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Comitato Parchi sulla morte dell’orsa Morena: “Poteva essere salvata”

<<La drammatica situazione del Parco Nazionale d’Abruzzo, anche se celata con ogni mezzo, sta ormai emergendo in tutta la sua gravità, e preoccupa sempre più i difensori della Natura in Italia e all’estero>>. E’ quanto dichiarato in una nota stampa dal Comitato Parchi, che aggiunge: <<Non c’è giorno, infatti, in cui non vengano segnalati fatti inquietanti, e lanciati accorati appelli per conoscere la verità. Una valanga di richieste, denunce e sollecitazioni sta sommergendo, negli ultimi tempi, il Comitato Parchi, che pur consapevole della crisi, non può intervenire in modo adeguato. Lo storico Direttore Franco Tassi, infatti, ha vanamente invocato una “inchiesta parlamentare” sul cosiddetto “2002 Park’s plot”, e inutilmente scritto all’Ente innumerevoli volte (l’ultima lettera, la 118°, in data odierna), senza ricevere mai adeguata risposta. L’interessato ha quindi incaricato i Collaboratori del Comitato di esporre sinteticamente ciò che sta accadendo al Parco, perché è giusto che la pubblica opinione (sempre più allarmata) e i media (alquanto indifferenti) ne vengano informati. Senza pretesa di conoscere tutta la verità, o di fornire risposte definitive, i fatti rilevanti saranno elencati senza nulla tacere. A cominciare dal drammatico “caso” dell’orsetta Morena>>.

<<Come è noto – spiega il Comitato Parchi – l’orsetta, trovata lo scorso anno nel Parco d’Abruzzo abbandonata dalla madre per ragioni mai ben chiarite, era stata nutrita e poi rilasciata prima della stagione invernale, gabellando l’operazione come un grande successo dell’Ente. E invece si trattava dell’ennesima dimostrazione di inadeguatezza, perché i cuccioli di orso hanno assoluto bisogno delle cure parentali per almeno un paio d’anni, prima di poter condurre vita autonoma, dopo aver imparato a muoversi, a difendersi e a ricercare il cibo adatto, in una dieta stagionale variata, onnivora. Quello che più stupisce e sconforta è che i goffi interventi dei “salvatori” (mal travestiti da orso, ma forse convinti che alimentandola in questo modo l’orsetta non percepisse l’odore umano, né udisse le voci), e le comode strategie di monitoraggio (munendo il plantigrado di un collare teletrasmittente, ma senza seguire la situazione giorno per giorno) abbiano realizzato una splendida operazione di soccorso, da pubblicizzare attraverso giornali e servizi televisivi. Non ascoltando gli avvertimenti di voci più competenti, e non rendendosi conto del fatto che stavano gioiosamente avviandosi verso il più imperdonabile e completo fallimento>>.

<<Morena è stata infatti ritrovata smagrita, deceduta da parecchi giorni, senza più alcuna possibilità di soccorso – aggiunge il Comitato Parchi – non sembra arduo immaginarne le cause, e in effetti è subito circolata la voce che sia morta di fame, non certo ben seguita da qualcuno che avrebbe potuto salvarla. Ma in realtà, va ripetuto che, non avendo ricevuto le cure parentali del secondo anno, l’orsetta non doveva essere lasciata a se stessa. Poteva invece essere salvata davvero, cercando di allevarla, se si fosse seguita la linea tracciata dalla Direzione storica del Parco, che stava tentando di avviare una sperimentazione di avanguardia con la riproduzione in cattività, per poi ricondizionare, con prudenza, i cuccioli del secondo o terzo anno alla vita selvatica autonoma. Seguendo questa via, la Cina è riuscita a raddoppiare il numero di individui del Panda. L’Italia invece, riuscirà a perdere per sempre il più famoso, importante e amato animale della fauna europea. Amaro e diretto il commento unanime di molti osservatori: la tanto deprecata, diffamata e calunniata “vecchia gestione” del Parco si era trovata più volte in situazioni analoghe. Ma tutti gli orsacchiotti (Sandrino, Lauretta e Yoga) erano stati brillantemente salvati! Fa loro eco la voce di alcuni esperti osservatori italiani e stranieri: vent’anni fa il Parco aveva davvero intrapreso la strategia vincente per salvare l’Orso marsicano, come del resto aveva già fatto con successo con il Lupo appenninico e il Camoscio d’Abruzzo. Ma poi, un giorno qualcuno dei “sapientoni” e dei “baroni” del Palazzo dovrà spiegare perché mai la “sacra alleanza” tra la politica più sordida e la burocrazia più ottusa, con la miope connivenza di media asserviti, hanno voluto stroncare questa strategia vincente, affannandosi poi a cancellarne persino la memoria. Ma per il momento – conclude il Comitato Parchi – della vera storia del Parco, resta ancora assolutamente proibito parlare>>.

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