Lavoro

Di Lorenzo: la Regione taglia il budget, i lavoratori pagano pegno

Licenziamenti alle porte alla clinica Di Lorenzo, dove la riduzione del budget 2014 stabilita quasi a fine anno –la Regione ha notificato il decreto alla proprietà il 10 novembre – spinge fuori dalla clinica 12 lavoratori: la casa di cura marsicana messa alle strette dalla proposta di contratto “tardiva e con budget inferiore”, avendo già raggiunto il tetto massimo delle risorse assegnate per l’anno in corso, ha messo in agenda il sacrificio dei posti di lavoro. Linea avversata dai sindacati che, in un vertice con la proprietà, hanno espresso a chiare note il loro “no a licenziamenti, suggerendo, se necessario, il ricorso alla Cig in deroga”, impegnandosi a mettere in atto tutte le azioni idonee a ottenere un riequilibrio dei tetti di spesa e una pianificazione in tempi giusti per gli anni a venire. La decisione finale sulla sorte dei 12 lavoratori, comunque, è slittata a fine mese, quando proprietà e forze sociali torneranno al tavolo di confronto. “La situazione nel pianeta sanità non è delle migliori”, afferma il segretario provinciale Uil Fpl, Fabrizio Truono, “ma non possono essere certo i lavoratori a pagare dazio per un sistema che fa acqua da tutte le parti. Occorre una riorganizzazione generale del comparto fondata su dati reali e tempi giusti, i tagli lineari producono altri disastri”. Stop all’improvvisazione, quindi, ai provvedimenti fuori tempo massimo, soprattutto in vista dell’attuazione del nuovo decreto del Ministero della Salute (2014/2016) che definisce i futuri standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera organizzata in tre ambiti: Presidi Ospedalieri di base (da 80 a 150mila abitanti, con i soli reparti di pronto soccorso, medicina interna, chirurgia generale, ortopedia, anestesia-rianimazione, radiologia, emoteca, osservazione breve intensiva, quindi specialistiche ridotte al lumicino); P.O. di 1° livello (da 150 a 300mila abitanti); P.O. di 2° livello da 600mila a 1milione e 200 mila abitanti. La tempesta di oggi, quindi, sembra destinata a trasformarsi in un vero e proprio uragano, soprattutto per i piccoli ospedali, mentre la sopravvivenza delle strutture ospedaliere private accreditate sarà legata a un numero minimo di posti letto in grado di assicurare efficacia e sicurezza delle cure. La Uil Fpl, consapevole della portata del decreto approvato dalla conferenza Stato-Regioni, lancia il grido d’allarme alle istituzioni abruzzesi: “il riordino del sistema sanitario è alle porte”, sottolineano Giuseppe De Angelis e Antonio Ginnetti, rispettivamente segretario generale regionale e segretario regionale con delega alla sanità, “per evitare che diventi un massacro sociale, occorre agire tempestivamente mettendo in piedi un sistema sanitario regionale a misura di cittadini, con un servizio pubblico ben organizzato integrato dal privato”. Sinergia e complementarità, quindi, evitando doppioni e sprechi con servizi capillari nei territori e niente campanilismi. Per De Angelis e Ginnetti, quindi, le basi del futuro modello sanitario abruzzese, con al centro gli abruzzesi, devono poggiare su una “rete ospedaliera ad alta professionalità e con tecnologia d’eccellenza legata alla complessità e ai bisogni, un efficace sistema di emergenza territoriale, una gestione oculata delle cronicità, una rete di servizi capillari nei territori”. Queste priorità devono determinare risposte diverse, all’emergenza territoriale ed alla cronicità bisogna rispondere con servizi più vicini ad i cittadini e quindi con una forte capillarizzazione, al contrario la rete Ospedaliera, impegnata nella complessità e nella vera urgenza, deve essere concentrata e forte sia dal punto di vista professionale che tecnologico. Strada da imboccare al più presto per consegnare alla storia, una volta per tutte, quel vecchio appellativo di “Regione canaglia”…

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