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Confagricoltura L’Aquila: “Il Crab diventi una cooperativa gestita dai lavoratori”

“L’infinita telenovela del Crab non sembra avere soluzione, la politica è responsabile dello sfascio, i dipendenti che giustamente protestano per il loro futuro, non appaiono in grado di fare proposte se non quelle di rivendicare il posto di lavoro ed il pagamento degli stipendi attraverso le casse regionali”. Lo rende noto Fabrizio Lobene, presidente di Confagricoltura L’Aquila. “Non siamo del tutto convinti – spiega Lobene – che il Crab sia necessario a rilanciare l’agricoltura del Fucino. I motivi di questo scetticismo risiedono nel fatto che gli agricoltori del Fucino, a parte alcune rare eccezioni, non se ne servono, anche se poi spendono centinaia di migliaia di euro per assistenze specialistiche e analisi richieste a università e tecnici privati anche fuori regione. Presidenti e consigli di amministrazione sono stati incapaci a cercare commesse e predisporre piani industriali sostenibili”.

“Ed allora cosa proporre? I dipendenti – afferma Confagricoltura – se ritengono che le strutture del Centro di Via Pertini siano ancora all’avanguardia, perché non chiedono alla regione di affidare gratuitamente il complesso industriale ad una cooperativa di lavoro da loro stessi costituita? Si mettano alla prova, inizino ad operare con criterio privatistico e, sicuramente, otterranno commesse non solo dal mondo agricolo del Fucino ma anche dalle imprese dell’industria agroalimentare e agrochimica fuori regione. Confagricoltura ritiene questa proposta, allo stato, l’unica praticabile, guardare alla soluzione Abruzzo Engineering è sempre lecito, si sappia però, che subito dopo dovrà scattare la soluzione per il personale dell’ARA e quella di qualche Consorzio di Bonifica. Siamo disposti – conclude Confagricoltura – a rivedere i nostri giudizi e diventare i maggiori difensori di un Crab che funziona e rende servizi avanzati al mondo agricolo. Resteremo indifferenti alle soluzioni finalizzate esclusivamente alla salvaguardia del posto pubblico, perché troppo abituati alla chiusura di aziende private che lasciano i dipendenti senza lavoro e prospettive”.

 

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