Cultura

“Dove tornano le nuvole bianche”: diario di un viaggio in Abruzzo

cicloeremia-viaggio-bici-paesi-abbandonati-abruzzo-4-473x355Sabato 5 dicembre alle ore 18, su iniziativa del blog “Qualche riga d’Abruzzo”, verrà presentato a Capistrello, presso la sede dell’associazione culturale Arzibanda, il libro dell’autore lancianese Ezio Colanzi. “Dove tornano le nuvole bianche” è un diario di viaggio edito da Uao Edizioni, neonata casa editrice aquilana. Un diario di un’esperienza reale, quella compiuta da Ezio Colanzi a giugno del 2015, quando in sella alla sua mountain bike ha percorso 700 km tra le strade d’Abruzzo. Mete disegnate sulla propria mappa una serie di paesi abbandonati del nostro territorio, che hanno vissuto negli anni lo spopolamento, e che oggi sono abitati solo dal silenzio e dalla natura che li circonda. Da Faraone a Gessopalena Vecchia, da Laturo a Torre di Sperone, un racconto intenso, fatto di strade di montagna e pastori incontrati per strada, di notti stellate all’ombra del Gran Sasso e racconti degli anziani. Lo spopolamento, l’abbandono dell’Abruzzo interno, la simbiosi con la propria bicicletta. Sono i temi che verranno narrati sabato dal vivo da Ezio Colanzi insieme a Mario Lusi, avvocato ma anche blogger appassionato dei temi della paesologia e dei luoghi dell’abbandono. Introduce Gianluca Salustri; info www.qualcheriga.it.

Dalla quarta di copertina: “Una bicicletta e chi la conduce: il diario di un viaggio insolito per settecento chilometri di sentieri e mulattiere attraverso l’Abruzzo abbandonato. Ezio Colanzi attraversa i luoghi dimenticati, racconta delle persone che li abitano e di quelli che periodicamente tornano a viverli. L’autore proietta le immagini di un piccolo mondo di storie vive e incandescenti, dove emergono biografie impensate. Storie che risplendono – attraverso le parole del libro – di un’umanità profonda e dimenticata. Un viaggio emozionante e intimo fatto di incontri inaspettati e sinceri come le montagne d’Abruzzo. La presenza di chi li attraversa e ne scrive è una collaborazione reale alla riscoperta. L’autore è allora anche soggetto e materia di questo libro e impone un ribaltamento prospettico cui è impossibile sottrarsi. Custode di un’eredità da raccogliere, diffondere e di cui interpretare il profondo messaggio”.

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