Sanità

Donna contrae l’epatite C, 210mila euro di risarcimento dopo quasi 30 anni

Risarcita con 210mila euro la donna di Avezzano che ha contratto l’epatite C a seguito di una trasfusione avvenuta nel 1985 al policlino Gemelli di Roma. Una lunga battaglia legale che trova conclusione nel risarcimento che il ministero della saluta dovrà pagare alla donna. Il tribunale civile di Roma ha accolto la richiesta dell’avvocato Berardino Terra che assiste la donna coinvolta, A.C. . Il consulente tecnico del tribunale ha accertato che le sacche di sangue trasfuse alla paziente provenissero da donatori sospetti, in quando mai identificati nel corso delle donazioni. Inoltre, sempre il consultente ha stabilito che le sacche non erano state testate per la ricerca di eventuali virus. «Il tribunale» evidenzia l’avvocato Berardino Terra «ha accolto in pieno le mie censure mosse contro le gravi omissioni del ministero della Salute, il quale nel corso degli anni è rimasto sostanzialmente inerte, assumendo le necessarie iniziative soltanto dopo l’esplosione mediatica della vicenda Aids che può farsi risalire agli anni successivi al 1985. Fino ad allora grosse quantità di sangue ed emoderivati infetti, importate anche dall’Africa, sono state trasfuse senza alcun controllo a pazienti ignari che ne sono rimasti inevitabilmente contagiati. Soltanto nella Marsica si contano circa 200 casi di contagio di epatiti e anche alcuni di Aids».

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