Italia

Carminati in affari con la ’ndrangheta

Il re di Roma ride più volte nell’aula del tribunale del Riesame. Il dibattito tra difesa e accusa si fa a tratti duro, ma Carminati lo esorcizza con una battuta. Quando la procura lo accusa di aver cambiato utenza telefonica «ogni 15 giorni», lui risponde serafico: «Visto il numero di intercettazioni, non è servito a molto». Insieme a quella di “er cecato” sono state riviste anche le posizioni dei sodali Riccardo Brugia – il braccio armato, uomo del recupero crediti – Fabrizio Franco Testa, Roberto Lacopo ed Emilio Gammuto. La strategia della difesa è chiara: l’avvocato Bruno Naso punta all’insussistenza dell’accusa per l’associazione a delinquere di stampo mafioso. «Se pure Carminati fosse il dominus di qualcosa – ha affermato il legale fuori dal tribunale – quel qualcosa non è mafia». Il nome di Naso emerge anche nell’informativa dei Ros: la sua abilità è definita «fondamentale» per Carminati dall’arrestato Fabio Gaudenzi e, in un colloquio con Brugia, “er cecato” afferma di aver appreso dal suo avvocato che era in corso «un’indagine mostruosa». Proprio quell’indagine che, secondo il procuratore Giuseppe Pignatone, mette in luce come la mafia romana sia «originale e originaria». Il carattere autoctono dell’organizzazione della Capitale, però, non impediva a Carminati e Salvatore Buzzi – il braccio economico, uomo delle cooperative – di intrattenere relazioni e di tessere alleanze con altre associazioni criminali. Di ieri è l’arresto di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i sospetti mediatori degli affari di Mafia Capitale con la ’ndrangheta.

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