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“Festa del papà”: perché si festeggia? E come sono i papà di oggi?


Ben ritrovati amici del web! In occasione della festa del papà avvenuta lo scorso 19 marzo, oggi parliamo dell’origine della festa dedicata alla paternità e di come i padri contemporanei siano cambiati rispetto al passato.

Il culto religioso di San Giuseppe nacque in Oriente nell’Alto Medioevo, per poi diffondersi in Occidente già nel 300. Intorno a quel periodo, alcuni ordini religiosi cominciarono ad osservare la sua festa il 19 marzo, il giorno della sua morte. La festività di San Giuseppe fu inserita nel calendario romano da papa Sisto IV intorno al 1479. L’istituzione dell’altra festa cattolica che ricorda il padre di Gesù, san Giuseppe Artigiano, l’umile lavoratore di Nazareth (fissata il 1° maggio), è solo del 1955, per dare un protettore ai lavoratori e un senso cristiano alla festa del lavoro, che fino a quel momento aveva origini sindacali e socialiste. La festa del papà, come la intendiamo oggi, nasce nei primi decenni del XX secolo. Come in molti Paesi di tradizione cattolica, la festa del papà viene celebrata il giorno di san Giuseppe, marito di Maria e padre putativo di Gesù. San Giuseppe, in quanto archetipo del padre e del marito devoto, nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati.

In altri paesi la festa del papà ha origini e tradizioni diverse. In Germania, per esempio, coincide con il giorno dell’Ascensione, ed è chiamata MännertagHerrentag (“giorno degli uomini”). Una delle tradizioni più criticate e diffuse in molte città tedesche è quella di formare comitive di uomini che spingono un carretto pieno di bevande alcoliche e procedono ad un pomeriggio “ubriaco”. Negli USA la festa si celebra la terza domenica di giugno e si fa risalire la sua creazione ad una donna di Washington, Sonora Dodd: l’idea le sarebbe venuta nel 1909 sentendo un sermone in occasione della festa della mamma, che cominciava ad essere celebrata in quegli anni. La prima festa del papà fu celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, nel mese di nascita del padre di Sonora, che aveva cresciuto 6 figli dopo la morte di parto della moglie.

Dopo questo excursus sulle origini della festa dedicata ai papà, andiamo a vedere come la paternità si è evoluta dopo le grandi trasformazioni sociali e culturali che hanno interessato i rapporti affettivi, relazionali e intergenerazionali degli ultimi decenni. E’ forse passato il tempo in cui i genitori potevano plasmare e controllare i figli a loro piacimento, ma non è ancora venuto, né mai verrà, il tempo in cui i figli possano fare a meno della guida dei genitori. La difficoltà nelle relazioni dei padri della postmodernità con la precedente generazione di padri nasce dal repentino e importante cambiamento a cui abbiamo assistito negli ultimi 30 anni. La complessità dell’uomo moderno nel suo essere marito e padre, infatti, è data dall’assenza di un modello paterno valido nel tempo. Questo perché i padri delle precedenti generazioni si sono comportati, ovviamente, secondo gli schemi e le abitudini del loro tempo.

Il problema è che nessuno ha insegnato ai genitori a essere buoni genitori e tantomeno come fare per impostare in modo costruttivo i rapporti con i figli. Ogni genitore è fondamentalmente un autodidatta, e applica in parte le regole e i modelli che ha a sua volta imparato dai propri genitori. Regole e modelli spesso anacronistici, poco attuabili e comunque certamente migliorabili. Per parlare di paternità oggi occorre necessariamente sfatare i luoghi comuni all’interno dei quali è relegata l’immagine dei papà. Il padre non è il solo procacciatore di denaro per il sostentamento della famiglia, non è l’unico depositario della parte autoritaria dell’educazione dei figli, non è capace soltanto di far giocare i propri figli e incapace di occuparsi della loro cura, e soprattutto quando se ne occupa non è tenuto a farlo utilizzando i metodi, lo stile e gli atteggiamenti tipici della mamma.

Uomo moderno si, ma con le proprie peculiarità di marito e padre e non di “mammo”!

Nessun figlio, che ami il padre e la madre, chiede loro di essere degli eroi, ma semplicemente “papà” e “mamma”. Così ogni anno la festa di San Giuseppe ci invita a riscoprire l’unica certezza senza tempo in fatto di famiglia: la figura del papà come colui che, al fianco della mamma, guida la famiglia, la sostiene ed ama senza pretese, solo perché è la sua famiglia.

“A chi è già padre, a chi sta per diventarlo e a chi pensa che un giorno lo sarà. Al padre che non c’è più, a quello che c’è ma non può esserci quanto vorrebbe. A quello che c’è ma non vuole esserci… non sai che ti perdi…”

Vi lascio con un video preso dal web di una Tenerissima interpretazione di una canzone dei Beatles cantata da un padre e il suo piccolo ma promettente figlio:

Auguri a tutti i papà!

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