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Bisegna, rinnovato il rito di San Giovanni Battista

Bisegna. E’ la mattina della raccolta della “guazza purificatrice”, quella di domani 24 giugno, che si rinnova, nei boschi di Bisegna, con il rito di San Giovanni Battista.  Dormono all’aperto, per essere intrisi della “guazza purificatrice” della notte di San Giovanni. E poi, alle prime luci dell’alba, tantissima altra gente si reca nella chiesetta del Santo, nascosta tra la faggeta.

Persone del posto, ma anche tante altre provenienti da vari paesi della Marsica e, in particolare, da Trasacco (compagnia che rinnova ogni anno il pellegrinaggio a San Giovanni). Poi, alla fontana del Santo, in pieno Parco nazionale d’Abruzzo, in uno scenario naturalistico di rara bellezza, si rinnova il rito del “comparato. E nel mezzo di una radura, le note dell’inno al “sole” suonato dallo zampognaro Berardo. Lungo il sentiero che porta al paese, tra i lussureggianti faggi e carpini, costeggiando il fiume Giovenco, i pellegrini portato in processione la statua del Santo fin sopra l’abitato di Bisegna per i festeggiamenti. E proprio l’eremo di San Giovanni di Bisegna, incastonato tra la fitta boscaglia della Valle del Giovenco, in pieno Parco nazionale d’Abruzzo, è entrato quest’anno a far parte dei dieci eremi d’Abruzzo ricompresi nel progetto di “Valorizzazione degli Eremi abruzzesi attraverso l’arte contemporanea”.

Un progetto volto alla riscoperta dei luoghi storici legati alla spiritualità dei romitaggi dell’Appennino centrale per rendere attuale il messaggio universale di spiritualità, ecologia e civiltà radicato nell’identità del territorio abruzzese. E già da qualche settimana l’artista internazionale Moria Ricci è al lavoro per realizzare la parte del progetto relativa all’eremo di San Giovanni di Bisegna, con la supervisione de docente dell’Accademia Silvano Manganaro e il supporto organizzativo della dottoressa Eleonora Conte. Nato da un’idea di Marco Brandizzi, Direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, curato dai docenti Marco Cianciotta, Maurizio Coccia, Enzo de Leonibus e Silvano Manganaro e realizzato dalla stessa Accademia di Belle Arti, il progetto getta un ponte ideale fra storia e attualità. Fra tradizione e innovazione. Anche per questo secondo anno EremiArte è sostenuto dalla Regione Abruzzo, Ministero per l’ Istruzione, Parco Nazionale della Majella, Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e Fondazione CARISPAQ.

Per l’edizione 2017 sono stati invitati dieci artisti di levatura internazionale a interpretare questo microcosmo così unico. A loro è stato richiesto di confrontarsi con un soggetto vivo, piuttosto che con un contenitore da riempire di manufatti artistici; ossia di impegnarsi in un processo di ascolto e comprensione dell’habitat, prima di restituirlo in forma di esperienza artistica. EREMI ARTE mette in relazione elementi identitari forti – come gli antichi eremi abruzzesi – con le tensioni culturali provenienti dall’oggi che si esprimo attraverso gli artisti contemporanei invitati a dialogare con il luogo scelto, con la sua storia, la sua identità e non ultimo la comunità che lo vive. “Possono essere rovine, abbazie, caverne – scrive uno dei curatori – Grotte inaccessibili o edifici di pregio architettonico. Ogni eremo è differente. Come il percorso per arrivare. Alcuni di loro sono remoti. Altri immediatamente a portata di mano. Ciò che li accomuna è la straordinaria potenza evocativa del contesto. Dove confluiscono memorie storiche e devozioni radicate. Ma anche gli aspetti naturalistici sono importanti. L’idea generale è quella di formare un percorso escursionistico degli eremi. Ogni tappa quindi è una occasione di riflessione ecologica, storica, spirituale. E l’imponenza delle cime appenniniche conferisce solennità a tutto l’insieme”.

di Ferdinando Mercuri

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