Cronaca e Giudiziaria

Certificati falsi. No alla scarcerazione, Gallese e Morelli ai domiciliari con il braccialetto

Marsica. Inchiesta “Tutti per uno”, il Tribunale del Riesame rigetta tutte le istanze di scarcerazione avanzate per gli indagati al termine degli interrogatori di garanzia.

Il Giudice ha disposto gli arresti domiciliari per Angelo Gallese, direttore del Centro Igiene Mentale di AVezzano,  e Orlando Morelli, pregiudicato, avezzanese di origine rom,  assistiti dall’avvocato Franco Colucci, che lasciano così il carcere con l’obbligo del braccialetto. Nei giorni scorsi i finanzieri avevano condotto altre perquisizioni in alcuni locali nella disponibilità del dottor Gallese.

 

Lunedì prossimo il Tribunale del Riesame valuterà le richieste di scarcerazione avanzate per l’ex assessore regionale Mario Panunzi, difeso da Franco Colucci, e per il dottor Gino Arioli, assistito dall’avvocato Antonio Milo, entrambi agli arresti domiciliari. Intanto, il Ministero di Grazia e Giustizia ha sospeso dal servizio l’agente della penitenziaria Luigi Maiello, agli arresti domiciliari, difeso dall’avvocato Mario Del Pretaro che ieri ha presentato al Gip del Tribunale di Avezzano la nuova richiesta di scarcerazione per il suo assistito.

Resta in carcere a Rebibbia Arnaldo Aratari, patron del centro di riabilitazione Medisalus di Gioia dei Marsi. Istanza di scarcerazione respinta anche per la moglie di Aratari, Tiziana Mascitelli, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, che resta ai domiciliari.

La figura di Aratari si era profilata centrale nell’inchiesta, anche sulla scorta del corposo materiale audio-video raccolto nel corso di diverse intercettazioni condotte dalla GdF. A carico della coppia erano anche emerse delle responsabilità in ordine ad alcune attività condotte per ostacolare un finanziere. Gli avvocati aquilani Antonio Valentini e Dario Visconti, difensori dei coniugi marsicani, hanno annunciato ricorso in Cassazione. Risulta tuttora latitante Giuseppe Agostinacchio, l’ex carabiniere residente all’estero. I reati ipotizzati a carico degli indagati, a vario titolo, vanno dalla corruzione alla frode processuale, dalla falsità materiale e ideologica commessa da pubblici ufficiali in atto pubblico alla frode assicurativa, fino alla truffa ai danni dello Stato e al favoreggiamento.

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