Giudiziaria

Ditta Celi, scatta il clamoroso sequestro preventivo con avviso di garanzia

Oggi 13 gennaio 2015 i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Pescara, a Roma, Magliano de’ Marsi (AQ) e Francavilla al Mare (CH), sottoponevano a sequestro preventivo quattro abitazioni, beni nella disponibilità della ditta Celi Calcestruzzi S.p.a. di proprietà dei fratelli Franco e Sergio Celi, con sede in Massa D’Albe (AQ), per un valore di circa 1.800.000 (un milione e ottocentomila euro).

Contestualmente venivano notificate la comunicazione sul diritto di difesa e le informazioni di garanzia ai fratelli Celi ed al legale rappresentante, moglie di uno dei fratelli stessi.

Il sequestro è stato effettuato in esecuzione di un provvedimento del GIP presso il Tribunale di L’Aquila emesso, ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001, dal Dott. Giuseppe Romano Gargarella su richiesta della Procura della Repubblica Distrettuale di L’Aquila. Le investigazioni sono state dirette e coordinate dal Procuratore della Repubblica di L’Aquila Dott. Fausto Cardella e dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Antonietta Picardi,.

Il sequestro, finalizzato alla confisca ‘per equivalente’, ha lo scopo di assicurare allo Stato il valore corrispettivo al risparmio dei costi di smaltimento relativi ad almeno 16.000 mc di rifiuti inerti, tombati nella cava di Magliano de’ Marsi (al fine di mascherare l’escavazione in eccesso), rifiuti provenienti sia da attività proprie dell’impresa che da conferimenti provenienti da produttori di rifiuto estranei alla stessa.

Le indagini, svolte unitamente a personale dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente, erano già culminate, a marzo del 2012, con il sequestro, tra l’altro, dell’intera cava ricadente nei comuni di Magliano de’ Marsi e Massa D’Albe, estesa per 14 ettari, nonché con gli arresti domiciliari dei fratelli Celi, del Sindaco e del Vice Sindaco pro-tempore del comune di Magliano de’ Marsi nonché alla denuncia a piede libero di altre sette persone complici a vario titolo con i responsabili della ditta. I reati accertati erano quelli relativi all’eccessiva escavazione di materiale inerte per almeno 130.000 mc; all’omessa corresponsione di tributi ai due Comuni interessati; al ritombamento di almeno 16.000 mc di rifiuti inerti; all’ottenimento dagli amministratori pubblici di autorizzazioni illecite relative all’ampliamento della cava in cambio di favori e regalie nonché alla produzione di calcestruzzo di scarsa qualità.

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