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Italia

Concordia: Schettino, la colpa è stata dei miei ufficiali


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«È tutta colpa dei miei ufficiali. La verità è quella del codice di navigazione. Stavamo a mezzo miglio dalla costa e a quella distanza il governo della nave è affidato alla guardia».

È questa la verità dell’ex comandante di Costa Concordia Francesco Schettino in un’intervista rilasciata al quotidiano genovese Il Secolo XIX a Grosseto, dove è in corso il processo a suo carico. Schettino ha negato che la nave stesse facendo l’inchino: «solo un passaggio ravvicinato a mezzo miglio marino. invece ci siamo trovati sugli scogli e nessuno a dire: comandà, siamo alla distanza minima, comandà attenzione». Schettino racconta la sua verità e cioè che si accorge del pericolo solo quando vede «la schiuma. Ordino al timoniere di accostare prima a dritta per aggirare lo scoglio poi a sinistra per evitare che la poppa schiaffeggi il basso fondale. Ma il timoniere sbaglia, alla fine va a dritta».

In quel momento la nave imbarca acqua e «in quei casi bisogna mantenere la calma e capire cosa è successo – ha detto Schettino -» perchè «il comandante ha bisogno di informazioni precise per decidere». Comunque la Concordia «galleggiava, questa era l’informazione che mi è stata data». E quando Schettino, al capo dell’unità di crisi di Costa Ferrarini, chiede un rimorchiatore, lui risponde «di chiamarmelo da solo col telefonino.

Se lo avessi fatto per radio lo avrebbero sentito tutti. Sarebbe stato soccorso. E chi presta soccorso, per il codice di navigazione, può chiedere una ricompensa pari al valore della nave». Schettino prosegue il suo racconto sul naufragio ribadendo di non aver abbandonato la nave: «Mi hanno scagionato tutti, usando termini diversi: caduto, scivolato, saltato su una lancia… la verità è che se un piano inclinato s’inclina oltre un certo grado sei soggetto alla forza di gravità». E poi la telefonata con il comandante della Capitaneria De Falco: «Sono sbarcato sugli scogli davanti alla nave – ricorda Schettino – e avevo già parlato con il comando generale a Roma (…) quando mi chiama De Falco avevo segnalato da poco che le motovedette non andavano sottobordo a soccorrere i naufraghi: per paura, perchè la Concordia si stava inclinando sempre di più. De Falco è aggressivo perchè ha saputo del comportamento delle motovedette, attacca per difendersi. Poi, certo, io avevo la voce di uno che stava vivendo la tragedia della sua vita. Ero avvilito, quello non capiva». Schettino infine ribadisce di «aver fatto la scelta giusta. Però mi chiedo: qual è il parametro per definire una tragedia, il valore della nave o delle vite umane?».

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