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Cultura

“Dopo 70 anni posso usare il mio vero nome”


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Avezzano – “Dopo 70 anni posso usare il mio vero nome, – afferma la donna scampata al terremoto del 1915 – per molto tempo credetti di essere Sandra Michelina Palmieri ma poi, scoperta la verità, mi rivolsi ai magistrati e mi diedero ragione, ma all’anagrafe il caso è stato risolto solo da pochi giorni”. Con questo sfogo, Gioia Clorinda Corbi ha annunciato la fine della sua odissea giudiziaria che non ha precedenti in Italia. Da bambina era scampata miracolosamente al disastroso terremoto che nel 1915 aveva distrutto la cittadina abruzzese di Avezzano. Ferita alla testa, era stata erroneamente scambiata per una coetanea vicina di casa. Tre anni fa la Corte d’Appello di L’Aquila, annullando il precedente verdetto del tribunale, riconobbe che, la bambina, sfuggita alla morte, si chiamava in realtà Clorinda Colbi, e non Sandra Michelina Palmieri, come invece risultava dalla sua carta di identità. i giudici applicarono l’articolo 239 del codice civile, secondo cui il figlio legittimo può sempre provare, anche con testimoni, la sua sostituzione con un altro neonato. Per la Corte, il termine “neonato” ha, infatti, un significato ben più ampio di quello che fornisce la scienza medica (fino a 30 giorni di vita), e quindi può estendersi anche a bambini che abbiano un anno e mezzo di età. Superato lo scoglio strettamente giuridico, i magistrati abruzzesi ritennero determinante, per identificare con certezza la donna, una serie di concordi testimonianze di familiari, nonchè le foto della bambina che evidenziavano una sorprendente somiglianza con i suoi veri genitori.

Il caso sembrava chiuso, ma per l’anagrafe di Avezzano nulla era cambiato: Sandra Michelina era viva, mentre Clorinda era morta. Si è reso necessario l’intervento del procuratore della repubblica per risolvere l’atroce dilemma, e successivamente, il tribunale ha finalmente messo le cose a posto: per lo stato civile Clorinda è tornata in vita, mentre sui registri anagrafici Sandra Michelina è deceduta. La signora Clorinda Corbi, che vive a Roma insieme a suo marito Michele Principato, ha potuto così cambiare la sua carta di identità e tutti gli altri documenti. La incontriamo nella sua abitazione, nei pressi dell’università, e le chiediamo per quale motivo si è rivolta alla magistratura per ottenere il cambio del nome. “Lo scopo principale è stato quello di veder riconosciuta la mia verà identità – ha spiegato la donna – e di poter essere sepolta, un giorno, accanto ai miei genitori nella cappella della famiglia Corbi, situata nel cimitero romano del Verano. Ora però, – prosegue Clorinda – desidererei anche un modesto contributo economico dai miei parenti che hanno ereditato a suo tempo, inoltre sono stata sfrattata e, non avendo avuto figli, a 72 anni non posso restare senza casa insieme a mio marito”. Clorinda, com’è avvenuto lo scambio di persona? “Il 13 gennaio si verificò il movimento tellurico che rase al suolo Avezzano – risponde la donna – e fra le trentamila vittime furono ritrovati i corpi dell’ingegner Ettore Corbi e di sua moglie Luigia Vannini, cioè i miei veri genitori. All’appello però, mancavano due bambine, Clorinda Corbi di un anno e mezzo e Sandra Michelina Palmieri di due anni”. Com’è stata rintracciata dai soccorritori? “Durante i lavori di ricerca delle persone travolte dai crolli – prosegue il racconto – fui trovata miracolosamente viva, anche se ferita alla testa. Erano passati ben cinque giorni dal terremoto, e la notizia commosse l’opinione pubblica e finì sulle prime pagine dei giornali dell’epoca. Fu così che Carlo Palmieri credette che io fossi sua figlia, Sandra Michelina, nonostante non mi avesse mai vista prima. Ricoverata all’ospedale romano Bambin Gesù, fui riconosciuta legalmente come sua figlia e mi portò a vivere con sé. Solo dopo la morte di quello che ritenevo mio padre, avvenuta nel 1933, seppi da un parente di essere in realtà Clorinda Corbi, cosicché decisi di rivolgermi alla magistratura.”

Pierluigi Franz

da ‘La Stampa’  21 gennaio 1985

 

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