Abruzzo

Chiusura punti nascita, Ora tocca al commissario

Riuscirà il piccolo Leonardo, nato numero 500 del 2014, a salvare il punto nascita di Atri? La struttura della Asl teramana è tra le quattro che in Abruzzo non rispettano gli standard previsti dall’accordo Stato-Regioni del 2010 (presidente della conferenza era al tempo Raffaele Fitto). I quattro punti nascita a rischio chiusura sono quelli di Ortona, Sulmona, Atri e Penne (in Italia sono 128 su un totale di 536), individuati nella relazione consegnata la settimana scorsa all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci dai 23 esperti (in prevalenza ginecologi, neonatologi, ostetriche) della commissione nominata dal Consiglio regionale. In questo caso non si parla di tagli per sovraccosti, ma di tagli in previsione di una maggiore tutela di madre e nascituro, tanto è vero che a livello nazionale sono le stesse associazioni dei ginecologi e delle ostetriche a chiedere un più celere riorganizzazione delle strutture. La commissione ha lavorato tenendo conto di alcuni parametri: i presidi ospedalieri che negli ultimi 3 anni hanno effettuato un numero di parti compreso tra 500 e 1.000; il numero di sale travaglio e sale parto idonee a garantire il numero di parti prevedibili all’interno della struttura ospedaliera; il rispetto degli standard previsti dall’accordo Stato-Regioni; il riequilibrio territoriale dell’offerta; il bacino di utenza calcolato sulla base degli accessi al presidio ospedaliero delle donne tra i 15 e i 45 anni. Da questi indicatori sono emersi gli otto punti nascita a norma” (L’Aquila, Avezzano, Chieti, Lanciano, Vasto, Pescara, Teramo, Sant’Omero) e quelli che risultato sotto gli standard indicati. Il taglio dei punti nascita, che probabilmente sarà decretato entro il 31 dicembre da un provvedimento del commissario Luciano D’Alfonso (così come richiesto dal tavolo di monitoraggio ministeriale come prerequisito per l’uscita dal commissariamento), non avrà effetti immediati.

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