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Crisi economica e spese dei marsicani: il bilancio finale


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Era il mese scorso quando Marsicanews, per vederci chiaro sulla reale situazione dei servizi commerciali di zona, intraprendeva un viaggio nel mondo del mercato marsicano sondando gli animi di compratori e commercianti con un duro obiettivo, quello di trovare risposta ad una semplice ma ardua domanda: quanto pesa realmente la crisi economica sulle tasche dei marsicani?

Per farlo avevamo scelto, come ricorderete, di seguire un criterio geografico-settoriale focalizzandoci su alcune zone (Centro commerciale “I Marsi”, Avezzano centro, “impero” cinese) ed alcuni ambiti (parrucchieri, estetisti, ristoranti, farmacie), il tutto in un periodo particolare, quello natalizio, da sempre sinonimo di regali, compere ed acquisti.

Tirando, dunque, le somme della nostra indagine a quale risultato siamo giunti? Come si sono comportati i marsicani in queste festività? Che “voto” possiamo dare alla crisi marsicana? Tenendo conto anche dei pareri discordanti che sovente la nostra redazione ha rilevato, per apporre il sigillo a quest’inchiesta, occorre mettere sul piatto della bilancia tre pesi e tre misure: il parere dei commercianti, le dichiarazioni dei compratori e i dati certificati della crisi economica.

Ma procediamo con ordine e partiamo da quanto hanno dichiarato dirigenti e dipendenti delle attività marsicane. Pur ammettendo un calo numerico rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la ricerca effettuata tra locali del centro cittadino e servizi del centro commerciale lascia soddisfatti i gestori di pub, bar, ristoranti e pizzerie. Insomma, vuoi il clima di festa, vuoi le aperture straordinarie, almeno per la movida locale i tempi duri della crisi sembrerebbero lontani. A fare compagnia alla schiera degli ottimisti, ci sarebbero poi anche i tabaccai per i quali la crisi avrebbe addirittura fatto crescere gli introiti legati a sigarette e schedine del lotto come a dire che nella disperazione, tra una sigaretta e l’altra, i marsicani sognano e sperano in un vincita in denaro.

Reggerebbe bene l’attuale congiuntura economica ed il forte aumento della pressione fiscale anche il settore bellezza (dalla cosmesi al parrucchiere) sebbene perdite -finanche del 40%- ce ne siano, come confermano i proprietari dei saloni avezzanesi che, per correre ai ripari, stanno cercando di coniugare prezzi bassi e qualità elevata attraverso promozioni e tessere clienti in grado di fidelizzare l’usuale clientela ed attirare nuovi utenti da sottrarre, si augurano, all’illegale fenomeno delle ‘acconciatrici d’abitazioni’. Buone novelle anche dal settore sanitario. I marsicani infatti come, c’era da aspettarsi, non rinunciano (semmai si possa decidere di farlo!) alle spese della salute ed affollano le farmacie cittadine seppur con un occhio di riguardo per la scelta di farmaci equivalenti.

Tutto (o quasi) ‘rosa e fiori’? Evidentemente no giacché si scorgono ancora all’orizzonte i pesanti nuvoloni dei settori problematici, primo tra tutto quello del vestiario. Escludendo dal discorso il comparto dell’abbigliamento bimbo nel quale i genitori dimostrano quasi di non badare a spese, la fascia media dei marsicani sembra infatti orientarsi su “linee basic” e prodotti cinesi sostituendo, per ovvie ragioni economiche, i prodotti di buona fattura di un tempo con articoli meno costosi.

Ed entriamo così in un mondo, quello cinese, che, a dispetto delle molte attività italiane costrette a chiudere saracinesca, non sembra conoscere declino. Il loro segreto? Nonostante l’omertà riscontrata, siamo riusciti a scoprirlo. Oltre naturalmente all’attivismo e ai prezzi ultra concorrenziali, la formula vincente della loro gestione imprenditoriale sarebbe la disponibilità di liquidità legata ad una visione economica che, diversamente da quella italiana tutta improntata sugli istituti di credito, funziona appunto in contanti. Il giro procede pressoché in questo modo: i parenti in Cina affidano a chi espatria i propri risparmi che vengono quindi investiti nell’attività italiana ed il guadagno non speso nel nostro Paese viene inviato a casa pronto per essere reinvestito in nuove attività, il tutto senza l’ingerenza delle banche italiane.

Ma se del denaro contante i cinesi hanno fatto il loro punto di forza, la mancanza di liquidità sarebbe invece alla base della contrazione degli acquisti che la quasi totalità dei compratori ha dichiarato. Per avere chiaro il concetto e costatare la magrezza delle feste marsicane è bastato dare uno sguardo ai carrelli spesa del più grande supermercato di zona, l’Ipercoop del centro commerciale “I Marsi”, pieni solamente di merce in offerta e prodotti non di marca. Il perché è presto detto: con l’aggravarsi della fiscalità che lo Stato impone ai cittadini, nel portafoglio dei marsicani è rimasto davvero poco da destinare alle spese natalizie.

Come reagire? Anche in terra marsicana si sono attesi i saldi, in perfetto accordo con la tendenza nazionale che, da una ricerca Confcommercio, riguarderà il 76,7% degli italiani con un aumento di otto punti percentuali rispetto allo scorso anno, segno evidente di una crisi che incide ancora fortemente sui consumi.

Ma passiamo ai dati nostrani. Sul fronte industriale, quello appena passato è stato davvero un annus horribilis iniziato con la crisi Micron e conclusosi con i licenziamenti alla Pittini e alla Cartiera passando per la cassa integrazione di tutte le realtà industriali marsicane nessuna esclusa. Come è facilmente intuibile, la perdita di centinaia di posti di lavoro ha finito inevitabilmente per mettere in ginocchio le famiglie marsicane, tutte contagiate, chi in un modo chi nell’altro, dal virus letale della crisi che proprio in Abruzzo, nel corso del 2013, ha visto ben sette persone togliersi la vita a causa delle difficoltà economiche (l’ultimo, in ordine di tempo, il capistrellano Giancarlo Persia di 47 anni).

In cosa si è tradotto tutto ciò? Il bilancio finale relativo alle aziende racconta di strutture di grande e media distribuzione che riescono -se non a guadagnare- almeno a reggersi a galla, accanto invece a piccoli negozi al dettaglio, magari ubicati in zone periferiche, che privi di un marchio rinomato e lontani dalle catene franchising, non riescono più a sopportare il colpo. E i marsicani? La realtà, dura da accettare, mostra un ampliamento della forbice tra ricchi-poveri e la creazione di una nuova media fascia di compratori che non solo ha ridotto gli acquisti ma, per paura di spendere, spesse volte evita addirittura di entrare nei negozi.

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