Abruzzo

Comuni: più piccolo sei, meno soldi hai

Se in Abruzzo si fondessero i Comuni sotto i 500 abitanti si verrebbero a risparmiare circa 8 milioni di euro e gli enti locali risultati potrebbero garantire servizi più efficienti conservando il diritto dei cittadini ad eleggersi la rappresentanza politica. È la tesi di Bruno Dante, autore di una analisi dei bilanci dei piccoli comuni abruzzesi, che ha scritto al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, al presidente della V commissione della Camera Francesco Boccia, e all’omologo del Senato Antonio Azzolini, per chiedere norme più stringenti per la fusione dei comuni sotto i 500 abitanti. «In Abruzzo», spiega Dante, «ci sono 54 Comuni con popolazione fino a 500 abitanti e, per ognuno di essi, ho previsto i minori costi e le maggiori entrate che si avrebbero in caso di fusione. I minori costi derivano dalla soppressione degli organi politici, delle segreterie delle ragionerie. Per quanto riguarda gli organi politici,spiega Dante, «ritengo paradossale continuare ad eleggere 54 sindaci e 540 consiglieri comunali per amministrare 15.579 abitanti. I cittadini, in ogni caso, non verrebbero privati del diritto elettorale che continuerebbero ad esercitarlo insieme agli elettori dei Comuni che hanno partecipato alla fusione». Quanto alla segreteria «in tutti e 54 i Comuni il servizio di segreteria viene espletato a scavalco o in convenzione con segretari titolari di altri Comuni. Non si avrebbero, pertanto, perdite di posti di lavoro». Ragioneria. «Anche questo servizio, salvo pochissime eccezioni, viene espletato a scavalco o in convenzione con ragionieri titolari di altri Comuni. Ritengo, pertanto, inutile e costoso frammentare la contabilità in tanti piccoli bilanci». E siamo al risparmio che Dante stima in 8 milioni di euro. «Se ai minori costi si aggiungono poi gli incentivi statali e regionali, allora la disponibilità annuale complessiva può arrivare a 15 milioni di euro. Considerando, infine, che gli incentivi hanno durata decennale, allora è facile capire che, pervenendo alla fusione, i piccoli Comuni abruzzesi avrebbero a disposizione nel decennio successivo, in aggiunta alle entrate ordinarie, una disponibilità aggiuntiva di 150 milioni di euro». L’indagine riguarda la sola Regione Abruzzo. Qualora la stessa venisse estesa a tutti i Comuni del territorio nazionale con popolazione inferiore a 500 abitanti, dice Dante, «allora si otterrebbero risultati sicuramente sorprendenti. Tuttavia, devo ribadire la richiesta di rendere obbligatoria la fusione per questa categoria di Comuni in quanto, se viene lasciata ancora alla discrezionalità dei sindaci, non si farà mai. Nella mia Regione, infatti, non si è ancora pervenuti a realizzare nessuna fusione, né ci sono proposte concrete in itinere».

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