Abruzzo

Fantastiche nubi altocumuli sui cieli marsicani. Che tempo farà nei prossimi giorni?

Vastissima copertura di altocumuli a floccus.

Queste notevoli distese composte da forme globulari, si formano nella media Troposfera e sono associate alle turbolenze o ai moti turbolenti che in essa avvengono durante fasi caratterizzate da intensi flussi d’aria ad alta quota. È proprio per tali motivi che assumono il loro aspetto caotico, a volte preannunciante instabilità e associato alla genesi di cumulonembi (Cb), ossia a nubi temporalesche, ma anche di carattere cumuliforme, tra cui i cumuli, volti rapidamente a trasformarsi in temporali o negli stessi cumulonembi. In questi casi, invece, il dissolvimento di tali nubi indica una preponderante stabilità atmosferica gestita da un forte anticiclone Subtropicale. Tale struttura di alta pressione pone i suoi massimi sull’Europa centrale e perciò resta vulnerabile alle perturbazioni atlantiche che faranno il possibile per insediarsi all’interno di essa. In particolare, nella giornata di lunedì, il tempo atmosferico si manterrà in parte stabile e soleggiato sulla penisola. Tra martedì e mercoledì, infatti, un’intensa perturbazione proveniente dalla Penisola Iberica, darà luogo a un peggioramento del tempo sulla estreme regioni meridionali e sulle Isole Maggiori, accompagnata da un vortice ciclonico foriero d’aria umida e instabile che acquisirà energia dal Mediterraneo centrale. Saranno completamente interessate da rovesci o temporali localmente anche intensi la Sicilia e la Calabria, mentre solo parte della Sardegna e del Centro-Sud verranno coinvolti. Su tali regioni e sulla nostra regione Abruzzo, infatti, giungerà della nuvolosità variabile, a tratti anche bassa, ma senza il rischio di precipitazioni significative. Quest’ultime innocue nuvole proverranno direttamente dai settori occidentali.

Tornando alla “toccata e fuga” di matrice artica-continentale avuta alla fine del mese di Novembre, il Gran Sasso, appartenente all’Appennino centrale, in parte protegge e in parte favorisce: se la massa d’aria fosse stata più umida e le correnti più intense, il Massiccio più alto di tutto l’Appennino, insieme alla Majella, avrebbe favorito nevicate fino all’aquilano e alla Marsica orientale, purtroppo solo a tratti sulla Marsica occidentale e nell’entroterra laziale. Dunque se fosse stata un’avvezione d’aria molto fredda decisa e massiccia, senza un’area anticiclonica pronta a farla cessare, nonché se l’umidità fosse stata più alta, allora l’accumulo d’aria fredda in prossimità del versante orientale del Gran Sasso, sarebbe salito forzatamente (sollevamento forzato) e avrebbe formato nubi più consistenti e dunque munite di moti ascensionali dal basso dovuti all’instabilità della massa d’aria. Le nubi, inoltre, a causa delle forti correnti, sarebbero sfondate fin verso l’aquilano e la Marsica nord-orientale, provocando nevicate più significative rispetto ai fiocchi coreografici che abbiamo avuto. Certamente, se fosse stato così, gli accumuli non sarebbero stati comunque abbondanti rispetto al versante opposto, ossia il versante teramano o sopravvento, dove naturalmente lo “stau appenninico” si sarebbe presentato più significativo, mentre il suo sfondamento verso le aree occidentali avrebbe prodotto accumuli di diversi centimetri in meno rispetto al lato orientale. In questo senso, il Massiccio del Gran Sasso, funge anche da barriera, poiché lungo il versante opposto, ossia sottovento, scendendo la massa d’aria avrà perso parte dell’umidità durante il processo di condensazione sul versante sopravvento.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Riccardo Cicchetti

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