Politica

Elezioni Regionali, Di Pangrazio chiude la campagna elettorale in un faccia a faccia con la stampa

«Rinuncio al finale comizio di rito e parlo ai cittadini attraverso di voi ringraziandovi per l’attenzione mostrata alla politica durante questa campagna elettorale, sintomo di un modo nuovo di fare giornalismo che risulta di pubblica utilità per il cittadino». Ha esordito così Giuseppe Di Pangrazio di fronte ad una platea di giornalisti in un confronto serrato con le maggiori testate del territorio.
Molteplici le questioni messe sul tavolo della discussione e notevoli i temi trattati sui quali il candidato PD al Consiglio Regionale ha replicato non sottraendosi e recando altresì proposte concrete da proporre in Consiglio. Due le questioni nevralgiche portate alla ribalta: la necessità di una integrazione fra area marsicana, zona aquilana, Valle Peligna e Alto Sangro che, al di là di sterili campanilismi, possa valorizzare l’Abruzzo interno e la necessità di utilizzare parametri diversi da applicare alle zone montane rispetto alle aree costiere dato per assodato un costo della vita maggiormente elevato.
Quale futuro quindi per la Marsica? Al primo posto degli impegni di governo deve esserci, a detta di Di Pangrazio, il lavoro che per la Marsica dovrebbe tradursi nella valorizzazione del settore agricolo con la creazione di una filiera agroalimentare capace di partire dalla produzione e giungere alla commercializzazione finale del prodotto. I 431 milioni di euro derivanti dal Piano Sviluppo Rurale verrebbero in soccorso alla nascente piccola e media impresa mentre il centro smistamento merci dovrebbe assolvere al ruolo di riferimento di tutto il settore agricolo. Indispensabile, per quanto concerne il lavoro, anche uno specifico assessorato preposto a seguire da vicino le crisi aziendali nonché capace di proteggere i livelli occupazionali e trovare un collegamento fra Ministero del Lavoro e acquirenti esterni.
Centrale nelle parole di Di Pangrazio anche la questione trasporti con la necessità di valorizzare la direttiva Tirreno-Adriatica, creare strette connessioni con Lazio, Marche e Molise e, per quanto riguarda la mobilità interna, razionalizzare i servizi evitando sovrapposizioni. Alla questione lavoro si collegano però anche le problematiche giovanili e il mondo dell’istruzione. Inammissibile per Di Pangrazio la dispersione delle eccellenze e valutabile la possibilità di creare un unico ateneo regionale con facoltà dislocate nei diversi territori in accordo con una programmazione di sviluppo in modo da poter indirizzare i giovani verso specializzazioni che ricalcano progetti ben definiti o, comunque, permettere alle giovani generazioni di formarsi fuori ma di poter spendere in regione le conoscenze acquisite.
Ultimo, non per importanza, il versante sanità. Salvati i posti di lavori nel reparto di diabetologia e scongiurata la chiusura della scuola infermieristica di Avezzano, restano 420 milioni di euro di debito e 120 milioni di euro di mobilità passiva per cui, ha concluso Di Pangrazio, «nei prossimi cinque anni occorrere spendere bene soldi e fondi. Non possiamo permetterci di sbagliare ma dobbiamo vincere questa scommessa».

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