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Entra in vigore la legge Cirinnà: le novità più importanti

Quest’oggi, domenica 5 giugno 2016, entra in vigore il ddl Cirinnà approvato dal Parlamento lo scorso 11 maggio. La legge 76/2016 regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso, disciplinando le convivenze di fatto etero o gay e rispondendo ad esigenze molto diverse. Nel primo caso, dal punto di vista patrimoniale ed economico, si tratta di un matrimonio a tutti gli effetti. Nel caso di convivenza, la legge traccia alcuni diritti di assistenza specifici. Per aspetti legati al rapporto patrimoniale (ad esempio il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli) i partner devono rivolgersi ad un notaio stipulando un contratto di convivenza, il quale può essere sciolto o modificato in ogni momento. Di seguito le principali novità introdotte dalla legge:

Per formalizzare l’unione civile e/o la convivenza: L’unione civile si formalizza di fronte a un pubblico ufficiale alla presenza di due testimoni. Il documento verrà registrato nell’archivio di stato civile. Per celebrare le prime unioni  si dovrà attendere almeno il 30 giugno, giorno ultimo per l’emanazione del decreto che darà tutte le indicazioni specifiche.

Obblighi reciproci: assistenza morale, materiale e alla coabitazione. Non vi è vincolo di fedeltà, per cui, eventuali relazioni esterne alla coppia non potranno essere chiamate in causa nel caso in cui uno dei due partner chieda lo scioglimento. I partner di un’unione civile vengono riconosciuti come veri e propri coniugi anche in caso di malattia e/o ricovero e in caso di morte.

Cognome: I partner possono assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro.

Regime Patrimoniale: Con l’unione civile la comunione dei beni è automatica, salvo previsione contraria. I partner devono contribuire all‘assistenza morale e materiale in relazione alla propria capacità lavorativa. Altri diritti del matrimonio estesi alle coppie gay: congedi parentali, contratti collettivi di lavoro, detrazioni per il coniuge. Resta esclusa l’adozione di bambini esterni alla coppia. Nel caso delle convivenze di fatto: C’è la possibilità di ricorrere al contratto di convivenza, alle modalità di partecipazione alle spese comuni, ai criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza, alle modalità di uso della casa, oppure alla definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza per evitare, nel momento della rottura, discussioni e rivendicazioni.

Il divorzio – Nel caso di unione civile non è previsto il periodo di separazione, sarà sufficiente che un solo partner presenti una comunicazione all’ufficiale di stato civile contenente la volontà di sciogliere l’unione. Passati  tre mesi dalla comunicazione si potrà chiedere il divorzio per via giudiziale, attraverso la negoziazione assistita, o con un accordo sottoscritto davanti all’ufficiale di stato civile. In caso di divorzio, il partner più debole avrà diritto agli alimenti ed all’assegnazione della casa.

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