Cronaca e Giudiziaria

Enorme stazione sciistica sul Monte Greco, le associazioni ecologiste lanciano l’allarme

“Cinque nuovi impianti a fune per collegare i complessi sciistici di Roccaraso e Rivisondoli con quelli di Passo Godi e Scanno e farne un’unica enorme stazione estesa oltre 200 km2, devastando per sempre gli habitat preziosi del massiccio del Monte Greco, direttamente nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale tutelate a livello europeo e in importanti Foreste Demaniali Regionali gestite dal Corpo Forestale dello Stato, con la presenza di specie minacciate e sull’orlo dell’estinzione come l’orso bruno marsicano. E poi interventi per lo sviluppo del turismo invernale nelle aree montane del Parco Nazionale del Gran Sasso e di quello della Majella, interventi a tappeto nel settore del ‘wellness’ in tutto il comprensorio settentrionale del Parco Nazionale della Majella.

Questi – spiegano le associazioni ecologiste – i pesanti interventi contenuti nello schema di “Master Plan” presentato dal presidente della regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, da finanziare con oltre 100 milioni di euro provenienti da interventi di riassestamento di bilancio del Governo nazionale. Ma cosa c’è nel “Master Plan” nel capitolo della tutela del territorio? Solo numerosi interventi di regimazione delle acque a scopo irriguo e qualche generico intervento di lotta al dissesto idrogeologico, di riduzione del rischio idraulico e dell’erosione costiera. Le associazioni, riunite nel cartello EmergenzAmbiente Abruzzo (LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Salviamo l’Orso, WWF  e Touring Club Italiano) chiedono all’amministrazione regionale un incontro urgente per riesaminare insieme tutto il pacchetto sotto il profilo della tutela ambientale, così come avvenuto per il Piano di sviluppo del Gran Sasso con il vice presidente Lolli, in modo da non dover arrivare alla fase operativa con battaglie che farebbero solo perdere tempo e soldi a tutti.

Gli interventi di infrastrutturazione sciistica proposti sono vietati dalla normativa europea e nazionale posta a tutela di habitat e specie di valore ecologico, come l’orso bruno marsicano, il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale. Senza considerare che il “master plan” è in contrasto con il rilancio del progetto APE (Appennino Parco d’Europa), con il PATOM ed il percorso teso a far riconoscere dall’UNESCO le montagne come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Attraverso la riqualificazione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di interventi di risanamento del territorio e la realizzazione di mille micro-interventi, invece, si potrebbe sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia delle aree montane in modo durevole, fornendo lavoro ad un gran numero di persone. Si abbandoni, quindi, ogni ipotesi di distruzione; si scommetta, invece, sulla valorizzazione, perché la regione diventi un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una fruizione sostenibile dei grandi valori ambientali delle nostre montagne”.

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