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Cronaca e Giudiziaria

Confagricoltura: Tubercolosi nel PNALM “portata” dagli animali selvatici


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Ok al confronto per trovare rimedio al problema tubercolosi nel Pnalm, ma dati alla mano, a partire dai risultati dello studio Life realizzato dal Parco nel 2012, “nei quali risulta chiara la positività alla tubercolosi e non solo, di molti animali selvatici”. Confagricoltura è pronta a fare gioco di squadra per risolvere un problema che danneggia tutti, ma per evitare “equivoci o giochetti” mette subito i puntini sulle i e sollecita un tavolo presieduto dall’assessore regionale Dino Pepe, “affinché”, afferma Vinicio Blasetti, presidente sezione zootecnica di Confagricoltura, “la vicenda venga ricondotta nelle righe di un confronto civile dove ognuno si assuma le proprie responsabilità traendone le dovute conseguenze”.

Punto di partenza, quindi, lo studio del progetto LIFE 09 NAT/IT/000160 “che”, sottolinea Blasetti, “attestava l’assoluta negatività degli animali domestici allevati in zona, mentre accertava che la tubercolosi era ampiamente diffusa tra i selvatici”. Questi i numeri relativi al progetto Life “Relazione tecnica sulle procedure di controllo sanitario e status del bestiame domestico pascolante nelle aree di presenza dell’orso – Azione A2 Azione A2: “Valutazione del rischio sanitario legato alla presenza del bestiame domestico, dei protocolli di monitoraggio in vigore e definizione di linee guida in collaborazione con i principali attori territoriali”: orso 0% (n=2) 0%; animali domestici 0% (n. 3590 allevamenti) %; capriolo: 33% (2%-88%); cervo: 5% (1%-17%); cinghiale: 23% (14%-36%); tasso: 18% (6%-41%); lupo: 19%(8%-37%).

Lo studio, quindi, risultò negativo sia per l’orso che per gli animali domestici, evidenziando però la positività dei selvatici. E allora Confagricoltura, convinta che ogni allevatore ha l’obbligo di aderire alle profilassi sanitarie in garanzia propria e della collettività, pretende rispetto delle regole per tutti, senza fughe in avanti né tesi precostituite di stampo ambientalista, e chiede di conoscere per quali motivi nel 2012 è stato omesso di denunciare la presenza di animali infetti? L’origine del problema, infatti, potrebbe essere proprio lì.

“A meno che”, conclude Blasetti, “dietro a quel silenzio non c’era un disegno che, in barba alla sopravvivenza dell’orso, tendesse a danneggiare gli allevatori, una categoria già ampiamente penalizzata”. Per fare chiarezza e condividere un percorso mirato a trovare soluzione al problema tubercolosi nel Parco, Confagricoltura confida in una sollecita azione dell’assessore Pepe, ovvero la convocazione di un tavolo tecnico con i colleghi alla Sanità e all’Ambiente, il Parco d’Abruzzo Lazio e Molise e tutti i portatori d’interesse.

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