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Cannabis terapeutica, Acerbo: “In Abruzzo quando?”

“Oggi il senatore Luigi Manconi, in un articolo sul quotidiano il Manifesto in cui racconta l’assurda detenzione di Fabrizio Pellegrini, definisce la legge sulla cannabis terapeutica di cui sono stato promotore ‘la più avanzata legge regionale in materia’. Peccato che a distanza di anni dall’approvazione la legge sia del tutto inapplicata a causa dell’assoluta latitanza dell’assessore Paolucci e del ‘commissario alla sanità’ D’Alfonso.”  Lo rende noto Maurizio Acerbo, segreteria nazionale PRC-SE, ex-consigliere regionale Abruzzo, autore legge regionale cannabis terapeutica.

“A centinaia di pazienti viene negato l’accesso a farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi – spiega Acerbo – costringendoli o a rinunciare oppure a rifornirsi sul mercato estero a prezzi proibitivi. Per non parlare di quelli che, come Fabrizio, non avendo i soldi per pagarseli ricorrono all’autocoltivazione o al mercato nero rischiando spesso guai giudiziari. Eppure in regioni come la Toscana che hanno ripreso alla lettera il testo della mia legge, l’erogazione della cannabis terapeutica è una realtà per almeno 1.500 pazienti. E’ paradossale invece che nella Regione con la ‘legge più avanzata in italia’ tutto sia rimasto fermo. Lo è ancor di più se consideriamo che la legge proposta da un consigliere di Rifondazione Comunista fu approvata da una maggioranza di centrodestra e che poi una giunta PD-SEL l’abbia chiusa in un cassetto”.
“L’ignavia colpevole della giunta e del consiglio regionale – aggiunge Acerbo – non esentano da responsabilità il governo e la ministra della sanità Beatrice Lorenzin, che sulla cannabis terapeutica ha poco di cui vantarsi. Da autore della prima legge regionale che introduceva produzione e erogazione cannabinoidi, trovo incredibili le dichiarazioni ministra di questi giorni. Se soltanto in alcune regioni i cittadini hanno accesso ai farmaci la colpa è sua perché in assenza di una norma nazionale è negata l’erogazione ai farmaci ai cittadini di gran parte delle regioni che non hanno legiferato o che non hanno applicato proprie norme regionali come nel caso dell’Abruzzo. Ricordo che la ministra ebbe il merito di non impugnare davanti alla Corte Costituzionale la mia legge che prevedeva la coltivazione, la produzione e l’erogazione da parte del servizio sanitario della cannabis. Però questo non basta perché il diritto alla salute va garantito a tutti i cittadini e in tutte le regioni”.
“Proprio questa vicenda dovrebbe far riflettere la Lorenzin sulle sue grottesche argomentazioni contro la legalizzazione della cannabis – continua Acerbo – farsi scudo dei bambini, come già accaduto con le unioni civili, è il solito giochetto cinico e propagandistico per fare leva su paure ed emotività. In primis perché i ragazzi la marijuana già la fumano nonostante il proibizionismo, ma soprattutto perché in realtà è proprio il proibizionismo a mettere in pericolo la salute dei ragazzi. Infatti oggi sono in circolazione, fuori da qualsiasi controllo sanitario e merceologico, schifezze pericolose perché il mercato è gestito da mafie e criminalità”.
“In caso di legalizzazione i consumatori potrebbero fumare erba che si autocoltivano o acquistarne di qualità accertata riducendo i rischi sanitari. Farei inoltre presente alla ministra le decine di migliaia di persone che nel corso degli anni sono state sottoposte a persecuzioni giudiziarie che non giovano certo alla salute: inviterei a ricordare i casi di quelli come Aldo Bianzino, che sono morti in carcere per due piante di marijuana o dei tanti altri suicidatisi per la vergogna o lo shock dopo l’arresto. Proprio la tutela dei malati e dei consumatori imporrebbe a una ministra della salute l’abbandono di atteggiamenti oscurantisti e che seminano solo danni. Intanto – conclude – si dia una mossa, almeno sulla cannabis terapeutica, che è criminale negare a chi ne ha bisogno”.

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