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La condizione giovanile in Italia tra crisi economica, esistenziale, culturale


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L’epoca attuale, meglio conosciuta come “postmoderna”, sembra essere indubbiamente nefasta per i giovani di oggi. Le cause di questo quadro sfavorevole sono da attribuire, in particolar modo, a due eventi che stanno caratterizzando tale periodo storico: la crisi economica globale e il “collasso” dei valori.

Da una parte stiamo assistendo ad una sciagura dalle proporzioni bibliche che sta sconvolgendo l’intera economia globale e che,tra l’altro,non poteva essere prevista in alcun modo. L’Italia, dopo Grecia, Spagna e Portogallo è, infatti, il Paese che sta pagando di più gli effetti di tale crisi che non ha precedenti nella storia di questa nazione. Dall’altra, stiamo invece assistendo ad un declino culturale dovuto all’avvento del nichilismo e all’incapacità di creare nuovi valori. Ma andiamo con ordine.

L’Italia ha un debito pubblico superiore ai 2000 miliardi di euro e questo è il principale motivo per cui essa risulta essere maggiormente esposta ad un collasso finanziario rispetto ad altri Paesi della c.d. “zona Euro”. A tal proposito, l’Europa ha chiesto all’Italia di fare “sacrifici strutturali” per sanarlo e raggiungere il pareggio di bilancio ma questa direttiva,per quanto necessaria, ha avuto delle ripercussioni negative per la popolazione e, in particolar modo, per i giovani. I numeri sono impietosi: dall’inizio della crisi la disoccupazione giovanile ha raggiunto la cifra allarmante del 40% che corrisponde a 667.000 unità (il riferimento è ai giovani tra i 15 e i 24 anni). Se dovessimo calcolare anche la fascia d’età che va dai 25 ai 30 anni il numero aumenterebbe sensibilmente. E’ il periodo dei licenziamenti, del crollo del settore industriale, del precariato perenne, dell’aumento della pressione fiscale e di altri fattori negativi che mostrano il volto di un Paese in piena recessione.

Ovviamente, questa condizione di instabilità economica e sociale ha avuto dei risvolti sul benessere psicologico delle persone. Non è una coincidenza se negli ultimi anni i casi di depressione, di stress e di ansia fra i giovani, siano aumentati. Quotidianamente, sui principali ‘Tg’ televisivi, sentiamo notizie di suicidi, di ragazzi in piena crisi esistenziale perché una volta conclusi gli studi non hanno più punti di riferimento, non sanno più che cosa fare in quanto si sentono abbandonati da quelle Istituzioni alle quali è stato affidato il potere di decidere delle loro sorti e di quelle di un intero Paese. Ciò che sta emergendo, insomma, è una generazione di ragazzi senza identità, senza un ruolo sociale, disillusa sulle proprie prospettive.

A complicare ulteriormente le cose ci pensa anche la crisi culturale e il fenomeno del nichilismo. I giovani si trovano ad abitare un’epoca “dalle passioni tristi” poiché manca la prospettiva del futuro. Questo è diventato imprevedibile e l’imprevedibilità retroagisce come mancanza di motivazione all’impegno, all’applicazione, allo studio. Che senso ha per un giovane laurearsi se il futuro gli si prospetta non più come promessa ma come minaccia? Che senso ha studiare, impegnarsi oltre il limite, se poi la società lo vede come un peso piuttosto che come risorsa?

Ed è qui che nasce l’incubo del nichilismo, del disorientamento adolescenziale, dovuto alla consapevolezza di non sentirsi accettati da una società che non fa altro che “respingermi” e che,molto spesso, porta a considerare come uniche “valvole di sfogo”, l’alcol e la droga.

Ma la diffusione massiccia di queste due sostanze tra i giovani non deve essere pensata come il desiderio di fare esperienze diverse da quelle quotidiane in quanto le usano solo perché sono due potenti anestetici.

Se il futuro non ha più uno scopo, se gli adolescenti non ricevono alcuna risposta ai loro “perché”, non resta loro che “anestetizzarsi” da questa situazione. Questo spiega anche perché i giovani preferiscono “vivere” la notte anziche’ il giorno. Se di giorno non hanno “identità” perché nessuno li cerca e li chiama per nome è,invece,di notte che si sentono a loro agio perche’ non avvertono più il peso del disagio diurno.

Inoltre, la mancanza di lavoro, impedisce loro di mettere su famiglia. Nella società attuale sembra sia divenuto impossibile riprodursi dai 20 ai 30 anni. I più fortunati si sposano dopo i 30 perché dietro le spalle hanno ancora i genitori pronti a sostenerli ma  anche questa situazione  sembra essere diventata un privilegio di una piccola minoranza. E,sinceramente, una società che si rende incompatibile con la riproduzione non è per niente orientata alla crescita.

Concludo, sostenendo che,perdurando queste condizioni, è difficile che una società possa continuare ad esistere in un futuro prossimo soprattutto se si prescinde dalla capacità sessuale ed intellettuale. Forse è arrivato il momento di analizzare sul serio il rischio di poter soccombere e trovare,insieme,le soluzioni per evitarlo. Che questo sia l’inizio del declino dell’Occidente? Teniamo sempre ben presente che in passato molte civiltà, sono nate, cresciute, ed alla fine si sono estinte…

 

                                                                          Prof. Sandro VALLETTA

                                                                 (Ha collaborato il dott. Carlo MANNA)

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