Italia

Droga: uccide figlio e si spara; movente l’addio a comunità

Ha detto alla moglie che andava a trovare il figlio in ospedale anche per parlargli del percorso di recupero dalla tossicodipendenza che stava facendo in una comunità e che aveva interrotto.

Così ieri sera Enrico Degani, 66 anni, è uscito dalla sua abitazione di San Faustino di Rubiera (Reggio Emilia) ed è andato nel reparto di Medicina all’ospedale Magati di Scandiano. Ha portato con sè la pistola, una Beretta 7,65 regolarmente detenuta, ed è entrato nella stanza dov’era ricoverato il figlio Andrea, 35 anni. Gli ha sparato un colpo alla testa, poi è andato nel bagno e si è ucciso.

Proprio i problemi di tossicodipendenza del figlio, secondo quanto ricostruito dai carabinieri reggiani, sarebbero alla base della tragedia: quei problemi avevano causato alla famiglia molta preoccupazione e sofferenza e, ora, la prospettiva di un’interruzione del percorso di recupero ha portato il 66enne a commettere il gesto estremo. Dentro la stanza c’era un altro paziente anziano, che dormiva, e sua figlia, che però non ha visto nulla, perchè un separè divideva i due letti. Appena ha sentito il primo sparo è corsa fuori dalla stanza per chiedere aiuto, ma nel frattempo è arrivato anche il secondo colpo.

Sulla dinamica dell’omicidio-suicidio non sembrano esserci dubbi. I carabinieri della tenenza di Scandiano, del nucleo operativo e dei Ris – coordinati dal sostituto procuratore di Reggio Emilia, Cristina Giannusa – stanno comunque svolgendo tutti gli accertamenti dovuti sulla pistola e sulla presenza di polvere da sparo sulle mani di Enrico Degani. I due corpi sono stati portati alla medicina legale di Modena per l’autopsia.

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