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Confagricoltura, stop centrali biomasse nella Marsica

«Nella Marsica ci sono già sei centrali a biomasse, ulteriori impianti potrebbero potenzialmente compromettere l’equilibrio delle colture del Fucino». È la preoccupazione di Stefano Fabrizi, direttore di Confagricoltura L’Aquila, che interviene sul dibattito relativo sui nuovi impianti progettati in vari comuni della zona.

«Le centrali esistenti – spiega Fabrizi – sono nate in diretta connessione con le aziende agricole del territorio. Alcuni impianti utilizzano sottoprodotti aziendali, andando a chiudere una catena e trasformando in energia alcuni prodotti potenzialmente dannosi per l’ambiente. Altre aziende sono diventate totalmente autonome dal punto di vista energetico grazie alle biomasse».

«Ma sei centrali sul territorio sono già più che sufficienti – prosegue Fabrizi -. L’uso industriale delle colture è stato diffuso dal momento in cui, per la rotazione, bisognava sostituire la barbabietola. Servivano almeno 1.500 di produzioni alternativa. Inizialmente, gli agricoltori hanno iniziato a piantare pomodori. Poi è arrivata questa opportunità industriale delle biomasse ed è stato inserito il mais.

Le colture hanno già raggiunto 1.700 ettari, ulteriori allargamenti delle piantagioni di questo tipo potrebbero produrre un disequilibrio. Per questo motivo – conclude il direttore di Confagricoltura – speculazioni industriali potrebbero trasformare un sistema virtuoso di impianti tutto sommato utili alla collettività in qualcos’altro».

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