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Capistrello si è stretta intorno alla famiglia Murzilli per l’ultimo addio a Martino

Commozione, dolore ed incredulità si sono mescolati ieri a Capistrello durante le esequie di Martino Murzilli, il 75enne rimasto ucciso nell’esplosione della sua abitazione lo scorso mercoledì.

Un dolore silenzioso, composto, in una chiesa – quella di San Giuseppe- che non ce l’ha fatta a contenere le tante persone giunte, anche dai paesi limitrofi, ad onorare con la loro presenza la memoria di un uomo che, a detta di tutti, sapeva farsi voler bene. «All’obitorio sentivo frase ricorrenti» ha detto don Giovanni Salustri, il sacerdote -nonché cugino del defunto- al quale il parroco don Antonio Sterpetti ha affidato la celebrazione del rito funebre. «Sentivo ripetere che era un uomo onesto, un uomo di compagnia, un uomo che ha donato la vita alla famiglia, un uomo lavoratore, un uomo corretto. Ringraziamo il Signore per le virtù che Martino ha donato a questa nostra società e affidiamolo alla misericordia di Dio che è grande».

Proprio dall’obitorio dell’ospedale di Avezzano, dove il corpo di Murzilli era stato trasportato per essere ispezionato dal medico legale, è partito il lungo corteo che ha ricondotto l’uomo nella sua Capistrello. Ad attenderlo c’erano le tante amicizie che era riuscito a coltivarsi negli anni, c’era la Confraternita “Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù” di cui era parte, c’erano i figli Natalino, Loredana e Angelo, c’erano i fratelli Antonio, Domenica e Alberto, e c’era lei, la moglie Gina, prostrata da un profondo dolore ed ancora scioccata per quanto accaduto, che inseguiva con gli occhi la bara del marito chiamandolo con continui, ma vani, appelli.

Dopo aver recato ai familiari le condoglianze del vescovo dei Marsi, S. E. Monsignor Santoro, della congregazione dei Giuseppini e della comunità religiosa in Albania, don Giovanni nella sua omelia ha voluto soffermarsi sul significato del dolore indicando ai familiari la strada da percorrere per non esserne sopraffatti. «Sono giorni di dolore» ha detto il sacerdote «giorni in cui viene spontaneo dire: la vita è questa? Perché siamo nati? La vita ci riserva sorprese e a volte è impietosa come in questo caso. Siamo tristi, angosciati, carichi di dolore, ma è il tempo in cui le parole non servono, è il momento di stare uniti in amicizia e solidarietà. Intanto siamo invitati a pregare il crocifisso perché solo lui con il suo silenzio può darci risposte. Dio è buono anche se i suoi piani sono diversi dai nostri; un dolore è in previsione di un bene più grande anche se non lo capiamo. Ecco allora che il ricordo di Martino ci consola perché è una vita donata a Dio. È il tempo di pregare, perché la preghiera ci dà coraggio e vita mettendoci in contatto con Gesù risorto. Affidiamo Martino a Dio sapendo che Dio sa valorizzare il bene e che Martino ne ha fatto tanto».

«Partecipo al vostro dolore» ha continuato il parroco Don Antonio Sterpetti «Oggi qui non ci sono solo i parenti, ma anche persone giunte da fuori perché Martino era riuscito a crearsi una cerchia di amici anche oltre i confini del paese. Tanto violento è il temporale, tanto più forte deve essere l’ombrello e il nostro ombrello deve essere la fede in Dio. Il temporale in questo caso è stato violentissimo, ma mi viene spontaneo pensare che l’anima di Martino si sia slanciata verso il cielo».

Dopo la recita della preghiera della congregazione e la benedizione finale su un sagrato colmo di fiori, il corteo si è quindi avviato verso il locale cimitero per i riti di tumulazione. L’abitazione, intanto, resta sorvegliata da una pattuglia dei carabinieri che vigilano sul rispetto dell’ordinanza comunale che, per pericolo di ulteriori crolli, ha chiuso anche le strade limitrofe alla zona dello scoppio.

 

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