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Contro la cancellazione del tribunale la Marsica tutta si mobilita e scende in piazza

Grande e sentita partecipazione, ieri pomeriggio, per la marcia promossa dal Comune di Avezzano e dal comitato pro-referendum per fermare, come ha asserito il consigliere regionale Gino Milano, «una scellerata legge di soppressione che finirà per creare un Abruzzo del nord con presenza di ben quattro tribunali ed un Abruzzo del sud che, con la cancellazione dei palazzi di giustizia di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano, diventerà “terra di nessuno”».

«Siamo qui per un motivo preciso» ha dichiarato il presidente del comitato pro-referendum, l’avvocato Fabiana Contestabile, «perché nove Regioni e 23 milioni di cittadini hanno chiesto un referendum, siamo qui per un grido, affinché non ci venga rubato il diritto alla giustizia dal momento che senza giustizia non esiste possibilità di convivenza civile».

E a far sentire la propria voce in vista del verdetto della Corte Costituzionale (chiamata il prossimo 15 gennaio a pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito referendario) c’erano ieri tutti i sindaci della Marsica i quali accompagnati dal presidente della provincia, Del Corvo, dalle senatrici Pezzopane e Blundo, dai sindacati, dalle associazioni di volontariato ma anche da semplici cittadini, studenti e forze dell’ordine, hanno sfilato per le strade di Avezzano organizzati in un corteo, simbolicamente aperto da una lunga bandiera tricolore.

La carovana, con in testa gli studenti dell’istituto Corradini i quali hanno provocatoriamente letto alcuni passi della Costituzione Italiana volti a sottolineare l’incostituzionalità di una riforma che lede il diritto il diritto alla giustizia e cancella le autonomie locali, ha mosso i suoi passi dal Municipio di Avezzano e, snodandosi nelle vie del centro, ha raggiunto il vero luogo simbolo della lotta: il tribunale cittadino, teatro della arringhe finali.

All’appello del sindaco di Avezzano che, orgoglioso di poter assistere al «ricompattamento della grande Marsica», ha invitato la Pezzopane e la Blundo a portare nei palazzi romani il grido di dolore della comunità marsicana, ha immediatamente fatto seguito la risposta delle due senatrici le quali, seppur convinte dell’inadeguatezza della riforma ed impegnate nel presentare emendamenti e proroghe, hanno finito per innescare nel pubblico presente un sentimento di insoddisfazione tradottosi nel grido di “no alla proroga, si alla riforma”. Dopo l’intervento del presidente Del Corvo il quale ha invitato la Corte Costituzionale a guardarsi bene dal porre il veto ad un referendum che, se bocciato, susciterà una rivoluzione sociale, sono arrivati i saluti di Peppino Ranalli, primo cittadino di Sulmona, di S.E. Monsignor Santoro che seppur fisicamente assente ha affidato il suo pensiero di supporto ad una missiva letta da don Aldo Antonelli, di Antonello Tangredi (Fim-Cisl) che ha sottolineato quanto la perdita del tribunale aggraverebbe la già precaria situazione economica marsicana, e del presidente dell’Ordine degli avvocati di Avezzano Sandro Ranaldi, il quale ha pubblicamente ringraziato le due colonne portanti del progetto referendario, gli avvocati Mario Petrella e Roberto Di Pietro.

Prima di riprendere la parola per ribadire che anche difronte al no della Corte Costituzionale le nove regioni ricorreranno in appello alla Corte di Giustizia Europea, l’avvocato Contestabile ha dato voce anche ai genitori dei ragazzi del centro S. Domenico, agli studenti marsicani, al movimento Casa Pound e ad una rappresentanza di dipendenti del tribunale stesso.

A suggellare il tutto è stata l’accensione di una fiammella che, come simbolo di speranza, è volata in cielo accompagnata dalle note dell’inno d’Italia.

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