Cultura

Dario Fo, il ricordo di Giampiero Nicoli e dell’attore Lino Guanciale


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Il 13 Ottobre 2016 l’Italia ha perso uno dei più grandi artisti del ‘900. Dario Fo, artista e intellettuale, si è spento all’ospedale Sacco di Milano dove era ricoverato da circa due settimane. Attore, drammaturgo, regista e scrittore, Fo ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1997 “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Abbiamo chiesto un ritratto dell’istrionico Maestro all’avvocato Giampiero Nicoli, coordinatore della stagione di prosa del Teatro dei Marsi Avezzano, e a Lino Guanciale, noto attore di cinema e teatro.

“Un grande arcobaleno delle arti: l’attore e il giullare, che ha rivoluzionato l’essenza della creatività sul palcoscenico, prestando il corpo nella sua interezza, la indefinibile gamma sonora della sua vocalità, la mobilità del suo sguardo dalle mille sfumature, la sua insuperabile abilità di affabulatore, all’espressione della poesia, della commedia, del dramma, della satira, della leggenda”, ricorda l’avvocato Giampiero Nicoli, “Il pittore e lo scenografo, straordinario, formatosi nell’Accademia di Brera e che ha dipinto fino al momento della sua scomparsa. Lo scrittore e il drammaturgo, con una produzione ricchissima, originale, incisiva, irriverente e sempre accattivante. Un intellettuale a tutto tondo, premio Nobel per la letteratura. Un laico ad oltranza e mangiapreti che provava attrazione verso Gesù e la sua lezione. “Come si fa a non essere affascinati da una simile personalità? Che sia figlio di Dio o no, per me poco conta. Quello che mi colpisce e mi interessa del Cristo, è il suo essere uomo. Uno come noi, ma capace di una libertà, di un coraggio, di una spregiudicatezza straordinari” aveva detto nel libro intervista “IL MONDO SECONDO FO” (Giuseppina Manin, 2007, Biblioteca della Fenice). E soprattutto, un uomo libero, sognatore di utopie, che esaltava “gli artisti, gli inventori, gli esploratori di terre e di idee, quelli che hanno l’ardire di cambiare le regole, di mandare all’aria l’ordine costituito, il senso comune”; che si è sempre battuto per la supremazia dell’Essere sull’Avere, perché altrimenti non si può cogliere “il senso di quella grande, breve follia che è la vita”. Ed infine, per la sua vita di coppia con Franca Rame, un simbolo dell’Amore umano. Insomma, un monumento, per la cui scomparsa tutti gli uomini di intelletto, nel travagliato nostro tempo, non possono non sentirsi un po’ orfani. Tristezza mitigata soltanto dalla imprevedibile coincidenza della storia, che nello stesso giorno della scomparsa di Dario Fo, vede conferito il premio Nobel per la letteratura, a un “menestrello” come Bob Dylan, con l’evidente analogia della giuria di Stoccolma per una concezione postmoderna della letteratura”.

“Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il Maestro Dario Fo, e me ne rammarico moltissimo”, ha detto Lino Guanciale, “Devo molta della mia vocazione teatrale al suo “Mistero Buffo”, alla scoperta dei suoi testi e allo studio dell’esperienza produttiva della compagnia Fo-Rame, capace di costruire una rete distributiva parallela e non meno nobile di quella ufficiale dei Teatri Stabili, che ripudiò i due artisti un po’ come fece la televisione pubblica, costringendoli a inventarsi, ex novo, una “casa” per i loro spettacoli, Fo significa coraggio, talento, competenza, serietà, leggerezza, ricerca. In un paese di pavidi musoni non è affatto poco, mi pare. Ha dato a tutti noi l’esempio di come si possa restare coerenti e liberi, giocando a smascherare pregiudizi e censure idiote. Bisognerà essere all’altezza dell’insegnamento”. Un insegnamento che Fo ben condensò in una frase, ormai celebre: Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere.”

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