Editoriale

Fabrizio De Andre’ un vuoto incolmato…

Le canzoni del Cantautore genovese ci hanno fatto Sognare, Innamorare, ma anche Riflettere, prendere coscienza di un mondo dove il potere emargina, umilia, annienta, giudica, ma non vuol essere giudicato.

La mancanza di Fabrizio De Andrè, nel sedicesimo anniversario della morte (11 gennaio 1999), è sempre più struggente. E’ l’Assenza di Chi aveva posto la propria voce, la propria musica, la propria vita per “ i servi disobbedienti alle leggi del branco”. Il mondo poetico di Faber (così lo chiamavano gli Amici) è popolato di emarginati, di rifiuti della società di cui seppe cogliere e interpretare gli aspetti più profondi, intimi, delicati e scabrosi di chi è fuori dal coro, di chi è capace di empatia con “chi viaggia in direzione ostinata e contraria”. Ha dato voce a chi non ne aveva, dignità a chi non veniva riconosciuto nessun diritto di cittadinanza perché la maggioranza “coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie” non riconosce chi è diverso da sé. Faber guarda con dolcezza all’umano desolato gregge, col suo marchio speciale di disperazione fatto di puttane, rom, transessuali (Princesa di “Anime Salve”).
La Sua morte prematura ci ha privato di un “Maestro” che aveva ancora tante storie da raccontare. Le Sue Canzoni ci hanno fatto Sognare, Innamorare, ma anche Riflettere, prendere conoscenza di un mondo dove il potere di emargina, umilia, ma non vuol essere giudicato. Ma si sa, i potenti hanno il cuore a forma di salvadanaio e finchè il profitto resterà l’unico dio cui prostarsi, milioni di persone continueranno a mancare di tutto, a morire e ad attendere la morte come ultimo rifugio da un mondo che è incapace di Amore, di Solidarietà, di una rivoluzione dei Cuori, di Sentimenti ed Etica che costringa i potenti e i Governi a porre a fondamento della loro azione la salvaguardia della Dignità Umana che sola può emancipare l’Uomo dallo stato di minorità. Utopia? Può darsi, ma se non si ha la forza di sognare vuol dire che tutto è diventato arido e l’umanità è precipitata in un nichilismo che la porterà alla morte. In De Andrè c’è questa tensione a combattere l’ingiustizia sociale e il convincimento che il mondo possa,e debba,essere cambiato.
Le sue canzoni sono la testimonianza di chi, diciottenne, intraprese un viaggio durato una vita e nel quale ha narrato l’avventura umana di assassini, re, prostitute, bambine dai cui occhi è svanito ogni incanto (La legenda di Natale); ha cantato le miserie umane di una società perbenista e borghese che, nascondendosi dietro la rispettabilità dell’ordine e della legge, ha respinto la diversità, ma ne ha sempre cercato le “prestazioni” (Via del Campo, La Città Vecchia).

Contro questo falso moralismo il Cantautore genovese ha lanciato i suoi strali, con rabbia e indignazione. Ed è proprio ciò che De Andrè è riuscito ad imprimere nei Cuori e nelle Menti di tutti quelli che vedono nell’Altro non il “diverso”, ma l’Uomo, il Fratello, di cui non ci si può né ci si deve vergognare…..
GRAZIE GRANDE FABRIZIO PER QUESTA LEZIONE INDIMENTICABILE!!!!!!

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