di Visione” (Avezzano 1964) da lui voluta e tra non poche difficoltà realizzata insieme a Giorgio Tempesti, precedette la notissima rassegna allestita dal Museum of modern art di New York nel cui catalogo la mostra è citata. Nel 1968 lascia Roma e torna in Abruzzo. All’Aquila assume la docenza di lingua inglese presso l’Istituto universitario di medicina e chirurgia e fonda “Officina culturale”. La sua produzione pittorica però non si ferma e, anzi, riesce a trovare esiti espressivi nuovi anche nei fossili e negli spaccati geologici originali. È il fondatore della Accademia britannica, un Istituto linguistico con sedi ad Avezzano e all’Aquila. Alla fine degli anni ‘70 è a Viterbo ad insegnare pittura all’Accademia di Belle arti. Scrive anche due raccolte di versi: “Il volo” e “Le gambe del diavolo”. Si stabilisce definitivamente all’Aquila, dove muore il 24 febbraio 1994.

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