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Editoriale

Ecco come l’uranio puo’ uccidere i soldati e le popolazioni coinvolte nei conflitti bellici…


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Verdura lavata male. Frutta maturata nelle zone a rischio. O semplicemente l ‘ossigeno. I veicoli delle nanoparticelle responsabili della Sindrome dei Balcani sono molteplici.
Con un unico drammatico elemento comune. Il risultato finale. “ Appena le nanoparticelle di metalli pesanti arrivano negli organismi vanno dove vogliono. Nel fegato, nei polmoni, perfino nello sperma. Quindi si ammassano e non c’è nulla da fare”. Così si sono ammalati i militari in missione nei Balcani. A spiegarlo, per la prima volta è una dottoressa. Non è un medico ma un fisico bioingegnere. “Cambia l’ approccio alla ricerca. Cambiano gli strumenti. Il nostro laboratorio, in particolare, utilizza un microscopio elettronico a scansione di tipo ambientale. Unico in tutto il mondo”.
Cosa avete scoperto?
Negli organismi dei militari ci sono nanoparticelle che non hanno motivo di essere lì.
Quali?
Metalli pesanti soprattutto. Sono stati inalati, respirati, mangiati. Poiché misurano meno di 20 micron, bypassano le barriere intestinali si accumulano e causano patologie.
Quanti casi avete studiato?
Una ventina. Nel midollo osseo c’ erano nanoparticelle compatibili con un teatro bellico.
Come fate ad essere così sicuri che queste siano state respirate in un “teatro bellico”?
Perché non esistono in nessun altro Paese dove non ci sia stata una guerra e dove i materiali non siano esplosi a temperature elevatissime. Come l’ uranio, che scatena una temperatura di 3036 gradi.
È’ l’uranio il colpevole della Sindrome dei Balcani?
Per dirla,come fece a suo tempo l’ onorevole Ballaman: l’ uranio è il mandante. Le nanoparticelle sono i killer, aggiungo io.
C’è una soglia di “tolleranza”? Una soglia minima al di sotto della quale possiamo stare tranquilli?
Domanda da un milione di dollari. Possiamo dire che una nanoparticella non fa’ niente. E’ l’accumulo ad essere letale. E sono le nanoparticelle prodotte da minor tempo ad essere le più dannose.
Cosa si può fare per proteggersi?
Basta coprirsi con tute e maschere.
Dottoressa, ci sta dicendo che potenzialmente tutti i militari impegnati in territorio bellico possono essersi ammalati?
Si.
Il pensiero va alle popolazioni dei Balcani…
Non solo. C’è un ecatombe in atto in Iraq e ovunque siano state utilizzate queste munizioni. Ci piacerebbe poter esaminare le biopsie dei pazienti bosniaci o kossovari.
Come è arrivata a questa ricerca?
Qualche anno fa un medico mi chiese di esaminare il fegato di un paziente e trovammo nanoparticelle di porcellana provenienti dai suoi denti finti. Poi incontrai un sottufficiale dell’ Osservatorio per la tutela delle Forze armate che mi parlò dei linfomi dei nostri militari.
Proporrà al governo di “acquisire” la sua ricerca?
Sottolineo che il governo fa del suo meglio per la vicenda uranio. Nessuno vuole che ragazzi di vent’anni muoiano. Detto ciò, ho offerto la mia disponibilità alla commissione e non escludo che i nostri risultati gli possano essere utili.

 

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