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Carcassa orso in Parco Abruzzo; Carrara, presto per ipotesi

«È presto per fare qualsiasi ipotesi. Aspettiamo l’esito degli esami necroscopici per capire meglio chi o che cosa abbia causato la morte dell’orso. Il luogo particolarmente isolato e di montagna dove è stata ritrovata la carcassa ci fa comunque pensare che l’uomo c’entri poco in questa storia».

È il presidente del Pnalm, Antonio Carrara che interviene al termine del sopralluogo di oggi in località «Prato Cardoso», dove è stata ritrovata la carcassa dell’orso Ferroio in avanzato stato di decomposizione. L’orso che aveva 14 anni è il sesto plantigrado morto dall’inizio dello scorso anno. L’ultimo nel mese di marzo, la cui morte sarebbe avvenuta per una forma di tubercolosi. Proprio per accertare se la malattia che ha colpito l’orso sia riconducibile a un micro batterio sviluppato dai bovini di allevamento, si attende l’esito delle analisi del’Istituto Zooprofilattico di Brescia.

«Ci stiamo muovendo su più fronti per arrivare a capire quale sia il batterio che sta colpendo molti animali selvatici tra cui l’orso – prosegue Carrara – fondamentale sarà il gruppo di lavoro nominato dal ministero della Salute, che dovrà studiare le cause e quindi, le misure più efficaci per tutelare gli animali selvatici dalle malattie per loro letali come la tubercolosi». Intanto, dai prossimi giorni saranno sguinzagliati all’interno dell’area protetta i cani antiveleno già utilizzati nel progetto «Life» del Parco nazionale del Gran Sasso, progetto che sarà adottato anche dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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