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Sul Cam interviene Flavio De Luca, ex amministratore delegato dell’ente. «Un anno fa ero nominato amministratore delegato e direttore generale del Cam.

Negli appena trenta giorni che mi separarono dalla decisione di declinare gli incarichi accertai che le condizioni della società erano precarie ma non compromesse. Incomprensioni su come uscire dalla crisi resero impossibile la mia permanenza. Per me il modello dualistico imbrigliava gli organi di gestione per eccesso di politica. Oggi i sindaci rendono ragione ai miei dubbi. Però un modello gestionale può favorire ma non garantire l’inversione di rotta che serve per risanare il Cam.

Il problema rimane la coniugazione di conto economico, livelli occupazionali e efficienza del servizio. Questo pretende netta separazione fra amministratori che gestiscono, politica che assegna gli obbiettivi, cittadini che controllano. Nel settore in cui operano i sei gestori, le difficoltà di coordinare esigenze collettive e conti societari si esasperano. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che la gestione dell’acqua è pubblica e lo strumento privatistico (spa) scelto dagli enti locali impone l’eliminazione dei conflitti di interesse. Come quelli del sindaco/amministratore della spa gestrice perché come proprietario fa l’interesse del Comune, come politico degli elettori come amministratore della società.

Le condizioni dei gestori dell’acqua in tutto Italia nascono dal sovrapporsi di questi tre ruoli. Tornare alla gestione societaria semplice (Au o C di A a tre) è un passo nella giusta direzione poi toccherà al nodo irrisolto: la differenza tra costo del servizio a carico del gestore e prezzo del servizio pagato dal cittadino. La soluzione è come la quadratura del cerchio: tendenziale e tutti Regione, Comuni, Cittadini e gestori devono tirare la cinghia. Ci sono infine i debiti accumulati dai gestori e dagli Ato. Nessuno può pensare si possano cancellare per legge. Perché quelli dei gestori sono di spa private che, al netto di quelli legati ai rapporti trasferiti ad eventuali new-co, seguiranno corso del codice civile e procedura civile e non potranno accollarsi alla Regione.

I secondi saranno valutati come primo atto dall’ente di governo dell’ordinamento settoriale dell’acqua istituito dalla regione Abruzzo. La Regione ha compreso la difficoltà del servizio idrico territoriale e l’inadeguatezza dell’originario modello organizzativo perciò ha adottato una soluzione radicale d’avanguardia. Una scelta coraggiosa che rompe il monopolio della tecnocrazia e riserva i compiti di indirizzo/controllo ai rappresentanti dei territori ma l’erogazione del servizio a gestori da riorganizzare secondo modelli privatistici omogenei e uniformi. E il Cam sembra oggi in pole position».

 

2 Comments

2 Comments

  1. Franco Massimo Botticchio

    7 gennaio 2014 at 10:50

    Come se fosse antani

  2. Francesco

    8 gennaio 2014 at 1:03

    Grazie Mandrake……….

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