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E’ inutile nasconderselo, questa settimana l’evento catalizzatore è stato quanto accaduto a Celano. Un argomento delicato sul quale sarebbe meglio andare con i piedi di piombo.

Peraltro la questione ispira diverse considerazioni dalle più disparate alle più disperate; capitolo giornalismo. Per esempio, potrei cominciare dicendovi di aver notato qualcosa di veramente particolare nella trattazione della notizia. E c’è anche una certa logica dietro!

In pratica, nel resto della regione e della nazione, sulla questione, il taglio è stato abbastanza accusatorio nei confronti dei giustizieri castellani. Maggior indulgenza dalle nostre parti dove c’è il sospetto che un po’ tutti noi cronisti abbiamo avuto timore di andare contro la quantità (di persone), penalizzando così, di riflesso, la qualità del discorso.

Altrove invece il politically correct ha avuto il sopravvento e così si è optato per un più rassicurante sentimento mitteleuropeo; o ancora, si è cercato di ostentare un meltin’ pot più in potenza che in atto nel tessuto sociale italiano.

Fino, invece, in alcune testate, a sfociare nella classica censura che ha preferito voltarsi di spalle di fronte a tanto rumore. Più rassicurante o forse, addirittura, sponsorizzato, il silenzio scende sulla cronaca spicciola e tranquillizza popolazioni parecchio agitate in questi giorni.

A giusta ragione, peraltro; infatti, rischiamo di scoprire che sotto di noi chissà cosa c’è. E la cosa brutta è che di sopra va anche peggio. Le notizie sulla chiusura di colossi, più o meno, consolidati si rincorrono e non c’è quindi da dormire sonni tranquilli.

Ma torniamo a Celano perché la stretta attualità ci chiama; si era nascosto bene qui. No, non parlo del kossovaro bensì del malcontento latente nella popolazione castellana che sembrava la più placida di fronte alle problematiche sociali legate all’integrazione. Lontana dai clamori marruviani o angiziani, Celano appariva come un’isola felice e invece sotto la cenere c’era parecchio fuoco. Classico, scontato e di difficile valutazione, il problema non è facile da analizzare perché c’è la necessità di mantenersi equidistanti, nonché l’esigenza di saperne di più, e soprattutto il desiderio di essere costruttivi.

L’esigenza di cercare un capro espiatorio di fronte a tanta crisi è abbastanza scontata, anche se non va giustificata. La psicologia ha studiato molto quello che gli esperti definiscono “salienza”, che consiste nel notare il diverso che si comporta male in mezzo a tanti uguali che comunque male si comportano.

Il problema, in zona e non, ha mille sfaccettature, perché errori comunque sono stati fatti in mille posti, in ogni direzione e a tutti i livelli. E ora se ne pagano le conseguenze; una miscela esplosiva fra una scarsità di controlli alla frontiera in partenza (e parlo ormai di decenni fa), un eccessivo garantismo a livello giudiziario e la chiusura mentale di molta parte della nostra popolazione sta creando una situazione insostenibile.

Io, che potrei già essere padre di famiglia, proprio da padre vorrei parlarvi; nella mia vita ho imparato poche cose ma quelle poche le ritengo fondamentali. Una che ho compreso alla perfezione è, per esempio, che la ragione non sta mai tutta da una parte.

Niente è mai tutto bianco o tutto nero; ci sono parecchie sfumature in mezzo. Di questi tempi sembrano tutte sfumature di grigio ma chissà che con la forza delle idee e con delle guide preparate non se ne esca creando finalmente delle basi solide per il nostro martoriato Stato italiano.

Come? Da una parte capendo l’importanza della certezza della pena. Per ogni azione ci deve essere una reazione commisurata e giusta; per evitare poi che la gente si faccia giustizia da sola. Dall’altra invece va ricordato che nell’operazione Eldorado, per esempio, quasi tutti i lupi cattivi erano italiani. Ricevuto il messaggio?

Chi ha paura dell’uomo nero?

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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0 Comments

  1. Bruce Lee

    25 novembre 2013 at 14:54

    Ricordiamo che grazie ad i loro metodi i celanesi hanno tenuto lontano gli zingari, gli stessi che ad Avezzano spadroneggiano e la portano anche in TV. Poi vabbe’, il problema degli extracomunitari ha radici e peculiarità che meritano un discorso a parte.

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