Italia

Dieci morti sul traghetto, giallo dispersi

L’incubo finisce alle 14.50 quando il comandante Argilio Giacomazzi, che nell’alba infernale del Norman Atlantic, domenica 28 dicembre, aveva dichiarato l’abbandono nave, lascia il traghetto devastato dal fuoco e inclinato di dieci gradi per il peso dell’acqua scaricata dagli idranti dei vigili del fuoco. Quaranta ore dopo l’allarme per l’incendio scoppiato nei garage, è l’ultimo a scendere dal relitto, assieme a quattro ufficiali della Marina militare che hanno fornito assistenza nelle operazioni di salvataggio dei passeggeri e dell’equipaggio, effettuate con grandi difficoltà a causa del mare in burrasca in gran parte con una staffetta di elicotteri. Ma la conclusione dell’intervento che consente di portare in salvo 427 persone «da una nave in fiamme e con venti anche di 40 nodi», una operazione che l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina italiana definisce «una impresa storica», è accompagnata da un bilancio tragico: le vittime accertate sono dieci, il numero dei dispersi è imprecisato. Dei 478 presenti sulla lista d’imbarco del traghetto della Visemar, partito da Igoumenitsa, nella Grecia nordoccidentale e diretto ad Ancona, ancora 41 mancano all’appello.

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