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Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca!


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blog_digiampietroE no, non facciamo che pensate subito male!!! Un po’ di contegno, che diamine.

 

Nel titolo di questo editoriale mi riferivo, né più né meno, alla poltrona. Infatti questa è stata una settimana di passione (l’ennesima) in cui è emersa, qua e là, un po’ in ogni angolo d’Abruzzo la stessa esigenza pressante. E cioè, quella di confrontarsi con la politica e soprattutto con i suoi attori; i personaggi politici.

 

E allora proprio dalla definizione di personaggi cominciamo questa settimana; il politico abruzzese, e quello italiano in genere, si staglia nel panorama internazionale più per l’apparire che per l’essere. E quindi più che persone, diventano personaggi; con le loro caratterizzazioni poi, spesso sembra che recitino dei copioni già scritti (e forse è così) e raramente vanno a braccio (anche se spesso, purtroppo, improvvisano).

 

Niente viene lasciato al caso e così quella che sembra una casualità probabilmente invece nasconde una strategia pianificata nei minimi dettagli. Non che i sindacati non abbiano le loro colpe ma è altresì oggettivo che, negli ultimi decenni (episodio simbolo, la soppressione della scala mobile), i difensori dei lavoratori hanno subito una certa deregulation a loro discapito. Il lavoratore, dagli anni 80, ha perso potere decisionale e peso sindacale, sarete d’accordo, immagino.

 

Eppure l’importanza delle cosiddette “triangolazioni” era stata certificata dai fatti. Nel 2013 invece, e proprio nella nostra regione, ci risvegliamo accorgendoci che in quei confronti spesso accesi ma di frequente anche costruttivi manca ormai da tempo un lato del triangolo. Con i datori di lavoro e le parti sociali sempre sedute al tavolo, la sedia del politico rimane invece sempre più spesso vuota. Un comportamento stigmatizzato più volte ma che purtroppo è stato codificato e quasi istituzionalizzato dal potere.

 

E così in settimana borbottavano le sigle sindacali riunite a Pescara per decidere della programmazione economica prossima ventura della nostra regione e alzavano la voce, in un’immaginaria staffetta, in quel de L’Aquila, le rappresentanze sindacali della Pittini che si vedevano spuntate alla meta perché Chiodi si aggirava a debita distanza dagli operai celanesi.

 

Soli contro il mondo, come i dipendenti dell’ex Arssa che, fedeli ad un nome da portare avanti, come se fosse un vessillo, hanno abbandonato l’originaria ubicazione ex Ente Fucino (un nome, una garanzia) per finire invece nel capoluogo, sempre e comunque a girarsi i pollici (almeno le leggendarie barzellette dei decenni scorsi sono salve… quando dice il peso della tradizione). Con buona pace di Febbo.

 

Filo conduttore? Il ruolo antagonista del potere politico. E così, per un Chiodi che dice che delle questioni locali non si impiccia, c’è addirittura un Febbo che mette sul piatto una specie di Risiko della provincia de L’Aquila.

Attacco Avezzano con tre armate… e così fra privati, pubblici e parastatali abbiamo scoperto che, molto presto, da una parte si siederanno i sindacati, dall’altra i politici e che probabilmente toccherà ai “proprietari” difendere gli operai!

Quando dice poche idee e confuse!!!

 

Morale della favola; un’intera casta ha deciso di fare cartello con il proprio disimpegno. Così da preservare la propria poltrona. Ma allora che ci stanno a fare lì, solo le inaugurazioni???

 

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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