Cronaca e Giudiziaria

Centro San Domenico: due anni tra proroghe e regolamenti “irregolari”

Centro San DomenicoNanda Martellone e Rosanna Nicolai, mamme di 2 ragazzi disabili del centro San Domenico, hanno incontrato, giovedì 21 maggio, la V Commissione consiliare della Regione che sta lavorando sulla riconversione e partecipazione alle spese per la frequenza dei centri per disabili d’Abruzzo. L’introduzione della compartecipazione per la riabilitazione e residenzialità, cioè per le strutture “ex art. 26”, costituisce un passaggio imprescindibile per l’uscita della Regione dal commissariamento.

Con la riconversione delle strutture ex articolo 26 imposta dal governo, la Asl e la Regione a novembre 2013 avevano comunicato alle famiglie che l’istituto San Domenico andava chiuso, e che quindi i disabili dovevano essere trasferiti. Le famiglie non si sono date per vinte ed avevano iniziato una lunga lotta per tutelare i loro figli. Due anni sono trascorsi, ma al posto della realizzazione della riconversione delle strutture ex art. 26 in centri semiresidenziali, si sono susseguite proroghe e regolamenti lacunosi, nonché manifestazioni, incontri in Regione e promesse disattese.

Tornando alla Commissione del 21 maggio scorso, le due mamme hanno sottolineato che l’ultimo regolamento del 2015, che dovrebbe definire sia la riconversione che la partecipazione, presenta due grandi criticità: non è stato stabilito né cosa significhi riconversione e quindi che tipologia di interventi sono previsti per i disabili, né da quale e quanto personale devono essere erogati i trattamenti. “Se non si definisce il tipo di servizio  – hanno sostenuto le mamme – come si fa a chiedere agli utenti di partecipare alla spesa di prestazioni che non si conoscono? Forse è il caso di stabilire prima cosa si intende per riconversione, e poi, sulla base di fasce Isee definite  stabilire la compartecipazione?”.

La mancata definizione dei requisiti che deve avere il centro per attuare la riconversione, inoltre, ha portato anche alla cessazione, da parte della Asl, dell’erogazione degli stipendi degli operatori della struttura da febbraio 2015. Ciò va ad aggiungersi ai disagi e alle incertezze che i protagonisti di questa triste vicenda vivono da due anni a questa parte. Il 30 giugno è la data di scadenza dell’ennesima proroga, e, a tutt’oggi, nessuna risposta plausibile è stata data su cosa diventerà il centro, chi potrà frequentarlo e quale compartecipazione dovrà esserci da parte delle famiglie e/o dei Comuni.

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