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Giudiziaria

Biolite, trema un intero Comune

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Il Comune di Scurcola rischia di dover pagare un maxi risarcimento per la biolite smaltita nei Piani Palentini. Ammonta a 1 milione e 165 mila euro la cifra che la Corte d’Appello de L’Aquila potrebbe far sborsare all’ente a favore di 19 aziende italiane accusate negli anni ’90 di inquinamento. L’amministrazione di Scurcola nel 2001 aveva chiesto un risarcimento danni alla Biolite, ma il tribunale di Avezzano lo aveva respinto perché non sarebbero stati danneggiati i beni ambientali e anzi, per tutta risposta, ha condannato addirittura il Comune di Scurcola a risarcire le aziende con oltre un milione di euro.

Giudiziaria

Presunto omicidio della badante di Colli di Monte Bove, al via il processo a carico del compagno

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Carsoli – Avrà inizio mercoledì in Corte d’Assise il processo per il presunto omicidio di Iuliana Catalin Bucataru, badante romena di 38 anni, a carico del connazionale Andrei Feru, muratore di 52 anni. Il dramma si è consumato il 5 novembre scorso in un’abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Trani, dovrà rispondere di omicidio volontario. La sorella della vittima è, invece, assistita dall’avvocato Angelo Iacomini.

Alla base del presunto omicidio ci sarebbe una lite domestica poi sfociata in tragedia. Il medico legale, Cristian D’Ovidio, nel corso dell’esame autoptico ha, infatti, accertato che la donna presentava numerose fratture al cranio e alle costole, la milza rotta, denti caduti ed altre piccole lesioni in più parti del corpo. Elementi, secondo l’accusa, incompatibili con una caduta accidentale.

A rafforzare la tesi dell’accusa anche il sopralluogo effettuato dai carabinieri del Ris di Roma che, nel corso di un’ispezione sulla scena del crimine,  in presenza del pm Cerrato e dello stesso medico legale, hanno riscontrato tracce ematiche sul muro, nel bagno e nella camera da letto.

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Giudiziaria

Santa Croce: Tribunale L’Aquila assolve patron Colella su reato fiscale

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Canistro – Il giudice del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha assolto con formula piena Camillo Colella, patron della Santa Croce, e il commercialista Carmine Gatti, nell’ambito del processo scattato in seguito all’accusa di aver attestato all’Agenzia delle entrate informazioni non veritiere sulla situazione patrimoniale e contabile della Società. A renderlo noto la stessa Santa Croce, che era concessionaria della sorgente di acqua minerale Sant’Antonio Sponga di Canistro (L’Aquila) prima della revoca, impugnata dal sodalizio, dalla Regione nell’ambito di un serrato e lungo contenzioso ancora in corso. La società, proprietaria dello stabilimento di Canistro e del marchio di rilievo nazionale, è tornata ad imbottigliare con la più piccola sorgente Fiuggino. L’acqua minerale della sorgente più grande finisce invece da circa due anni nel fiume Liri, a causa dello stallo del bando del 15 dicembre 2016 che ha portato finora alla sola aggiudicazione provvisoria al gruppo nazionale Norda. 

La vicenda è riferita alla redazione e alla firma, nel novembre 2014, della relazione di attestazione allegata al Piano industriale per le annualità 2015-2023″, presentato all’Agenzia delle entrate dalla Sorgente Santa Croce. Si tratta di una situazione legata all’acquisizione, negli anni precedenti fin dal 2008, da parte dell’imprenditore molisano della vecchia gestione dell’attività di imbottigliamento nella sorgente Sant’Antonio Sponga, segnata da una grave esposizione debitoria, sia nei confronti dell’erario, sia nei confronti dei fornitori. In quel caso, si apprende da fonti aziendali, la nuova governance ha fatto una scelta rateizzando i debiti, anche attraverso la rottamazione, con il fisco per mandare avanti la gestione corrente. Una strategia che nel corso degli anni ha pagato, in quanto la società è riuscita nel risanamento, nonostante negli ultimi due anni abbia perso la concessione della preziosa acqua in riferimento alla sorgente più grande, anche se sull’argomento pende un contenzioso con la Regione. La società ha spostato una parte della produzione in uno stabilimento molisano e in tal modo ha continuato a distribuire in Italia la nota acqua minerale.  

Secondo l’accusa Gatti, incaricato da Colella di redigere la relazione, avrebbe esposto fatti non veritieri, “omettendo di riferire informazioni rilevanti sulla reale situazione contabile della società”, di indicare il valore del magazzino, le immobilizzazioni di materiali, l’ammontare dei crediti, e di segnalare la situazione debitoria dell’azienda verso fornitori ed erario. La difesa di Colella e Gatti, affidata al legale Roberto Fasciani, del foro di Avezzano, ha dimostrato durante il dibattimento, l’infondatezza di queste accuse.  

A seguito dell’esame dei testi Franco Susi e Stefania Ussorio, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, è emerso, come si legge nella sentenza di assoluzione emessa il 6 giugno scorso, e che fa seguito alla richiesta dello stesso pubblico ministero, che l’atto “non aveva contenuto e potenzialità ingannatoria, ma era semplicemente insufficiente ed inidoneo allo scopo”, e infatti non è stato accolto, in quanto la relazione non è stata ritenuta convincente, non consentendo alla direzione competente dell’Agenzia delle entrate di compiere una valutazione”. 

 

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Giudiziaria

Furto aggravato, arrestato pregiudicato ventiquattrenne

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Avezzano – Nella mattinata odierna gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. di Avezzano hanno eseguito una misura cautelare degli arresti domiciliari per furto aggravato,  a carico di un 24enne, di origini campane ma residente in Marsica da alcuni anni. La misura  è stata emessa dal G.I.P. presso il  Tribunale di Avezzano, su richiesta del P.M. D.ssa Seccacini, al termine delle indagini effettuate dagli investigatori e dirette all’identificazione dell’autore di un tentato furto aggravato in una villetta in zona San Pelino di Avezzano.

Nell’occasione due uomini, mentre tentavano di accedere  all’interno della abitazione,  si erano dati alla fuga all’arrivo del proprietario e degli uomini  della Volante del Commissariato intervenuta sul posto. Gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Anticrimine hanno fatto emergere svariati indizi probatori  che hanno consentito di  identificare nel giovane uno degli autori  del tentativo di furto. Dopo gli adempimenti di rito l’uomo è stato accompagnato presso la sua abitazione a disposizione della Autorità Giudiziaria.

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Attualità

Esclusivo: Guardia di Finanza a Lecce nei Marsi

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Di nuovo la presenza delle Forze dell’Ordine a Lecce nei Marsi, precisamente nei pressi del Centro Medisalus di Arnaldo Aratari, già noto alle cronache per i fatti che lo hanno visto destinatario, insieme ad altri, di una Ordinanza di Custodia in Carcere, in parte scontato presso Carcere di Rebibbia a Roma. Ciò si comprende dallo scenario che questa mattina è sotto gli occhi di tutti: la Guardia di Finanza e probabilmente anche il Corpo Forestale dello Stato, unitamente ai Sindaci di Lecce e Gioia dei Marsi (anch’essi presenti sul luogo delle operazioni), sembra stiano ispezionando il sistema fognario che serve quella precisa zona.

E’ possibile che tale operazione possa riguardare lo stato in cui verte quel pezzo di territorio, sul quale insiste da tempo una Ordinanza del Comune di Gioia che vieta l’abbeveramento degli animali e l’irrigazione dei campi, per un accertato inquinamento del fosso Aquilella che dovrebbe ricevere solo le acque bianche provenienti dai lavaggi degli ortaggi e che invece riceve anche le acque nere di eventuali scarichi abusivi. E’ verosimile ritenere che gli operatori della Guardia di Finanza stiano effettuando gli opportuni accertamenti (che mai nessuno ha ritenuto di dover eseguire in questi anni) per la verifica della natura e dell’entità dell’inquinamento.

Come da prassi, le diverse industrie dedite al lavaggio degli ortaggi hanno l’opportunità di scaricare, dopo una opportuna decantazione per eliminare il terriccio, le proprie acque (definite bianche) nel fosso a cielo aperto. Il fosso Aquilella confluisce nella piana del Fucino per dare quindi acqua pulita da utilizzare proprio per l’irrigazione e per le altre attività legate all’agricoltura. Il danno in questo caso è doppio: in primo luogo l’inquinamento causato, ovviamente, da qualcuno che abusivamente (ma con il beneplacito di qualcuno) ha scaricato le proprie acque nere nella stessa condotta e poi il mancato utilizzo delle preziose acque bianche.

Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione. A breve altri aggiornamenti

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Giudiziaria

Ruba 13 caloriferi e 140 chili di rame, arrestato cinquantaquattrenne

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Carsoli – La Stazione Carabinieri di Carsoli, nell’ambito di un servizio perlustrativo dedito al contrasto dei reati contro il patrimonio, posto in essere nel Comune di Oricola, ha tratto in arresto per “furto aggravato” un 54enne del luogo, con precedenti specifici di polizia.

I militari operanti sono intervenuti all’interno del capannone industriale di una ditta dismessa della zona industriale di Oricola, ove hanno bloccato l’uomo intento ad accatastare 13 caloriferi di vari elementi. L’attività investigativa espletata nell’immediatezza ha permesso di accertare che la citata refurtiva era stata precedentemente asportata da una azienda inattiva ubicata nelle vicinanze. Le successive perquisizioni veicolari e domiciliari hanno consentito di recuperare anche 140 Kg di rame, sottratti dai medesimi stabilimenti industriali, nonché numerosi arnesi atti allo scasso. L’arrestato è stato tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari come disposto dall’Autorità Giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.

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Giudiziaria

Racconto contraddittorio e incerto, giovane scagionato dall’accusa di violenza sessuale

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La giovane accusatrice in passato “si era resa responsabile di false dichiarazioni in altri procedimenti per essersi prestata a dichiarare il falso in cambio di una ricompensa in denaro”

Avezzano – Era stato accusato di violenza sessuale per aver presumibilmente “mostrato i suoi genitali ad una giovane di 27 anni, e per averla poi palpeggiata su tutte le parti del corpo, fino ad infilarle le mani al di sotto della maglietta e del reggiseno, nonché all’interno degli slip, il tutto ricorrendo alla violenza per vincere la resistenza della persona offesa, causandole pure lievissime ferite ad un braccio giudicate guaribili in 4 giorni”.

I fatti risalgono alla fine di luglio 2015, e sarebbero avvenuti a Celano, all’interno dell’abitazione del giovane accusato, C.C., celanese di 36 anni. Le indagini puntuali e certosine effettuate dalla stazione dei Carabinieri di Celano, coordinata dal comandante di stazione M.llo Pietro Finanza e del M.llo Di Cristafano Andrea, dopo l’audizione di svariati testimoni a conferma dei presunti atteggiamenti posti in essere dal giovane e dopo aver sentito lo stesso alla presenza dei suoi avvocati Vittoriano Frigioni e Roberto Verdecchia, non fugavano gli iniziali dubbi di quanto fosse successo all’interno delle mura domestiche di quella torrida giornata di luglio, tanto che fu necessario, a richiesta del pm Guido Cocco, procedere ad incidente probatorio per escutere la vittima dei fatti contestati al giovane celanesenel febbraio 2016.

Da tale atto istruttorio che poteva far presumere una situazione a favore della presunta vittima, stante la sua deposizione, ben undici circostanze sono risultate oggetto di severa censura da parte della difesa, e non da ultimo quelle relazionate nell’informativa finale del 20.09.2016 da parte dei Carabinieri della competente stazione che, nel recepire le discrepanze del racconto della giovane, evidenziavano di contro, come la stessa in altre situazioni “si era resa responsabile di false dichiarazioni in altri procedimenti per essersi prestata a dichiarare il falso in cambio di una ricompensa in denaro”, stante anche il fatto che “dal certificato dei carichi pendenti della stessa, è stata esercitata l’azione penale in ben cinque procedimenti penali per il reato di truffa”. In virtù di tali considerazioni che coinvolgono la personalità della persona offesa e dal fatto che non vi erano testimoni che potevano riferire sulla presunta aggressione, l’organo inquirente nella figura del sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano Dr. Guido Cocco, si è determinato a richiedere l’archiviazione del procedimento penale, atto nel quale si legge che …“non potendosi escludere che la presunta vittima abbia incolpato falsamente l’indagato allo scopo di poter conseguire un ingiusto risarcimento dei danni in sede penale”, effettuava la richiesta di cui sopra la quale non è stata oggetto di opposizione da parte dell’interessata. Sarà il Gip del Tribunale di Avezzano Dr.ssa Maria Proia a dover mettere fine a tale incresciosa vicenda, non potendo escludersi, ad archiviazione firmata, una denuncia per calunnia a carico della iniziale persona offesa da parte dell’indagato.

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Cronaca e Giudiziaria

Arrestato e processato: assolto dopo anni giovane marsicano

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Avezzano – È finita nei giorni scorsi la disavventura di un ragazzo di Capistrello, S.L., ,oggi venticinquenne, che, dopo l’arresto subito nel suo paese nell’aprile 2013, per essere stato sorpreso dai carabinieri, nella piazza del Municipio, in possesso di più involucri di marijuana – custoditi nel pacchetto delle sigarette – per circa cinque grammi, oltre ad altri 15 grammi rinvenuti nella sua abitazione, fu prima posto agli arresti domiciliari e poi liberato in sede di convalida da parte dell’allora Gip dottor Taviano. Nonostante le prime valutazioni positive della magistratura, che reputò per esclusivo uso personale la sostanza, e dunque non destinata a essere ceduta ad altri suoi coetanei, non fu dello stesso avviso il giudice del Tribunale di Avezzano, la dottoressa Mastelli che, nel dicembre dello scorso anno, oltre ad infliggergli una pesante multa, lo ha condannato a quattro mesi di reclusione. Il giovane ha deciso di ricorrere in appello. Con ricorso discusso attraverso il suo difensore di fiducia, l’avvocato Roberto Verdecchia, la Corte di Appello dell’Aquila – giudice relatore De Aloysio – dopo una velocissima Camera di consiglio ha accolto in toto l’appello ed assolvere il giovane con la formula più ampia perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, concedendo nuovamente serenità al venticinquenne, che al termine, sebbene soddisfatto, ha espresso “amarezza, in quanto nessuno potrà ripagare quei tre giorni di esposizione mediatica non solo sulla stampa, e di privazione della libertà. Sempre di più la giustizia non va di pari passo con la legge”.

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